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(ansa)

Recovery, l’assalto dei ministri nei piani 35 miliardi di troppo

Sarà Conte a decidere  i progetti da scartare. Da sciogliere il nodo della cabina di regia
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ROMA - Alcuni conti non tornano. E andranno fatti quadrare per forza, anche a costo di scontentare qualche ministro. Perché nella corsa contro il tempo sul Recovery per non deludere l’Europa, c’è un altro tassello da far combaciare: i progetti di spesa dei programmi che i ministeri stanno producendo sono troppo dispendiosi rispetto al finanziamento della Commissione. Uno sforamento – soltanto teorico, ovviamente – tra i 30 e i 40 miliardi. Adesso toccherà al premier tagliare. Scontentare. Far litigare. Per produrre infine il piano complessivo.

Ma andiamo con ordine. Le risorse a fondo perduto stanziate da Bruxelles per l’Italia ammontano a 81,4 miliardi. Il resto, circa 127,4 miliardi, sono prestiti. In tutto, circa 209 miliardi destinati a Roma all’interno del Next generation Eu. Della quota dedicata ai sussidi, 65,5 miliardi servono a finanziare il Recovery and Resilence facility, (il resto è attribuito al React-Eu). I…
ROMA - Alcuni conti non tornano. E andranno fatti quadrare per forza, anche a costo di scontentare qualche ministro. Perché nella corsa contro il tempo sul Recovery per non deludere l’Europa, c’è un altro tassello da far combaciare: i progetti di spesa dei programmi che i ministeri stanno producendo sono troppo dispendiosi rispetto al finanziamento della Commissione. Uno sforamento – soltanto teorico, ovviamente – tra i 30 e i 40 miliardi. Adesso toccherà al premier tagliare. Scontentare. Far litigare. Per produrre infine il piano complessivo.

Ma andiamo con ordine. Le risorse a fondo perduto stanziate da Bruxelles per l’Italia ammontano a 81,4 miliardi. Il resto, circa 127,4 miliardi, sono prestiti. In tutto, circa 209 miliardi destinati a Roma all’interno del Next generation Eu. Della quota dedicata ai sussidi, 65,5 miliardi servono a finanziare il Recovery and Resilence facility, (il resto è attribuito al React-Eu). I ministri hanno partecipato a dei progetti integrati, perché le materie incrociano spesso diversi dicasteri. In questo modo, però, sono stati progettati interventi che costano come detto circa 35 miliardi in più del previsto. Sono in mano al ministro per gli Affari europei Enzo Amendola, che coordina a nome di Giuseppe Conte la partita. Il problema è emerso con forza nel corso di una triangolazione tra il presidente del Consiglio, Amendola e il responsabile del Tesoro, Roberto Gualtieri. Della questione sono stati informati i membri del governo.

Entro la fine della prossima settimana il premier dovrebbe mettere la testa sui progetti dei dicasteri. Bocciarne alcuni, ridurre la portata di altri. Poi, la settimana successiva, il lavoro proseguirà nel Comitato interministeriale per gli Affari europei. Sarà anche in quella sede che l’avvocato giallorosso spiegherà ai ministri interessati che la patria richiede sacrifici. Il problema si porrà però soprattutto rispetto agli interventi presentati da Paola De Micheli. A Palazzo Chigi già sanno che la ministra delle Infrastrutture ha ipotizzato piani troppo tradizionali che non rispondono in pieno ai criteri innovativi richiesti dalla Commissione. Sarà lei, a meno di sterzate dell’ultimo secondo, a subire il ridimensionamento più drastico.

Dei progetti qualcosa è già trapelato. Si parla di un Politecnico a Roma, di interventi su Cinecittà pensati da Dario Franceschini, del rifinanziamento degli incentivi di Industria 4.0 chiesti da Stefano Patuanelli, di ecosistemi dell’innovazione al Sud voluti dai ministri Gaetano Manfredi e Peppe Provenzano. Quest’ultimo gestirà anche una partita parallela e decisiva, quella dei fondi strutturali per le politiche di coesione, per l’Italia ben 43 miliardi di risorse Ue oltre ai co-finanziamenti nazionali, a cui vanno aggiunti i fondi per l’agricoltura, in tutto 100 miliardi targati Bruxelles.

È chiaro che i tagli produrranno tensione politica all’interno dell’esecutivo, e potrebbero fare perdere altro tempo. Toccherà a Conte sedare la contesa. E ad Amendola sostenerlo, dopo aver combattuto per settimane cercando di ridurre il numero dei progetti e concentrarli in quattro o cinque macroaree. Il rischio è che l’Europa non gradisca i mille rivoli ministeriali prodotti da alcuni membri del governo, che favoriscono un vero e proprio assalto alla diligenza.

L’altro nodo che causa non poche preoccupazioni è quello della governance. Il progetto contiano di una cabina di regia con i commissari a cui affidare la gestione di ogni linea d’intervento è oggetto di un braccio di ferro tra i giallorossi. C’è chi pretende una regia politica, senza delegare troppo ai tecnici. I quali, però, sono stati decisivi in questi mesi. Amendola, infatti, si è appoggiato al comitato tecnico di valutazione, a cui hanno preso parte tra gli altri il consigliere economico di Palazzo Chigi, il capo di gabinetto e il direttore generale del Tesoro e i vertici della Ragioneria dello Stato.