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Mes, ultimo pressing sui ribelli 5S. Ecco chi sono gli irriducibili

Almeno 25 parlamentari tra Camera e Senato, condizionati anche dalla campagna per la leadership. Dai dibattistiani Lezzi e Villarosa ai trumpiani Raduzzi e Maniero, fino al battitore libero Morra
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La certezza è che alla fine - sulla risoluzione di maggioranza prima del consiglio europeo - mancheranno molti voti tra i 5 stelle. Allo stato delle trattative, almeno 15 alla Camera e 10 al Senato. Dopo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte avrà parlato in aula, mercoledì, comunicando al Parlamento la posizione italiana sulle trattative europee su Mes e Recovery Fund, un pezzo non piccolo del Movimento si staccherà. O non votando o votando contro oppure - come appare probabile nelle ultime ore - addirittura presentando una risoluzione alternativa.

Ci sono persone che né Vito Crimi né i capigruppo sono in grado di controllare. Li chiamano gli irriducibili. È la corrente Di Battista, ma ha cominciato il suo percorso prima del ritorno sulle scene dell'ex deputato, aggregando scontenti, frustrazioni, ambizioni e un po' di antieuropeismo residuo. Tra gli ambiziosi, c'è la senatrice ed ex ministra del Sud Barbara…
La certezza è che alla fine - sulla risoluzione di maggioranza prima del consiglio europeo - mancheranno molti voti tra i 5 stelle. Allo stato delle trattative, almeno 15 alla Camera e 10 al Senato. Dopo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte avrà parlato in aula, mercoledì, comunicando al Parlamento la posizione italiana sulle trattative europee su Mes e Recovery Fund, un pezzo non piccolo del Movimento si staccherà. O non votando o votando contro oppure - come appare probabile nelle ultime ore - addirittura presentando una risoluzione alternativa.

Ci sono persone che né Vito Crimi né i capigruppo sono in grado di controllare. Li chiamano gli irriducibili. È la corrente Di Battista, ma ha cominciato il suo percorso prima del ritorno sulle scene dell'ex deputato, aggregando scontenti, frustrazioni, ambizioni e un po' di antieuropeismo residuo. Tra gli ambiziosi, c'è la senatrice ed ex ministra del Sud Barbara Lezzi, che ha già creato tensioni su Tap prima e su Ilva poi ed è ora in "campagna elettorale" per l'organo collegiale che dovrà guidare il Movimento e che dovrebbe essere eletto entro un mese. Pare infatti che Di Battista finirà per non correre in prima persona e per spingere, al suo posto, o Lezzi o la consigliera regionale pugliese Antonella Laricchia.

Tutto questo serve quindi anche ad acquisire consenso su quella piattaforma Rousseau su cui i dissidenti vorrebbero si votasse ora la riforma europea del Mes. Prima di mercoledì. Altrettanto ambizioso è il presidente della commissione anti-mafia Nicola Morra, da tempo in rotta di collisione con il ministro della Giustizia e capo delegazione del Movimento Alfonso Bonafede (di cui prenderebbe volentieri il posto) ma anche con Luigi Di Maio e col resto dei vertici. Non è detto che alla fine faccia mancare il suo voto, in assemblea però ha attaccato frontalmente il ministro dell'Economia Gualtieri.

A Palazzo Madama c'è poi Elio Lannutti: per lui il Movimento aveva addirittura creato un regolamento ad hoc, permettendogli di candidarsi nonostante sia già stato senatore dell'Italia dei Valori, ma da quando è arrivato il presidente onorario di Adusbef non ha fatto che creare problemi. Ritirando fuori con un tweet l'ignominia dei protocolli dei Savi di Sion, cercando di animare il più possibile lo spirito anti-banche del Movimento. Non che fosse difficile, visto che uno dei suoi maggiori seguaci, il sottosegretario all'Economia Alessio Villarosa, è tra i deputati che non intendono dire sì alla riforma europea del meccanismo salva-Stati e chiede anzi a gran voce che a decidere siano gli iscritti. Messinese, già capogruppo alla Camera nella prima legislatura, Villarosa va ormai in direzione ostinata e contraria al M5S di governo. Pur facendone parte. Un problema.

Quasi quanto la carica dei veneti: il duo anti-Mes in Parlamento è infatti rappresentato da Raphael Raduzzi e Alvise Maniero. Talmente inscindibili che tutti li chiamano ormai "raduzziemaniero". Il primo, 29enne di Bressanone, è laureato in Economia, consulente in una società di Padova, ed è il teorico dell'intera compagnia. Disposto a spiegare fino all'ultimo cavillo perché il Mes sia una fregatura a prescindere, che si decida di accedere al prestito oppure no. Convinto sostenitore di Donald Trump, su Facebook ne vantava gli enormi successi nel giorno della sconfitta, evocando presunti brogli e attaccando i media a suo dire non obiettivi nel celebrare una vittoria di Biden "di soli 20mila voti".

Alvise Maniero ha più esperienza: è diventato sindaco di Mira, uno dei comuni più popolosi della provincia di Venezia, a soli 26 anni. Dopo cinque, ha deciso di non ricandidarsi e di tentare la via del Parlamento. Dell'alleanza coi dem ha detto subito: "Non ci farà bene". E si è messo contro. Pervicacemente, come quando a Mira lo chiamavano "el puteo": il ragazzino. Con lui, c'è la senatrice veneta Orietta Vanin, sua ex consigliera comunale: anti-Mose, anti-dem, la tendenza è quella definita rosso-bruna cui i teorici della politica ascrivono lo stesso Di Battista. Alla Camera, un altro irriducibile è Andrea Colletti, avvocato abruzzese alla seconda legislatura: è riuscito a fare campagna contro il taglio dei parlamentari senza farsi espellere. Una specie di miracolo.

Tra gli oltranzisti del Senato val la pena citare Mattia Crucioli, avvocato genovese portato nel M5S dall'ex zarina ligure Alice Salvatore (che ha ora fondato, con scarsi risultati, il movimento del buon senso): i suoi scontri con la comunicazione sono arrivati a tal punto che già mesi fa stava per essere espulso. Quanto a Emanuela Corda, per la quale lavora come assistente la fidanzata di Di Maio Virginia Saba, di lei resta agli atti la confusione: nel 2013 per l'anniversario della strage di Nassirya lamentò il mancato ricordo del "giovane marocchino che si suicidò, anche lui una vittima". Venerdì, in assemblea, si è scagliata contro i nuovi decreti immigrazione, considerati "un tradimento, un atto di sudditanza nei confronti del Pd che provocherà un'invasione".