Governo, il Pd frena: “Niente crisi al buio ma si cambi passo”. Recovery, Italia Viva insiste
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - Fino all'approvazione della legge di Bilancio non si muoverà foglia. In settimana Conte incontrerà i leader della coalizione, o forse solo i capigruppo in Parlamento, per avviare il confronto sui tanti guai che affliggono la maggioranza. Un passaggio stretto, ma obbligato.
Dopodiché, può succedere di tutto. Persino che dalla calza della Befana spunti un rimpasto di governo per cambiare tutto senza però cambiare (quasi) niente, perché nessuno ha voglia di aprire una crisi al buio che, se mal gestita, rischia di portare dritto al voto anticipato. Neanche Renzi, che pure quella crisi l'ha di fatto inaugurata. Spingendosi tuttavia molto oltre il mandato affidatogli dall'ampio fronte anti-premier ormai coagulatosi in seno ai giallorossi: ossia far capire all'inquilino di palazzo Chigi che non può continuare a far tutto di testa sua, si tratti di Recovery o di Cyber sicurezza, e che è ora di scendere a più…
ROMA - Fino all'approvazione della legge di Bilancio non si muoverà foglia. In settimana Conte incontrerà i leader della coalizione, o forse solo i capigruppo in Parlamento, per avviare il confronto sui tanti guai che affliggono la maggioranza. Un passaggio stretto, ma obbligato.
Dopodiché, può succedere di tutto. Persino che dalla calza della Befana spunti un rimpasto di governo per cambiare tutto senza però cambiare (quasi) niente, perché nessuno ha voglia di aprire una crisi al buio che, se mal gestita, rischia di portare dritto al voto anticipato. Neanche Renzi, che pure quella crisi l'ha di fatto inaugurata. Spingendosi tuttavia molto oltre il mandato affidatogli dall'ampio fronte anti-premier ormai coagulatosi in seno ai giallorossi: ossia far capire all'inquilino di palazzo Chigi che non può continuare a far tutto di testa sua, si tratti di Recovery o di Cyber sicurezza, e che è ora di scendere a più miti consigli. Di suonare cioè uno spartito diverso, con più cori e meno assoli: tradotto un paio di giorni fa da Nicola Zingaretti nelle richiesta perentoria di "una maggiore collegialità e condivisione".
Poi però "Renzi ha fatto Renzi", esportando minacce e ricatti oltreconfine (via El Pais) nel bel mezzo del Consiglio europeo, e il Nazareno è stato costretto a tirare il freno. "I problemi vanno affrontati, non cavalcati", ha avvertito ieri il segretario dem. Un modo elegante per dire che il senatore di Firenze sta sbagliando tutto. "L'obbiettivo del Pd non è e mai sarà far cadere Conte per sostituirlo con un altro presidente del Consiglio", precisa uno degli uomini di stanza al Nazareno, "bensì rafforzare un esecutivo impantanato sui dossier più importanti e sbloccare i tavoli sulle riforme e sul programma finiti ostaggio dei veti incrociati della maggioranza".
È questo il punto su cui Zingaretti insiste: "Conte deve cambiare passo". Farsi garante del patto siglato con i quattro leader giallorossi a inizio novembre. E impegnarsi affinché la nuova legge elettorale (proporzionale) vada in porto e l'agenda di governo venga riscritta in tempi brevi: passaggi necessari per accompagnare una legislatura oggettivamente in affanno sino alla scadenza naturale. Solo dopo, e soltanto allora, "si potrà valutare se cambiare la squadra", ragionano ancora i fedelissimi del segretario. "Interventi che però dovranno essere chirurgici e mirati. Frutto di un'intesa che consenta di chiudere la partita in 48 ore: il tempo di salire al Quirinale, sempre che Mattarella sia d'accordo, con la lista dei nomi definita".
Una crisi pilotata, in sostanza. Senza sorprese. Anche se molti nel Pd, specie il fronte governista capitanato da Franceschini e Guerini, cui anche Zingaretti s'è ormai associato, ritengono non ci siano le condizioni. "Con una coalizione così sfilacciata, un M5S frantumato e senza un capo, ipotizzare di trovare un accordo sui nuovi ministri è fantascienza". L'esito, se si dovesse tentare, è già scritto: elezioni. Lo fa intendere senza perifrasi il titolare degli Affari regionali Francesco Boccia: "Chi parla di crisi è scollegato completamente dalla vita reale del Paese", tuona. "Se qualcuno pensa che queste siano priorità rispetto all'emergenza sanitaria, sociale ed economica ne tragga le conseguenze e se ne assuma la responsabilità davanti agli elettori. Di solito, quando una maggioranza non regge, la cosa migliore da fare è tornare alle urne".
Parole che alle orecchie di Iv suonano come una retromarcia e indispettiscono innanzitutto il suo leader: "La cosa incredibile di questa vicenda", scrive nella sua e-news, "è che privatamente tutti ci danno ragione e poi in pubblico, in molti, prendono le distanze". Deciso, il senatore di Firenze, a restarsene fermo e zitto per un paio di giorni, in attesa di capire cosa farà Conte: tocca a lui muovere, adesso. Mentre Teresa Bellanova torna a ribadire: la norma sulla governance del Recovery va ritirata e riscritta. Cosa che in realtà si sta già facendo, essendo uno dei temi al centro della verifica imminente. Ma la ministra dell'Agricoltura insiste: "Se si pensa che Iv sia superflua, le nostre postazioni sono a disposizione". Basta non illudersi che tutto poi andrà a posto: "Le maggioranze si fanno in Parlamento", avvisa. E se il governo dovesse cadere - prospettiva che agita le truppe: "Molti di noi potrebbero non essere rieletti" - tutto può accadere. Anche far nascere un nuovo esecutivo, con un'altra maggioranza. Sta a Conte adesso gestire la sfida, cercando di non farsi travolgere.
Ecco perché quel rimpasto, che nessuno per ora formalmente chiede, potrebbe rivelarsi l'unica via per uscire dal gorgo. Persino Leu, finora allineata, non lo esclude più: "Abbiamo davanti tre sfide tremende e storiche come il vaccino, il Recovery, il G20: se c'è da chiarire facciamolo subito", incalza Roberto Speranza. "Ma", raccomanda, "lo si faccia nel perimetro di questo governo".