Francesco Rutelli: "Biden ama l'Italia ed è il miglior presidente per noi europei"
di
Concetto Vecchio
L'ex sindaco di Roma conosce bene il nuovo presidente degli Stati Uniti: "Rilancerà il soft power americano". Quella volta che disse: "Se rinasco voglio essere italiano"
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Francesco Rutelli, lei che lo conosce che tipo è John Biden?
"Una persona molto aperta e anche spiritosa, esponente di quella piccola parte del mondo politico americano che si occupa del mondo. Non è così scontato se lei considera che la maggioranza degli americani non ha il passaporto, una propensione America First tutt'altro che minoritaria".
Cosa cambierà adesso per noi europei?
"Biden è espressione dell'ultima generazione con il baricentro atlantico. Già Obama l'aveva spostato verso il Pacifico. E' un antidoto alla radicalizzazione e uno dei migliori interlocutori per ricucire con l'America dopo i quattro anni di Trump, ma guai a pensare che siano stati solo una parentesi".
In che senso?
"Il mondo in questi ultimi anni è profondamente cambiato. L'internazionalismo democratico, con il globalismo e il multilateralismo delle presidenze di Carter e Clinton, non c'è più. Così come appartiene al passato l'interventismo militare alla Bush. Gli attori mondiali sono cambiati. Pensi all'emergere della Cina. E inoltre i democratici dovranno rifocalizzare la loro agenda interna, visto che quella di Trump è condivisa da metà degli americani. Il presidente uscente, senza la California, ha gli stessi voti popolari di Biden".
Come spiega la sua tenuta nonostante la pessima gestione della pandemia?
"Perché interpreta i sentimenti di chi non si sente rappresentato dal globalismo e gioca sulle paure interne".
Trump ha espresso inconsapevolmente una modernità?
"Direi che lo ha fatto consapevolmente, perseguendo il suo disegno con lucidità. Pensi soltanto all'uso pazzesco di Twitter".
Biden che rapporto ha con l'Italia?
"Di grandissimo affetto. Quando venne a Roma nel 2011, per i 150 anni dell'Unità d'Italia, confessò al presidente Napolitano: "Se rinasco voglio essere italiano".
Dipende dal suo essere cattolico?
"Anche. Ha sempre difeso la sua fede con molta grinta, ma è soprattutto un uomo aperto, dal respiro internazionale".
Di che tipo è la sua consuetudine?
"Con lui ci siamo visti più volte al Congresso, una volta in Cile, e poi alla convention democratica del 2004 a Boston, dove io guidavo la delegazione dell'Ulivo. E' un uomo gradevole, alla mano. Una volta al Congresso mi ha preso in giro: "Se avessi i tuoi capelli sarei già presidente". E quando era sul palco dei Fori Imperiali per i 150 anni dell'Unità d'Italia gli feci vedere una foto che avevo sul cellulare: si vedeva la Yaris scassata di mio figlio Giorgio con sopra l'adesivo "Obama/Biden 2008". Volle subito chiamarlo. Erano le 8,30 di domenica e Giorgio dormiva. Si presentò così: "Sono il vicepresidente degli Stati Uniti d'America". E lui stava per battere giù il telefono".
Il 12 novembre esce il suo libro.
"Si chiama "Tutte le strade partono da Roma", lo pubblica Laterza. Molti di questi episodi li racconto lì. E' un libro su come la Capitale ha cambiato il mondo".
Biden ha 78 anni. Sono troppi per il compito che l'attende?
"Penso che, a differenza di Trump, non sceglierà uno stile di governo ultra personalizzato, ma sarà il capo di una squadra. Da questo punto di vista la figura di Kamala Harris come vicepresidente è una scelta notevole. Del resto tra i democratici convivono ancora molte anime, ci sono i radicali, i centristi, gli esponenti delle minoranze, la base delle grandi città"
Un candidato più giovane si sarebbe schiantato?
"Non lo so. E' difficile dirlo. Tutte le previsioni sono saltate. Basta vedere i sondaggi che pronosticavano erroneamente un'onda blu".
Molti ritengono Biden troppo moderato.
"Non lo è. E' un centrista politico, ma la sua piattaforma sociale è progressista, anche per via delle sue origini umili. I democratici dovranno inoltre ricucire con le classi lavoratrici. Il Senato e la Corte suprema in mano repubblicana certo non lo aiuteranno nell'amministrazione. Dovrà fare compromessi".
La caduta di Trump toglierà il fiato ai sovranisti europei?
"Biden, rispetto alla coppia Trump-Johnson, che coltivava un'idea isolazionista rispetto all'Unione europea, riaprirà un dialogo con l'Europa. Non sarà facile, perché nel frattempo siamo precipitati nella più grave crisi economica dal Dopoguerra. Però l'Europa potrà dire la sua, e già lo sta facendo, sul cambiamento climatico."
Pensa che si potrà aprire un canale con gli Usa?
"L'America si è ritirata dagli accordi sull'ambiente di Parigi. Del resto, anche ai tempi di Clinton, non c'è mai stato un consenso del Congresso nemmeno su quelli di Kyoto. Con Biden si può però allacciare un dialogo. L'Europa, che produce l'8 per cento delle emissioni globali, ha capito che la green economy può portare nuovi posti di lavoro. Purtroppo da noi in Italia se ne parla pochissimo".
Che guida sarà in definitiva?
"Né gendarme, né garante globale. Ma rilancerà il soft power americano e per noi europei è il miglior presidente possibile".