Riaperture, no alle Regioni: il governo attende dicembre
di Carmelo Lopapa , di Carmelo LopapaSperanza boccia la richiesta dei governatori di rivedere i 21 parametri. Si aspetta l’inizio del prossimo mese per valutare gli effetti dell’ultimo Dpcm
L'Abruzzo già diventato regione rossa da oggi, come deciso dalla stessa giunta locale. Tutto il resto invece venerdì rimarrà invariato. Bisognerà tenere duro ancora due settimane. Se sarà necessario, le prossime tre. Poi - questo l'indirizzo di massima del governo - a cavallo del ponte dell'Immacolata o subito dopo, potrebbe essere concesso un primo "respiro" ai territori, con un allentamento delle misure. L'auspicio di tanti governatori è che ci sia l'allargamento delle maglie anche sui trasferimenti tra le regioni, per consentire i ricongiungimenti familiari e una boccata d'ossigeno al turismo per le festività di fine anno. Di certo, l'intenzione è quella di concederla al commercio, dato che quei 15 giorni (10-25 dicembre) valgono da soli una fetta rilevante del fatturato annuo di esercizi e catene.
Tutto dipenderà dall'effettivo calo della curva dei contagi e dalla riduzione de…
Tutto dipenderà dall'effettivo calo della curva dei contagi e dalla riduzione de…
L'Abruzzo già diventato regione rossa da oggi, come deciso dalla stessa giunta locale. Tutto il resto invece venerdì rimarrà invariato. Bisognerà tenere duro ancora due settimane. Se sarà necessario, le prossime tre. Poi - questo l'indirizzo di massima del governo - a cavallo del ponte dell'Immacolata o subito dopo, potrebbe essere concesso un primo "respiro" ai territori, con un allentamento delle misure. L'auspicio di tanti governatori è che ci sia l'allargamento delle maglie anche sui trasferimenti tra le regioni, per consentire i ricongiungimenti familiari e una boccata d'ossigeno al turismo per le festività di fine anno. Di certo, l'intenzione è quella di concederla al commercio, dato che quei 15 giorni (10-25 dicembre) valgono da soli una fetta rilevante del fatturato annuo di esercizi e catene.
Tutto dipenderà dall'effettivo calo della curva dei contagi e dalla riduzione dell'indice Rt sotto l'1. I dati di ieri non sono ancora incoraggianti: non tanto i 32.191 contagi, ancora in diminuzione, quanto i 731 decessi. Anche se la cifra fotografa come sempre l'andamento dell'epidemia risalente a due settimane fa. La pacificazione governo-Regioni auspicata, invocata ancora ieri dal capo dello Stato, con molta probabilità insomma passerà anche da una possibile riduzione della morsa.
Una strategia di massima che il ministro della Salute Roberto Speranza dovrebbe illustrare ai governatori in un nuovo confronto, ancora ieri da loro sollecitato, e che si dovrebbe tenere venerdì. Per concludersi appunto con un sostanziale invito alla pazienza, per ora. Perché dovranno trascorrere due settimane dalle prime ordinanze che hanno assegnato i colori. A seguire, il vero snodo sarà quello del 3 dicembre, quando scadranno gli effetti dell'ultimo Dpcm del premier Conte.
Per il momento, viene bocciata la richiesta dei presidenti di regione di "revisione" dei 21 parametri sanitari per la classificazione delle regioni. La riduzione a cinque, proposta da tutti loro su input iniziale del presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, non ci sarà: "Prima che arrivi l'oracolo del venerdì occorre rivedere e ridurre i parametri", era stata la richiesta. Dal governo ricordano invece che quei principi scientifici erano stati condivisi e che lo schema non può essere modificato in un momento in cui è stata sfondata la soglia dei 700 morti in un giorno. "Il dialogo con le Regioni è sempre aperto. Ma i 21 parametri indicano l'indice di rischio insieme all'Rt e determinano quali misure attuare sui territori", risponde il ministro della Salute Speranza. Concetto che ha ribadito nel colloquio telefonico di ieri col governatore ligure Giovanni Toti, vicepresidente della Conferenza delle regioni dalla quale era partita l'istanza. Resta un sostanziale muro contro muro. Ma nessuno alza i toni, non fosse altro per quel bollettino di morti sul tavolo.
"Bene l'invito del presidente Mattarella all'unità d'intenti - dice Toti - ma devo rilevare, con tutta sincerità, che nell'ultimo periodo è stato attaccabrighe il governo più che le regioni. Questo continuo processo nei nostri confronti da parte di Roma somiglia tanto a uno scarico di responsabilità". Plauso anche al Colle dai governatori della Lega, "peccato che Conte abbia interpretato la condivisione come semplice comunicazione di decisioni prese", rimarca il friulano Fedriga.
Dal suo leader Matteo Salvini la reazione al monito del Quirinale non è diversa: "Che collaborazione ci può essere? Pd e 5Stelle la settimana prossima occupano i lavori della Camera che riapre i battenti non con aiuti economici o lotta al Covid, ma con la cancellazione dei decreti Sicurezza. Mattarella intervenga, altrimenti ogni dialogo è impossibile". Il clima, insomma, resta non dei migliori.
Tutto dipenderà dall'effettivo calo della curva dei contagi e dalla riduzione dell'indice Rt sotto l'1. I dati di ieri non sono ancora incoraggianti: non tanto i 32.191 contagi, ancora in diminuzione, quanto i 731 decessi. Anche se la cifra fotografa come sempre l'andamento dell'epidemia risalente a due settimane fa. La pacificazione governo-Regioni auspicata, invocata ancora ieri dal capo dello Stato, con molta probabilità insomma passerà anche da una possibile riduzione della morsa.
Una strategia di massima che il ministro della Salute Roberto Speranza dovrebbe illustrare ai governatori in un nuovo confronto, ancora ieri da loro sollecitato, e che si dovrebbe tenere venerdì. Per concludersi appunto con un sostanziale invito alla pazienza, per ora. Perché dovranno trascorrere due settimane dalle prime ordinanze che hanno assegnato i colori. A seguire, il vero snodo sarà quello del 3 dicembre, quando scadranno gli effetti dell'ultimo Dpcm del premier Conte.
Per il momento, viene bocciata la richiesta dei presidenti di regione di "revisione" dei 21 parametri sanitari per la classificazione delle regioni. La riduzione a cinque, proposta da tutti loro su input iniziale del presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, non ci sarà: "Prima che arrivi l'oracolo del venerdì occorre rivedere e ridurre i parametri", era stata la richiesta. Dal governo ricordano invece che quei principi scientifici erano stati condivisi e che lo schema non può essere modificato in un momento in cui è stata sfondata la soglia dei 700 morti in un giorno. "Il dialogo con le Regioni è sempre aperto. Ma i 21 parametri indicano l'indice di rischio insieme all'Rt e determinano quali misure attuare sui territori", risponde il ministro della Salute Speranza. Concetto che ha ribadito nel colloquio telefonico di ieri col governatore ligure Giovanni Toti, vicepresidente della Conferenza delle regioni dalla quale era partita l'istanza. Resta un sostanziale muro contro muro. Ma nessuno alza i toni, non fosse altro per quel bollettino di morti sul tavolo.
"Bene l'invito del presidente Mattarella all'unità d'intenti - dice Toti - ma devo rilevare, con tutta sincerità, che nell'ultimo periodo è stato attaccabrighe il governo più che le regioni. Questo continuo processo nei nostri confronti da parte di Roma somiglia tanto a uno scarico di responsabilità". Plauso anche al Colle dai governatori della Lega, "peccato che Conte abbia interpretato la condivisione come semplice comunicazione di decisioni prese", rimarca il friulano Fedriga.
Dal suo leader Matteo Salvini la reazione al monito del Quirinale non è diversa: "Che collaborazione ci può essere? Pd e 5Stelle la settimana prossima occupano i lavori della Camera che riapre i battenti non con aiuti economici o lotta al Covid, ma con la cancellazione dei decreti Sicurezza. Mattarella intervenga, altrimenti ogni dialogo è impossibile". Il clima, insomma, resta non dei migliori.