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Rai, ecco come sono cambiati i conti: in sei anni persi 45 milioni di euro

L'analisi dell'Osservatorio Conti Pubblici diretto da Carlo Cottarelli
4 minuti di lettura

Come sono cambiati i conti Rai dopo l'inserimento del canone nella bolletta elettrica nel 2016? Il risultato operativo è positivo negli ultimi anni, ma è peggiorato di 45 milioni confrontando il 2019 con il 2013. Al netto dell'aumento delle entrate da canone, il peggioramento è però di 88 milioni. Guardando in avanti, le entrate da canone si ridurranno per l'estinguersi dell'effetto del recupero dell'evasione (assorbito sempre più dalle finanze dello Stato), il che richiederà un aggiustamento sul lato dei costi. Margini di miglioramento sono però possibili: il livello dei costi, attualmente elevato, è infatti solo parzialmente giustificato da una migliore performance in termini di audience rispetto alle principali TV concorrenti.

Risultati del Gruppo Rai 

Il risultato operativo del Gruppo Rai negli anni più recenti è stato positivo. Questo risultato è stato però sostenuto da maggiori entrate da canone dopo l'inserimento del canone nella bolletta elettrica nel 2016. In ogni caso, nel 2019, anno dispari in cui non ci sono stati costi per particolari eventi sportivi come Olimpiadi, Mondiali o Europei di calcio, il risultato operativo (21,5 milioni; Tavola 1) è stato significativamente inferiore a quello conseguito nei precedenti anni dispari.
Tavola 1 
 
Per capire le tendenze in atto negli ultimi anni, è utile confrontare la variazione di costi e ricavi tra il 2019 e il 2013 (si prende il 2013 come riferimento perché importanti variazioni nelle entrate da canone iniziarono già nel 2014, come spiegato sotto). In questo periodo, al netto dell'aumento dei ricavi da canone (43 milioni), i ricavi sono scesi di 135 milioni per il cattivo andamento dei ricavi da pubblicità e dei ricavi commerciali (relativi principalmente alla distribuzione di diritti, di prodotti cinematografici e alle convenzioni con la PA). Anche i costi operativi sono diminuiti, ma solo di 55 milioni; l'insieme delle variazioni di costi e ricavi ha portato ad un peggioramento del risultato operativo di 44,8 milioni (Tav.1). Senza l'aumento dei ricavi da canone il peggioramento sarebbe stato di 88 milioni.

Guardando in avanti, le entrate da canone si ridurranno mettendo pressione sul bilancio. I ricavi da canone nel 2019, infatti, includevano entrate una tantum pari a 41 milioni per riscossioni coattive effettuate dallo Stato relative agli anni precedenti il 2016. Nel 2020 tali entrate non saranno più disponibili e, quindi, il risultato operativo per il 2020, a parità di altre cose, risulterebbe anche più debole di quello del 2019.

Ricavi da canone: un approfondimento

Il lettore avrà notato che, senza le entrate una tantum, nel 2019 l'aumento delle entrate da canone rispetto al 2013 sarebbe di soli 2 milioni, nonostante "il canone in bolletta". In realtà, i ricavi da canone ordinari, che sono quelli riguardati dall'inserimento in bolletta, si sono addirittura ridotti di 29 milioni. Dove sono finite le risorse recuperate dalla riduzione dall'evasione nel pagamento del canone? Per rispondere, dobbiamo andare a vedere cosa è accaduto al rapporto tra Stato e Rai dal 2013.
Nel 2014 e 2015 due norme avevano in realtà ridotto l'importo che lo Stato versa alla Rai, rispetto alla normativa esistente nel 2013, di 150 milioni nel 2014 e di 81 milioni nel 2015 (con una leggera crescita negli anni seguenti fino a un importo stimabile intorno ai 100 milioni). In questo periodo, il gettito da canone si ridusse quindi rispetto al 2013, il che spiega i deboli risultati di conto economico nel biennio (Figura 1).
Figura 1 

La legge di stabilità 2016 prevedeva che il canone dovuto dagli utenti individuali venisse pagato tramite la bolletta elettrica e che l'importo unitario venisse ridotto da 113,5 a 100 euro. Veniva anche stabilito che l'extra-gettito ottenuto nel 2016 tramite l'inserimento del canone in bolletta sarebbe stato ripartito tra lo Stato e la Rai in misura pari rispettivamente al 33 e 67 per cento per il 2016 e al 50 per cento per gli anni successivi. Successivamente. Il canone era stato ulteriormente ridotto a 90 euro. L'effetto di queste decisioni sull'extra gettito percepito dalla Rai sono riportate nella Tavola 2.
Tavola 2 

La variazione dei ricavi da canone ordinari osservata tra 2019 e 2013 è quindi pari all'effetto netto delle maggiori entrate da canone dal 2016 (stimate in 91,5 milioni nel 2019) e della perdita stimata di circa 100 milioni derivante dalle modifiche introdotte nel 2014-15. Ciò produce una perdita netta di 8,5 milioni, non troppo lontana da quella effettiva osservata per i canoni ordinari (28 milioni, come sopra indicato). La maggiore perdita effettiva rispetto a quella stimata in base ai provvedimenti presi potrebbe riflettere una ripresa nell'evasione del canone negli anni più recenti.

Verso un miglioramento del risultato operativo: ma come?

Una sostanziale ripresa dei ricavi da pubblicità e dei ricavi commerciali sembra difficile alla luce delle attuali tendenze di mercato relativo allo sviluppo della pubblicità in rete. Un calo dei ricavi da tale fonte è stato una delle cause delle minori entrate anche per il principale concorrente, il gruppo Mediaset (Fig.2).
Figura 2 

Un aumento dei ricavi è stato sperimentato da La7, ma la base di partenza era bassa e l'aumento è spiegabile da fattori contingenti. È difficile, quindi, pensare che un miglioramento del margine operativo possa essere ottenuto attraverso maggiori ricavi. Che margine esiste per ridurre (ulteriormente) i costi?

Costi operativi a confronto

I costi operativi Rai sono più elevati di quelli Mediaset (Fig.3); inoltre nell'ultimo anno, mentre i costi Rai sono ulteriormente aumentati, quelli di Mediaset hanno subito un forte calo, anche se influenzato da fattori specifici. In media tra 2010 e 2019 i costi Rai sono stati pari a 2,1 miliardi, contro 1,7 miliardi di Mediaset, il 26 per cento in più.
Figura 3 

Cosa contribuisce alle differenze nei livelli di costo? I costi operativi sono composti da due macro categorie: i costi per il personale e i costi esterni di gestione (acquisti di beni e servizi esterni). La differenza più consistente è nel costo per il personale, che per Mediaset è meno della metà di quello della Rai (Tav.3).
Tavola 3 

Ciò è dovuto principalmente al numero dei dipendenti, piuttosto che a quanto essi vengano pagati: nel Gruppo Rai sono in media il triplo di quelli presenti in Mediaset (12.970 contro 4.230). Il divario è particolarmente ampio per funzionari, giornalisti e operai: nel 2019 il numero di funzionari alla Rai era pari al doppio di quelli presenti a Mediaset, mentre per giornalisti e operai i valori erano pari rispettivamente a 5,5 e 3,7 volte quelli di Mediaset.

Si potrebbe obiettare che i maggiori costi della Rai sono spiegabili dalla maggiore audience raggiunta: rispetto a Mediaset, sempre nella media del periodo 2010-19, la Rai ha avuto uno share televisivo superiore di 5 punti percentuali in media, cioè ascolti superiori del 15 per cento. Questa differenza è però ben inferiore a quella osservata tra i costi sostenuti: la spesa è superiore in media del 26 per cento. Fra l'altro, lo scarto tra differenza in termini di costi e differenza in termini di pubblico raggiunto è risultata particolarmente ampia nel 2019 (Figura 4).
Figura 4 

Tali considerazioni portano alla conclusione che i costi più elevati in Rai rispetto a quelli Mediaset sono solo parzialmente giustificati da una migliore performance in termini di audience e che, quindi, margini di risparmio sono possibili.
 
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