✕
(ansa)

Covid, anticipare di qualche ora la messa di Natale: il governo tratta con la Cei

Ascolta l'audio

Boccia: "Gesù bambino può nascere prima". L'obiettivo: non spostare il coprifuoco. Per scongiurare le vacanze sulla neve all'estero si punta sul blocco della mobilità
2 minuti di lettura
ROMA - Anticipare di qualche ora la messa di Natale, in modo da non mettere a repentaglio il coprifuoco serale delle 22 che il governo intende far valere durante tutte le feste. Ecco un'altra delle conseguenze della linea dura che ha in mente l'esecutivo per provare ad arginare maxi cenoni natalizi e feste di fine anno. È toccato a Francesco Boccia, ieri, tirare fuori il problema durante un vertice con le Regioni: "Lo dico da cattolico, non è un'eresia far nascere Gesù bambino due ore prima e immaginare di anticipare di un paio d'ore le messe. Lo sarebbe semmai non occuparci dei malati e dei bisognosi. È quello che ci ha insegnato Papa Francesco".

Parole che hanno scatenato gli attacchi della destra. L'ex ministro Maurizio Lupi ha replicato: "Boccia aspira alla dottrina della fede?". Boccia comunque dice due ore. Intende in realtà qualcosa in più, in modo da far svolgere le celebrazioni tra le 18 e le 2…
ROMA - Anticipare di qualche ora la messa di Natale, in modo da non mettere a repentaglio il coprifuoco serale delle 22 che il governo intende far valere durante tutte le feste. Ecco un'altra delle conseguenze della linea dura che ha in mente l'esecutivo per provare ad arginare maxi cenoni natalizi e feste di fine anno. È toccato a Francesco Boccia, ieri, tirare fuori il problema durante un vertice con le Regioni: "Lo dico da cattolico, non è un'eresia far nascere Gesù bambino due ore prima e immaginare di anticipare di un paio d'ore le messe. Lo sarebbe semmai non occuparci dei malati e dei bisognosi. È quello che ci ha insegnato Papa Francesco".

Parole che hanno scatenato gli attacchi della destra. L'ex ministro Maurizio Lupi ha replicato: "Boccia aspira alla dottrina della fede?". Boccia comunque dice due ore. Intende in realtà qualcosa in più, in modo da far svolgere le celebrazioni tra le 18 e le 20, rispettando il coprifuoco. La Conferenza episcopale non ha ancora ricevuto comunicazioni ufficiali da Palazzo Chigi. Né la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese, "ambasciatrice" già in altre circostanze, ha iniziato a mediare. Ma di certo il tema finirà sul tavolo del Consiglio permanente della Cei convocato il primo dicembre per discutere dell'eventuale atteggiamento da tenere con l'esecutivo. Di più: non è escluso che possa arrivare già una prima apertura all'ipotesi di anticipare di un paio d'ore il rito, visto che in molte parti d'Italia la messa di Natale già si celebra alle 22. Sarebbe una scelta autonoma, una "base" per trattare con il governo. Il quale, a sua volta, vorrebbe evitare atti "unilaterali" traumatici. Il clima, insomma, sembra diverso da quello di marzo. Entrambe le parti sembrano voler evitare tensioni, anche se resistenze potrebbero arrivare dall'ala più tradizionalista dell'episcopato.

E d'altra parte molto dipenderà dal limite orario ai movimenti che l'esecutivo fisserà con il Dpcm del 3 dicembre. Giuseppe Conte preferirebbe posticipare il blocco alle 23 o alle 24, anche se ripete che "è necessario" sacrificarsi ancora con un "Natale diverso". Quasi tutti, nel governo, spingono per misure drastiche. E questo per una ragione evidente: per stoppare i cenoni allargati, occorre fissare il coprifuoco, l'unico modo per limitare davvero pericolosi assembramenti domestici. L'esecutivo, infatti, potrà anche raccomandare che a tavola siedano solo "conviventi" (lo farà anche oggi il gotha del Cts, convocato a Palazzo Chigi dal premier con i capi delegazione), e suggerire che partecipino al massimo un paio di familiari stretti. Ma è chiaro che il limite di sei commensali resta comunque scritto sulla sabbia, senza controlli. E questi sono possibili solo grazie al coprifuoco. Ecco allora che derogare al blocco delle 22 per la messa significherebbe far crollare il castello di norme pensato per evitare una nuova ondata già a gennaio.

Ecco il punto, che Roberto Speranza ha chiarito ieri ai governatori: "Entro dieci giorni molte Regioni saranno arancioni e poi gialle. Ma senza ulteriori restrizioni durante le feste ci troveremo a fronteggiare una terza ondata proprio mentre iniziamo la vaccinazione di massa, che è una sfida senza precedenti per il sistema sanitario. Dobbiamo agire". Come evitare questa prospettiva sarà al centro del summit di oggi a Palazzo Chigi. Difficile che passi l'idea degli "aperturisti" di posticipare alle 22 la chiusura dei negozi, o di allentare le restrizioni sui ristoranti. Boccia, invece, può già consegnare in dote a Conte la richiesta unanime delle Regioni di mantenere il coprifuoco alle 22 e fissare comunque - anche per le zone gialle - il divieto di movimento interregionale, che blocca chi non è residente e vorrebbe tornare nella Regione di origine per le feste. "Bisogna tenere duro", sintetizza Antonio Decaro (Anci).

Un nodo delicato, infine, è quello della chiusura degli impianti sciistici. Per Boccia, il blocco va mantenuto di certo fino alla conclusione delle festività. Dal presidente della Provincia di Bolzano ai governatori del Nord è partita unanime la richiesta di pianificare la riapertura dal 7 gennaio. Di più: alcune Regioni transfrontaliere come il Piemonte e il Friuli Venezia Giulia hanno chiesto di valutare la chiusura dei confini per evitare contagi di ritorno dei turisti che si potrebbero recare in Austria, Svizzera e Francia per sciare. Una circostanza che in realtà più che risolversi con blocchi, quarantene al rientro o eventuali multe, dovrebbe essere evitata grazie allo stop alla mobilità interregionale fino al 10 gennaio per ragioni diverse da studio e lavoro.