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San Raffaele contro Burioni. In una email l'invito a rassicurare sul Covid

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La raccomandazione in una nota riservata ai sanitari dipendenti interni del gruppo e più "ricercati" dai media di cui Repubblica è venuta in possesso
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Cosa spinge il gruppo San Donato a prendere le distanze da uno dei suoi più noti ricercatori? Perché uno dei gruppi ospedalieri privati più grandi di Italia, con 2 ospedali in Emilia-Romagna e 19 in Lombardia, di cui tre Irccs (istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) ha impostato tutta la sua comunicazione sul tentativo di rassicurare sulla violenza della pandemia in corso?

Roberto Burioni, virologo, professore ordinario all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, in un tweet ieri invitava a non dire che i pronto soccorso sono affollati "da persone in preda al panico" perché ci sono "centinaia di persone che finiscono ogni giorno al cimitero a causa del Covid-19" e certo non è il panico a ucciderle. "Basta bugie", è l'invito di Burioni.  Al quale sorprendentemente risponde con una nota ufficiale il gruppo per cui lavora, scrivendo di volersi discostare "dal pensiero de…
Cosa spinge il gruppo San Donato a prendere le distanze da uno dei suoi più noti ricercatori? Perché uno dei gruppi ospedalieri privati più grandi di Italia, con 2 ospedali in Emilia-Romagna e 19 in Lombardia, di cui tre Irccs (istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) ha impostato tutta la sua comunicazione sul tentativo di rassicurare sulla violenza della pandemia in corso?

Roberto Burioni, virologo, professore ordinario all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, in un tweet ieri invitava a non dire che i pronto soccorso sono affollati "da persone in preda al panico" perché ci sono "centinaia di persone che finiscono ogni giorno al cimitero a causa del Covid-19" e certo non è il panico a ucciderle. "Basta bugie", è l'invito di Burioni.  Al quale sorprendentemente risponde con una nota ufficiale il gruppo per cui lavora, scrivendo di volersi discostare "dal pensiero del professore, in quanto le sue considerazioni sono del tutto infondate dal momento che non è a conoscenza della realtà clinica che si vive nei pronto soccorso e nei reparti Covid".

L'attacco è sorprendente, perché avviene nei confronti di un professore e divulgatore che è stato finora uno dei fiori all'occhiello del gruppo San Donato. Non sorprende però chi ha visto una mail inviata il 2 novembre proprio dalla responsabile comunicazione del gruppo ai suoi esponenti più noti e più influenti dal punto di vista dei media, tra cui Fabrizio Pregliasco, Massimo Clementi e Alberto Zangrillo. Il documento, girato in ambiente medico, raccomanda alcuni "messaggi chiave condivisi con Paolo Rotelli", il presidente del Gruppo San Donato. L'intera impostazione tende a rassicurare: "Le scelte attuali fatte finora dal governo sono tutte ragionevoli e i numeri lo stanno dimostrando - si legge - la curva dei contagi cresce, ma cresce soprattutto quella relativa ai pazienti meno gravi". E ancora: "I numeri della ventilazione assistita e delle terapie intensive stanno crescendo molto poco" quindi "le misure adottate stanno funzionando e non serve un nuovo lockdown generale". Si raccomanda quindi ai divulgatori legati al San Raffaele di "ricordare che ogni giorno in Italia continuano a esserci 650 decessi per infarto e 450 per tumori". E che "tra qualche mese se la situazione non cambia rischiamo di avere più morti per queste patologie, piuttosto che per Covid". Infine, un suggerimento che torna nella nota contro Burioni e che è di difficile applicazione per professori universitari e ricercatori: "Fate sempre riferimento alla situazione clinica che avete sotto gli occhi, in questo non sarete messi in difficoltà o contraddetti da chi vi intervista".

La mail fa molta impressione nei toni, c'è un'addetta alla comunicazione che dice a virologi, professori universitari e medici cosa devono pensare di una pandemia in corso. Ma anche per i tempi. Risale a poco più di una settimana fa, quando già la curva del contagio era tornata a impennarsi. E non può che ricordare le uscite estive di uno dei medici proprio del San Raffaele, l'anestesista Alberto Zangrillo, medico personale di Silvio Berlusconi, che in una trasmissione televisiva era arrivato a dire che il virus era "clinicamente morto". Zangrillo è stato smentito dai fatti, dalle innumerevoli morti seguite alle sue dichiarazioni, dalla situazione fuori controllo negli ospedali di troppe città d'Italia. Ma nonostante questo, il gruppo di ospedali privati per cui lavora continua a pretendere dai suoi scienziati messaggi più rassicuranti.
 
Ecco l'email mandata dall'ufficio comunicazione del gruppo San Donato di cui Repubblica è entrata in possesso:
 
Oggetto: LINEE GUIDA PER COMUNICAZIONE E INTERVISTE
 
Cari tutti,
vi trasmetto alcuni alcuni messaggi chiave condivisi con Paolo Rotelli, che devono rappresentare la posizione del Gruppo San Donato dal punto di vista della comunicazione, in merito all'evoluzione dell'epidemia, in particolare in Lombardia.
 
Innanzitutto le scelte attuali fatte finora dal governo sono del tutto ragionevoli e i numeri che vediamo in questi ultimi giorni lo stanno dimostrando.
La curva dei contagi cresce, ma cresce soprattutto quella relativa ai pazienti  meno gravi.
Come per la prima ondata i numeri che vanno considerati sono quelli relativi ai pazienti con CPAP e alle TI.  Questi per fortuna stanno crescendo molto poco.
 
Il GSD con i suoi 17 ospedali Covid è un indicatore importante al quale far riferimento e i numeri attuali del GSD dimostrano appieno questa realtà.
Ciò significa che le misure adottate stanno funzionando e quindi non è necessario un ulteriore lockdown generale.
 
Per diminuire l'assalto ai PS e in generale agli ospedali, quello che servirebbe URGENTEMENTE sono invece strutture sicure sul territorio per le cure intermedie, dove anche i pazienti anziani con febbre possono essere curati e sorvegliati e, in caso di quadro clinico in evoluzione, inviati prontamente in ospedale. Perché abbiamo sempre detto che la TEMPESTIVITÀ è importante ma deve essere giustificata da un medico esperto di Covid.
 
Rispetto alla prima ondata, nei nostri ospedali stiamo cercando di gestire tutti i pazienti, Covid e non Covid. È importante ricordare che ogni giorno in Italia continuano a esserci 650 decessi per infarto e 450 per tumori. Tra qualche mese se la situazione non cambia rischiamo di avere più morti per queste patologie, piuttosto che per Covid.
 
Grazie per qualsiasi altro contributo e condividete con chi ritenete, in modo da non avere voci contrastanti nelle uscite pubbliche.
Un suggerimento, fate sempre riferimento alla situazione clinica che avete sotto gli occhi, in questo non sarete messi in difficoltà o contraddetti da chi vi intervista.
Un caro saluto.
V.