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Emergenza Covid, ipotesi coprifuoco anche la notte di Natale. Cenone tra conviventi

In arrivo il nuovo Dpcm. Raccomandazione sulle presenze in casa: sei persone, deroghe per i nonni. C'è il nodo della messa delle 24. Esteso l'orario dei negozi
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ROMA -  Sei persone al massimo attorno al tavolo del cenone di Natale. E la stessa regola prevista a Capodanno. Tutti conviventi, appartenenti allo stesso nucleo familiare, con una deroga per un paio di persone che facciano parte della strettissima cerchia familiare non convivente, ad esempio i nonni che vivono da soli. Ecco come il governo immagina le feste.

Non sarà certo una notte bianca, quella del 24 dicembre. L'esecutivo deve ancora scrivere il Dpcm, ma l'orientamento prevalente è quello di confermare anche il coprifuoco, ad esclusione di chi rientra a casa dopo aver cenato fuori grazie alle eccezioni previste. Il limite dovrebbe essere quello delle 22, forse addirittura anticipato alle 21 nel periodo che va dal 23 dicembre al 10 gennaio.

Non c'è da stupirsi, semmai prendere atto dell'eccezionalità del momento. Se è vero infatti che la percentuale tra positivi e tamponi è scesa ieri all'…
ROMA -  Sei persone al massimo attorno al tavolo del cenone di Natale. E la stessa regola prevista a Capodanno. Tutti conviventi, appartenenti allo stesso nucleo familiare, con una deroga per un paio di persone che facciano parte della strettissima cerchia familiare non convivente, ad esempio i nonni che vivono da soli. Ecco come il governo immagina le feste.

Non sarà certo una notte bianca, quella del 24 dicembre. L'esecutivo deve ancora scrivere il Dpcm, ma l'orientamento prevalente è quello di confermare anche il coprifuoco, ad esclusione di chi rientra a casa dopo aver cenato fuori grazie alle eccezioni previste. Il limite dovrebbe essere quello delle 22, forse addirittura anticipato alle 21 nel periodo che va dal 23 dicembre al 10 gennaio.

Non c'è da stupirsi, semmai prendere atto dell'eccezionalità del momento. Se è vero infatti che la percentuale tra positivi e tamponi è scesa ieri all'11% - con segnali di timida diminuzione della pressione sugli ospedali, purtroppo anche a causa dell'alto numero di vittime - è altrettanto vero che nelle ultime 24 ore in Italia si contano 722 morti. E nessuno, a Palazzo Chigi come al ministero della Salute, ha intenzione di favorire una terza ondata tra gennaio e febbraio a causa delle festività.

Nulla è definitivo fino al 3 dicembre, quando dovrà essere approvato il nuovo Dpcm. L'esecutivo ne discuterà oggi, dopo che ieri il vertice tra Giuseppe Conte e i capidelegazione è stato rinviato. Difficile, però, che gran parte delle restrizioni di cui si ragiona non diventino le regole per affrontare l'ultima decade di dicembre. L'obiettivo è non solo bloccare il cenone allargato, ma anche limitare drasticamente i raduni del 31 dicembre, le celebrazioni dell'Epifania, le occasioni conviviali e di festa degli ultimi giorni dell'anno.

Il cenone, si diceva. Quel che pensa il Pd, assieme a Roberto Speranza e all'ala più rigorosa del Movimento, è che vada limitato al massimo. Una posizione in linea con il segnale inequivocabile mandato ieri dal coordinatore del Cts Agostino Miozzo, che ha consigliato un "Natale di intimità, come un giorno ordinario in famiglia", sostenendo che l'unica alternativa, "orrenda", è un cenone tra non conviventi in mascherina. Un modo per dire che è più sicuro restare a casa. E d'altra parte, per chiarire ancora di più il concetto, l'esecutivo lascerà intatta la raccomandazione sul tetto massimo di presenti in casa: si era ipotizzato di uniformarsi al limite tedesco di dieci, ma l'obiettivo è se possibile quello di mantenere la regola del sei.

È chiaro prima di tutto all'esecutivo che il terreno è assai scivoloso. Palazzo Chigi teme di mostrarsi troppo "invadente". Per questo si sceglierà la via della raccomandazione. Restarà comunque il coprifuoco serale. È l'unico strumento per dissuadere (e sanzionare) eventuali violazioni, visto che interviene sui movimenti che si verificano fuori dalle mura domestiche.

La speranza di Roma è sfruttare la cornice che fornirà la Commissione Ue il 2 dicembre, in modo da uniformare le decisioni almeno con Francia e Germania (è in ballo un documento a tre con Parigi e Berlino) e forse anche per arrivare a un coprifuoco europeo. Proprio Macron è pronto a fissare il limite alle 21 da metà dicembre.

Indipendentemente dal fatto che il divieto serale valga dalle 21 o 22, resta intatto il problema della messa di Natale. Su questo terreno tutto deve ancora essere stabilito. Si potrebbe derogare soltanto per la celebrazione, oppure provare a ipotizzare appuntamenti religiosi nel tardo pomeriggio. Ogni passo, comunque, sarà anticipato da un confronto intenso con la Cei.

I ristoranti chiuderanno alle 18. I negozi invece, come già trapelato, potrebbero chiudere alle 22 (o alle 21 se venisse anticipato il coprifuoco). E ci saranno limiti anche per gli impianti sciistici. In Germania potrebbero restare chiusi fino al 10 gennaio, l'Italia si atterrà quantomeno a questo stop, forse estendendolo al 20. L'altro pilastro è quello di estendere a tutta Italia - come anticipato da Repubblica - il limite agli spostamenti interregionali, indipendentemente dal colore delle Regioni.

Ci lavora da giorni Francesco Boccia. Dal divieto dovrebbero restare esclusi solo i residenti che fanno rientro a casa. Un modo, anche, per evitare che gli amanti degli sport invernali possano espatriare e godersi le piste austriache o svizzere. Chi invece dovesse far ritorno dall'estero per le feste, dovrà comunque sottoporsi al tampone e a un periodo "cuscinetto" di quarantena. Il Pd e Speranza, insomma, continuano a battersi per misure severe: "Il dibattito sul cenone - ripete Peppe Provenzano - è mortificante". Restano alcuni dubbi di Conte. Ma anche il premier sembra essersi convinto dell'utilità di una linea rigorosa: "Dobbiamo evitare un'impennata dei contagi".