Rai, Salini cerca casa. Potrebbe lasciare in anticipo viale Mazzini per un'altra società pubblica
di
Giovanna Vitale
Il j'accuse sul disastro finanziario dell'ultimo biennio, recapitato una ventina di giorni fa in Vigilanza dal ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri ha dato il colpo di grazia al capo-azienda, destinato a uscire alla scadenza (l'estate prossima) insieme al salviniano presidente Marcello Foa
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Ai piani alti di viale Mazzini raccontano che venerdì sera, di fronte all'ennesimo scivolone formato twerking, il balletto a colpi di natiche tremolanti tagliato da The Voice Senior poco prima della messa in onda, l'ad Fabrizio Salini fosse davvero sconfortato. Tre incidenti di grande clamore mediatico in una sola settimana lo hanno convinto che ormai il suo destino è segnato, inutile darsi da fare per tentare di restare aggrappato alla baracca: in Rai più di qualcuno trama contro di lui e lo vuole fuori, non solo il Pd che pure gliel'ha giurata.
L'avviso di sfratto recapitato una ventina di giorni fa in Vigilanza dal ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, sta lì a dimostrarlo: un j'accuse sul disastro finanziario dell'ultimo biennio che ha dato il colpo di grazia al capo-azienda, destinato a uscire alla scadenza (l'estate prossima) insieme al salviniano presidente Marcello Foa.
Ma se quest'ultimo mai aveva coltivato la speranza di un bis, visto il passaggio della Lega all'opposizione, l'ad invece ci sperava assai. Convinto che il viatico regalatogli lunedì scorso dal premier Conte in una irrituale dichiarazione su La7 - "Dimissioni? Non confermo, Salini sta facendo bene" - fosse sufficiente a spegnere le polemiche suscitate dal "caso Morra", il senatore grillino cancellato da "Titolo V" per le sue parole sulla defunta governatrice calabrese Jole Santelli. E perciò ad allungargli la vita sulla tolda del servizio pubblico. Poi però è arrivato il video-tutorial della casalinga sexy a DettoFatto (Rai2), trasmesso proprio alla vigilia della giornata contro la violenza sulle donne, e la censura del twerking di Elettra Lamborghini (Rai1). E tutto è precipitato. Anche perché si sussurra che il presidente del Consiglio si sarebbe già pentito dell'endorsement, risultato peraltro poco gradito agli alleati dem, e non ne avrebbe neppure fatto mistero.
Perciò ora "Salini cerca casa". E' questo il nuovo film a cui ha deciso di dedicarsi il manager romano. Nei corridoi di Viale Mazzini sussurrano che l'idea coltivata per mesi fosse quella di far confluire la direzione Fiction nella controllata RaiCinema per creare una sorta di Netflix italiana in grado di produrre insieme lungometraggi e serie tv, al cui vertice si sarebbe poi sistemato. Qualcuno gli avrebbe però fatto notare che il progetto non solo avrebbe avuto tempi di realizzazione più lunghi dei pochi mesi che gli restano, ma che avrebbe dovuto comunque passare per il consiglio d'amministrazione. In sostanza, Salini avrebbe dovuto nominare se stesso. Davvero impossibile da sostenere.
Da qui il piano B. Se il Tesoro gli garantirà un posto di rilievo in qualche altra società pubblica - sono decine gli organi di gestione in scadenza fra fine anno e primo semestre 2021 - Salini potrebbe lasciare anzitempo la Tv pubblica. Dove il clima, per lui, si è fatto irrespirabile. Tanto più che ormai anche i 5S l'hanno mollato, preferendo conservare la direzione del Tg1 piuttosto che difenderlo. Mentre col presidente vivono da separati in casa. Oggi l'ultimo atto di una guerriglia in corso da mesi: la presa di distanza di Foa dalle pubbliche scuse offerte dalla Rai al senatore Morra, invitato a "Mezz'ora in più". L'unica sponda rimasta è quella di Giampaolo Rossi, consigliere di Fratelli d'Italia: davvero troppo poco. I bene informati dicono che i contatti con Gualtieri sono in fase avanzata. E Salini adesso ci spera.