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Casaleggio lancia il "contalike" del Movimento su Rousseau. Ma tra i grillini è subito rivolta

"E' un contacorrenti". "E' un modo per controllare i voti". Dopo la decisione del figlio del co-fondatore dei 5 Stelle è polemica tra militanti e dirigenti
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Sono le dieci di sera, quando un dirigente 5 stelle scrive su una chat interna: "Sarà la loro tomba". In quel momento, il contalike attivato da Davide Casaleggio sui profili pubblici degli iscritti M5S su Rousseau dà 69 "mi fido" per il manager, 138 per Alessandro Di Battista, 62 per Luigi Di Maio, solo 25 per Roberto Fico.

Il "Mi fido" è una delle funzioni che il presidente dell'associazione Rousseau ha lanciato lunedì, in una conferenza stampa dedicata agli attivisti e ai territori che ha fatto andare su tutte le furie i dirigenti M5S. E' come se agli iscritti del Movimento, il figlio di Gianroberto Casaleggio stesse offrendo un percorso alternativo a quello fatto con gli Stati generali. Tanto che sempre lunedì, quando è stato il momento di pubblicare sul blog il documento di indirizzo venuto fuori dal congresso, tra il reggente Vito Crimi e l'associazione milanese ci sono state scintille. Davide pretendeva di mettere mano ai contenuti, gli esponenti di governo M5S gli hanno detto, in pratica, "non ti azzardare".

Ma quella che è partita quasi di nascosto, per mano dei realizzatori di Rousseau, è una conta interna senza precedenti. Sotto ogni volto non si vede solo il numero di mi fido, ma anche chi si fida di chi. E quindi ci sono Enrica Sabatini e Massimo Bugani sotto Casaleggio e Di Battista. Ma anche il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo.

"E' un contacorrenti!", esplodono le chat. "Peggio: un modo per controllare il voto, che a questo punto è impossibile possa tenersi su quella piattaforma", dice uno dei massimi dirigenti M5S. Non è più solo una questione di soldi, non c'è più solo la minaccia - di gran parte dei parlamentari - di non pagare più la quota per Rousseau vista l'"opa ostile" lanciata da Davide Casaleggio sul Movimento.

I numeri raccolti fin qui non sono chiaramente indicatori di nulla, poche decine su oltre 180mila iscritti, tra l'altro manifestamente organizzate: un modo per la fronda anti-governista di mostrare i muscoli, di dirsi più forte dell'ala che ha di fatto vinto gli Stati generali. Ma creano caos, ulteriore livore, scompiglio. In un momento in cui Crimi stava cercando di tenere i toni i più bassi possibili, per via della difficile situazione in cui si trova il Paese.

Trovare un accordo tra i dirigenti M5S e il gestore della piattaforma Rousseau sembra ormai molto complicato. Così come è difficilissimo votare una cinquina su Rousseau senza rischiare che sia composta da esponenti M5S che ormai remano gli uni contro gli altri. Chi potrebbe prendere più voti? Di Battista, Di Maio, Fico? Certo. Ma anche Virginia Raggi, Alessandro Di Battista. Lo scontro rischia di essere durissimo. L'organo collegiale, che doveva garantire equilibrio, potrebbe essere un fattore di ulteriore destabilizzazione.

Quando nacque il direttorio a 5, quello in cui c'erano proprio Fico, Di Maio, Di Battista, Carla Ruocco e Carlo Sibilia, erano stati Beppe Grillo e Davide Casaleggio che - in modo insindacabile - lo avevano imposto agli eletti, facendolo solo ratificare dal blog. Ma con il fondatore lontano, preoccupato dai guai giudiziari del figlio, intento - secondo il suo manager - più a preparare un ritorno in tv, che a far sentire la sua voce in politica, tutto è estremamente più difficile. Soprattutto per chi i 5 stelle non vorrebbe farli esplodere adesso, con tutti i rischi che questo comporterebbe per il governo di Giuseppe Conte. 
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