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Sanità e territori

Covid, Speranza chiude alla richiesta delle Regioni: "I parametri sono 21"

(ansa)
I governatori stamattina, durante la riunione in videoconferenza, avevano chiesto di rivedere i pilastri su cui si basa la definizione della divisione dei territori in gialli, arancioni e rossi e invocato un nuovo incontro con il governo. In serata lo stop
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"I parametri che determinano le misure anti-Covid sono 21". Il ministro della Salute, Roberto Speranza, chiude così la giornata di polemiche e richieste al governo da parte dei presidenti delle Regioni. In mattinata, infatti, i governatori si erano riuniti in videoconfernza e al termine avevano richiesto al premier Conte e al ministro Speranza di "rivedere i 21 parametri" riducendoli a 5 in totale, "chiari e incontrovertibili". Inoltre, i presidenti delle Regioni hanno ribadito la volontà di arrivare il prima possibile ad un confronto con il governo, magari prima di venerdì, ovvero prima che l'Istituto superiore di sanità e Speranza, possano far scivolare altre regioni nella zona rossa.

"I 21 parametri per definire le misure restrittive utili al contenimento Covid-19 vanno rivisti. Consenso unanime alla proposta del presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga nella Conferenza delle Regioni di oggi. Ora il confronto con il Governo", ha scritto su Twitter il vicepresidente del Fvg, Riccardo Riccardi. Ma Speranza in serata chiarisce: "Il dialogo con le regioni è sempre aperto. I 21 parametri indicano l'indice di rischio insieme all'Rt e determinano quali misure attuare sui territori".


Si sono collegati, in mattinata, in videoconferenza il governatore del Friuli Venezia Giulia Fedriga, il vicepresidente della Conferenza delle Regioni e governatore della Liguria, Giovanni Toti, Donato Toma presidente del Molise, Maurizio Fugatti presidente della Provincia autonoma di Trento, Michele Emiliano governatore della Puglia, Marco Marsilio governatore dell'Abruzzo, Fulvio Bonavitacola vicepresidente della Campania, Donatella Tesei governatrice dell'Umbria, Gaetano Armao, vicepresidente della Sicilia. I governatori del centrodestra, da Fedriga a Zaia, da Acquaroli a Marsilio, sono in prima linea nel sottolineare la necessità di un dialogo con il governo. Ma anche dai presidenti di regioni del centrosinistra è arrivato lo stesso input. La richiesta unanime è stata quella di semplificare le norme. Di prevedere parametri legati all'occupazione delle terapie intensive, al tracciamento e di non lasciare alcuna descrizionalità.


Le richieste dei governatori

 "La nostra proposta di revisione dei parametri e di modifica del processo decisionale è stata accolta dalla Conferenza delle Regioni. L'obiettivo è quello di avere a disposizione dei parametri subito disponibili da parte delle Regioni, che devono essere il frutto di un confronto con la parte tecnico-scientifica sia a livello nazionale che regionale. Confronto che deve essere da supporto per la decisione finale che non può che essere di carattere politico. Chiediamo un passo in avanti in termini di responsabilizzazione sia da parte del Governo che delle Regioni al fine - sottolinea Fedriga - di compiere le scelte migliori per combattere la pandemia e tutelare la massimo la salute dei cittadini".

Altra richiesta sul tavolo dei governatori è quella di prevedere in tempi brevi per bonus baby sitter, congedi parentali, fondi attraverso il dl ristori a sostegno delle categorie che sono penalizzate dalle misure restrittive all'interno delle regioni, anche di quelle che autonomamente si sono date una stretta. "Si chiede di rafforzare il confronto preventivo con il governo, è giusto che avvenga in tempi utili, e poi chiediamo una sorta di tagliando dei parametri, nati come benchmark e poi diventati degli elementi di giudizio", spiega il presidente del Veneto Luca Zaia.

"Criteri più trasparenti, semplici e aggiornati alla realtà delle singole


La nuova stretta nelle Regioni

Intanto, il governo, sulla base dei nuovi dati monitorati dalla cabina di regia, si prepara a una nuova stretta: forse la Liguria potrebbe diventare zona rossa e anche la Puglia, ma il presidente Michele Emiliano sulla chiusura vorrebbe fare decidere al governo; il Veneto invece arancione. Ma c'è di più. All'interno delle stesse province, alcune zone potrebbero subire un lockdown più leggero.

Di certo, secondo le regole, dopo una settimana si può chiedere revisione, a patto che il calo venga confermato anche nelle due settimane successive. Così dal 27 novembre potrebbero uscire dalla zona rossa Piemonte, Calabria, Valle d'Aosta ed Alto Adige e Lombardia, dove però, Bergamo e Brescia potrebbero passare all'arancione. Toscana e Campania, invece, per non essere più 'rosse' dovrebbero aspettare l'11 dicembre. "Mi auguro che Piemonte e Lombardia possano uscire in fretta dal livello di rischio della zona rossa, peraltro i 14 giorni scadono questa settimana - commenta il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, ospite a 'L'aria che tira' su La7 - Spero che i dati mostrino che queste Regioni, come altre, possano invece tornare a vivere: sarebbe una bella retrocessione, diventare arancioni o tornare gialli. Però anche tornare rossi nel caso ce ne siano bisogno. Uno stop & go che coinvolge tutta Italia: non dobbiamo vanificare tutti i sacrifici fatti dai cittadini in queste settimane. Ascoltiamo l'urlo di dolore dei colleghi medici, che era di qualche giorno fa, facciamo in modo che chi è entrato in ospedale possa essere curato, chi è in terapia intensiva possa uscirne vivo. Aspettiamo questi giorni e poi si fa un passo indietro, con cautela".

Ma c'è chi ha già deciso in autonomia. Da ieri, ad esempio, l'Abruzzo è diventato zona rossa, con le scuole però che resteranno aperte. La decisione è stata presa dal governatore Marco Marsilio che ha firmato l'ordinanza, in vigore da mercoledì 18 novembre e fino al 3 dicembre, "salvo diverso provvedimento", anche se asili, elementari e prime classi delle scuole medie non chiuderanno, contrariamente al parere del Comitato tecnico scientifico regionale. Anche la Basilicata ha deciso lo stop alle scuole primarie e secondarie di primo grado che resteranno chiuse fino al 3 dicembre. Dal 6 novembre è diventata autonomamente regione rossa anche la Valle d'Aosta che valuta l'ipotesi di chiusura totale delle scuole.

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