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Vietato uscire dalle città a Natale e Capodanno

Covid, niente deroghe per raggiungere i parenti lontani. Salvi i pranzi al ristorante del 25 e 26. Conte insiste per la riapertura dei licei il 14 dicembre. Speranza: rigore o la terza ondata sarà peggio
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ROMA -  Non ci si potrà muovere dal proprio Comune di residenza il 25 e il 26 dicembre, e neanche il primo gennaio. Così hanno stabilito in un lungo vertice a Palazzo Chigi Giuseppe Conte e i capidelegazione di maggioranza. 

È sera quando il governo si ritrova per risolvere il nodo più delicato del "decreto di Natale". Bisogna decidere se fissare in modo rigoroso il blocco alla mobilità regionale. L'obiettivo è impedire tutti i movimenti, ad eccezione di chi fa ritorno nel proprio luogo di residenza o domicilio, inteso come base primaria dei propri interessi. Il premier è contrario, preme per i ricongiungimenti familiari e le vacanze nelle seconde case. Si oppongono, però, i capidelegazione di Pd, Movimento e Leu. Non solo per i 785 morti registrati ieri. Ma perché, come ripete Roberto Speranza - sapendo di poter contare sul sostegno di Dario Franceschini e Alfonso Bonafede - "senza misure rig…
ROMA -  Non ci si potrà muovere dal proprio Comune di residenza il 25 e il 26 dicembre, e neanche il primo gennaio. Così hanno stabilito in un lungo vertice a Palazzo Chigi Giuseppe Conte e i capidelegazione di maggioranza. 

È sera quando il governo si ritrova per risolvere il nodo più delicato del "decreto di Natale". Bisogna decidere se fissare in modo rigoroso il blocco alla mobilità regionale. L'obiettivo è impedire tutti i movimenti, ad eccezione di chi fa ritorno nel proprio luogo di residenza o domicilio, inteso come base primaria dei propri interessi. Il premier è contrario, preme per i ricongiungimenti familiari e le vacanze nelle seconde case. Si oppongono, però, i capidelegazione di Pd, Movimento e Leu. Non solo per i 785 morti registrati ieri. Ma perché, come ripete Roberto Speranza - sapendo di poter contare sul sostegno di Dario Franceschini e Alfonso Bonafede - "senza misure rigorose durante le feste, ci ritroveremo a febbraio con una terza ondata peggiore della seconda". Nella notte prevale la prudenza: nessuna deroga e stop alla mobilità dal 21 dicembre al 7 gennaio. Impossibile raggiungere le seconde case, vietato viaggiare per ricongiungersi con i familiari nei luoghi in cui non si è residenti.

La spiegazione risiede in un banale calcolo matematico, noto ovviamente anche al Cts: nell'agosto scorso l'allentamento delle regole coincideva con un limitato numero di positivi in circolazione (alcune decine di migliaia), mentre i numeri attuali parlano di quasi ottocentomila casi attivi. È lo specchio di un numero potenziale, quello dei malati in circolazione: la media settimanale è trentamila al giorno. Basta quindi che l'indice di contagio Rt ritorni sopra l'1,5 e a febbraio saremo colpiti da una terza ondata potenzialmente più devastante. "Senza regole - ammette Conte - ci arriverebbe in faccia".

Eppure, il premier prova a lungo a resistere. Per non parlare delle Regioni, che con un documento firmato da Giovanni Toti chiedono nel pomeriggio addirittura piste da sci aperte e mobilità regionale libera. Tocca a Francesco Boccia - a nome dell'esecutivo - fare muro. "Non esiste", ripete, anche perché l'esecutivo non dovrebbe consentire prima di febbraio le settimane bianche. Gli impianti resteranno chiusi, allora. Gli hotel di montagna invece dovrebbero restare aperti, anche per il potenziale costo dei ristori. Sulla linea del rigore si schiera l'Anci di Antonio Decaro, invocando aiuti dall'esecutivo per garantire i controlli.

Il governo sceglie la linea della fermezza sulla mobilità regionale, ma concede invece qualcosa sul cenone. Fermo restando il coprifuoco alle 22 - che renderà comunque complessa ogni occasione conviviale serale - nel vertice di Palazzo Chigi si dibatte attorno ai limiti per i cenoni. Per Speranza, sarebbe meglio raccomandare la presenza a tavola dei soli nuclei conviventi. Conte la pensa diversamente. Non è escluso che alla fine si scelga la linea "tedesca", che prevede un tetto di dieci commensali. Nonostante i dubbi dell'Europa, le messe ci saranno e inizieranno entro le 20. I ristoranti resteranno chiusi dalle 18. Ma a Natale e Santo Stefano, su insistenza di Renzi, resteranno aperti a pranzo, con il limite dei quattro commensali. 

La norma sugli spostamenti interregionali - e le altre regole che riguardano le feste - sarà probabilmente ospitata in un decreto legge, che entrerà in vigore il 21 dicembre e varrà fino al 7 gennaio. Una cautela dell'esecutivo, per rafforzare il quadro normativo di limiti che intaccano la libertà di movimento. Il resto delle decisioni, a partire dal coprifuoco, entreranno invece nel nuovo Dpcm del 4 dicembre, fino al 15 gennaio. Il governo preferisce infatti valutare l'effetto del Natale prima di procedere a nuovi allentamenti. 

Capitolo a parte, infine, per le scuole. Il premier insiste per riaprire il 14 dicembre le superiori, "sarebbe un bel segnale". Ma il nodo sarà sciolto oggi. Probabile che le lezioni in presenza riprendano l'11 gennaio.