Recovery plan, Provenzano: “Nel piano servono più investimenti per creare lavoro buono”
di Annalisa Cuzzocrea , di Annalisa CuzzocreaIl ministro dem per il Sud e la Coesione territoriale: “Puntiamo su scuola, sanità, territorio. La burocrazia non è il solo problema, serve un piano contro le mafie”. E sugli esiti della verifica di governo dice: “Se si va a votare bisogna farlo con il proporzionale. Il partito di Conte? Non mi piacciono le liste personali”
"Non siamo in ritardo con l'Europa, ma con il Paese", dice Peppe Provenzano. Secondo il ministro del Sud e della coesione territoriale, "i partiti hanno esplicitato le loro richieste sul Recovery Plan e questo non può essere vissuto come un intralcio". Ora però Conte e il governo "hanno il dovere di fare una sintesi da sottoporre al Parlamento. È la più grande occasione da decenni e va discussa con i sindacati, le imprese, le associazioni, le reti di cittadinanza".
La verifica di governo sta rallentando il lavoro sul Recovery?
"Credo che governo e maggioranza si trovino davanti a una crisi di missione e che l'unico modo per ritrovarla sia nel percorso nuovo condiviso con l'Europa. Fine dell'austerità e inclusione sociale, sostenibilità e digitalizzazione per cambiare modello produttivo e ridurre i divari , tracciano non solo un orizzonte di sviluppo per l'Italia, ma ridefiniscono l&…
La verifica di governo sta rallentando il lavoro sul Recovery?
"Credo che governo e maggioranza si trovino davanti a una crisi di missione e che l'unico modo per ritrovarla sia nel percorso nuovo condiviso con l'Europa. Fine dell'austerità e inclusione sociale, sostenibilità e digitalizzazione per cambiare modello produttivo e ridurre i divari , tracciano non solo un orizzonte di sviluppo per l'Italia, ma ridefiniscono l&…
"Non siamo in ritardo con l'Europa, ma con il Paese", dice Peppe Provenzano. Secondo il ministro del Sud e della coesione territoriale, "i partiti hanno esplicitato le loro richieste sul Recovery Plan e questo non può essere vissuto come un intralcio". Ora però Conte e il governo "hanno il dovere di fare una sintesi da sottoporre al Parlamento. È la più grande occasione da decenni e va discussa con i sindacati, le imprese, le associazioni, le reti di cittadinanza".
La verifica di governo sta rallentando il lavoro sul Recovery?
"Credo che governo e maggioranza si trovino davanti a una crisi di missione e che l'unico modo per ritrovarla sia nel percorso nuovo condiviso con l'Europa. Fine dell'austerità e inclusione sociale, sostenibilità e digitalizzazione per cambiare modello produttivo e ridurre i divari , tracciano non solo un orizzonte di sviluppo per l'Italia, ma ridefiniscono l'identità di un campo democratico e progressista che negli anni scorsi si era separato dal popolo".
È certo si sia ravvicinato?
"Questo governo è nato per arginare la destra e da quando è successo Salvini ha perso 10 punti. Tuttavia a guadagnare, soprattutto nelle fasce del disagio sociale, è Giorgia Meloni. Se questo non interroga Italia viva, che ha ventilato nei giorni scorsi un governo istituzionale con questa destra, o una parte del M5S, che con Salvini governava, interroga profondamente noi che siamo la sinistra di governo".
Come intendete recuperare?
"C'è una domanda di sicurezza sociale a cui, nella prima fase della pandemia, abbiamo risposto con misure restrittive e aiuti diffusi. Ora però questa angoscia riguarda il futuro, il lavoro, la tenuta dei servizi, le scadenze fiscali dei giovani a partita Iva. La risposta è creare lavoro buono e rafforzare i beni pubblici. Per questo nel Recovery fund bisogna aumentare la quota degli investimenti e ridurre quella degli incentivi".
Meno soldi alle imprese?
"Dopo aver varato la fiscalità di vantaggio al Sud non posso essere accusato di insensibilità alle esigenze delle imprese, dico però che se concentriamo troppe risorse su misure come Transizione 4.0 senza introdurre vincoli precisi, in particolare sull'occupazione e sull'innovazione, rischiamo di consolidare l'esistente invece di favorire chi innova davvero e crea valore e lavoro".
Su cos'altro bisogna investire?
"Mettere in sicurezza il territorio con la tecnologia, puntare sulla sanità, la scuola, l'istruzione, i nidi significa non solo perseguire l'equità, ma anche lo sviluppo perché scommettiamo sull'intelligenza dei giovani e liberiamo il potenziale delle donne, specie meridionali. Con React Eu abbiamo appena deciso di allargare l'accesso gratuito all'università, una misura che ci ha consentito quest'anno di invertire per la prima volta la tendenza aumentando le iscrizioni, del 7,5 per cento al Sud. Ma quello che serve, oltre agli investimenti, sono le buone riforme. A partire da quella del lavoro. Il Jobs Act guardava agli anni '90, noi abbiamo bisogno di uno Statuto dei lavoratori al tempo dell'algoritmo: con il diritto alla disconnessione, alla formazione continua, alla parità salariale a parità di funzioni svolte, tra generi e tra generazioni".
A marzo scade il blocco dei licenziamenti. Cosa farete?
"Serve una riforma degli ammortizzatori sociali, non basta il reddito di cittadinanza: uno strumento utile per la lotta alla povertà, inadeguato sul fronte del lavoro. La sfida è tenere insieme tutele universali che guardino a tutte le forme di lavoro, anche precario, e nuove politiche attive, che peraltro finanziamo con diversi miliardi. L'ho detto alla ministra Catalfo: l'attuale vertice dell'Anpal andrebbe rimosso e lo Stato dovrebbe smettere di pagare i biglietti dal Mississippi a Mimmo Parisi".
Se serve accelerare perché è stata fermata la struttura che voleva Conte sul Recovery?
"Con opportuni correttivi una struttura di missione può servire. Alle critiche non si risponde con i rinvii ed è un errore accantonare il tema della governance e delle procedure a cui ci ha richiamato anche Gentiloni. Ma qui il tema di fondo è se il nostro Stato nel suo complesso è attrezzato: io penso di no e che la strada maestra sia una rigenerazione della macchina pubblica anche con l'ingresso di una nuova generazione di civil servant. Abbiamo previsto in legge di Bilancio di reclutare 2800 giovani qualificati al centro e in periferia. Basta affidarsi sempre e solo alle società di consulenza esterne".
Il problema è sempre la burocrazia?
"Per la verità c'è un altro tema incredibilmente dimenticato: per affrontare una tale mole di investimenti pubblici abbiamo bisogno di un piano nazionale contro le mafie Non è alternativo alla semplificazione, digitalizzare può aiutare a garantire velocità e controllo di legalità".
Renzi ha invitato il governo a pedalare per restare in equilibrio, altrimenti non c'è più. Il Conte bis è, secondo il leader di Italia Viva, che fa parte della maggioranza, finito. Che succede adesso?
"La strada è un chiarimento in tempi brevi perché il Paese non può restare in balia di veti e rinvii. Tutti hanno pari dignità anche i partiti del 2%. Dire "o fai come dico io o stacco la spina" mette in crisi però non solo questo governo, ma ogni governo possibile in futuro e getta il Paese in un'instabilità che non si può permettere. È il tempo del riscatto, non del ricatto".
E se non si trova la sintesi? Che succede?
"Non vedo alternative a questa maggioranza in questa legislatura".
Sembra lo diciate solo per fermare Renzi, perché votare in piena pandemia col Recovery tutto da scrivere sembra una follia. Tra l'altro, con una legge elettorale che non è stata cambiata nonostante il taglio dei parlamentari.
"Per la verità un'intesa sulla legge elettorale proporzionale c'era ed è stata Italia Viva a farla saltare, suppongo per lo sbarramento troppo alto. Ai tavoli buon costume vorrebbe che si saldasse il conto prima di ordinare ancora".
Ci sarebbero i tempi per fare una nuova legge e poi andare al voto?
"Sulla base di quell'accordo i tempi ci sarebbero e in democrazia il voto non può essere mai un tabù".
In alleanza con il M5S e con Conte candidato premier a capo di una sua lista?
"Credo nei partiti, non nelle liste personali. Io sono per una legge proporzionale, l'Italia ha bisogno di rappresentanza e faccio notare che nemmeno in quella vigente è prevista l'indicazione del candidato premier. La nostra forma di governo è parlamentare. Ma mi lasci aggiungere una cosa: il voto lo decide il presidente della Repubblica, tirarlo in ballo nelle polemiche di queste settimane è deprimente, ascoltiamo le sue parole con attenzione in questo messaggio di fine anno di cui gli italiani avvertono un gran bisogno. E io tra questi".
La verifica di governo sta rallentando il lavoro sul Recovery?
"Credo che governo e maggioranza si trovino davanti a una crisi di missione e che l'unico modo per ritrovarla sia nel percorso nuovo condiviso con l'Europa. Fine dell'austerità e inclusione sociale, sostenibilità e digitalizzazione per cambiare modello produttivo e ridurre i divari , tracciano non solo un orizzonte di sviluppo per l'Italia, ma ridefiniscono l'identità di un campo democratico e progressista che negli anni scorsi si era separato dal popolo".
È certo si sia ravvicinato?
"Questo governo è nato per arginare la destra e da quando è successo Salvini ha perso 10 punti. Tuttavia a guadagnare, soprattutto nelle fasce del disagio sociale, è Giorgia Meloni. Se questo non interroga Italia viva, che ha ventilato nei giorni scorsi un governo istituzionale con questa destra, o una parte del M5S, che con Salvini governava, interroga profondamente noi che siamo la sinistra di governo".
Come intendete recuperare?
"C'è una domanda di sicurezza sociale a cui, nella prima fase della pandemia, abbiamo risposto con misure restrittive e aiuti diffusi. Ora però questa angoscia riguarda il futuro, il lavoro, la tenuta dei servizi, le scadenze fiscali dei giovani a partita Iva. La risposta è creare lavoro buono e rafforzare i beni pubblici. Per questo nel Recovery fund bisogna aumentare la quota degli investimenti e ridurre quella degli incentivi".
Meno soldi alle imprese?
"Dopo aver varato la fiscalità di vantaggio al Sud non posso essere accusato di insensibilità alle esigenze delle imprese, dico però che se concentriamo troppe risorse su misure come Transizione 4.0 senza introdurre vincoli precisi, in particolare sull'occupazione e sull'innovazione, rischiamo di consolidare l'esistente invece di favorire chi innova davvero e crea valore e lavoro".
Su cos'altro bisogna investire?
"Mettere in sicurezza il territorio con la tecnologia, puntare sulla sanità, la scuola, l'istruzione, i nidi significa non solo perseguire l'equità, ma anche lo sviluppo perché scommettiamo sull'intelligenza dei giovani e liberiamo il potenziale delle donne, specie meridionali. Con React Eu abbiamo appena deciso di allargare l'accesso gratuito all'università, una misura che ci ha consentito quest'anno di invertire per la prima volta la tendenza aumentando le iscrizioni, del 7,5 per cento al Sud. Ma quello che serve, oltre agli investimenti, sono le buone riforme. A partire da quella del lavoro. Il Jobs Act guardava agli anni '90, noi abbiamo bisogno di uno Statuto dei lavoratori al tempo dell'algoritmo: con il diritto alla disconnessione, alla formazione continua, alla parità salariale a parità di funzioni svolte, tra generi e tra generazioni".
A marzo scade il blocco dei licenziamenti. Cosa farete?
"Serve una riforma degli ammortizzatori sociali, non basta il reddito di cittadinanza: uno strumento utile per la lotta alla povertà, inadeguato sul fronte del lavoro. La sfida è tenere insieme tutele universali che guardino a tutte le forme di lavoro, anche precario, e nuove politiche attive, che peraltro finanziamo con diversi miliardi. L'ho detto alla ministra Catalfo: l'attuale vertice dell'Anpal andrebbe rimosso e lo Stato dovrebbe smettere di pagare i biglietti dal Mississippi a Mimmo Parisi".
Se serve accelerare perché è stata fermata la struttura che voleva Conte sul Recovery?
"Con opportuni correttivi una struttura di missione può servire. Alle critiche non si risponde con i rinvii ed è un errore accantonare il tema della governance e delle procedure a cui ci ha richiamato anche Gentiloni. Ma qui il tema di fondo è se il nostro Stato nel suo complesso è attrezzato: io penso di no e che la strada maestra sia una rigenerazione della macchina pubblica anche con l'ingresso di una nuova generazione di civil servant. Abbiamo previsto in legge di Bilancio di reclutare 2800 giovani qualificati al centro e in periferia. Basta affidarsi sempre e solo alle società di consulenza esterne".
Il problema è sempre la burocrazia?
"Per la verità c'è un altro tema incredibilmente dimenticato: per affrontare una tale mole di investimenti pubblici abbiamo bisogno di un piano nazionale contro le mafie Non è alternativo alla semplificazione, digitalizzare può aiutare a garantire velocità e controllo di legalità".
Renzi ha invitato il governo a pedalare per restare in equilibrio, altrimenti non c'è più. Il Conte bis è, secondo il leader di Italia Viva, che fa parte della maggioranza, finito. Che succede adesso?
"La strada è un chiarimento in tempi brevi perché il Paese non può restare in balia di veti e rinvii. Tutti hanno pari dignità anche i partiti del 2%. Dire "o fai come dico io o stacco la spina" mette in crisi però non solo questo governo, ma ogni governo possibile in futuro e getta il Paese in un'instabilità che non si può permettere. È il tempo del riscatto, non del ricatto".
E se non si trova la sintesi? Che succede?
"Non vedo alternative a questa maggioranza in questa legislatura".
Sembra lo diciate solo per fermare Renzi, perché votare in piena pandemia col Recovery tutto da scrivere sembra una follia. Tra l'altro, con una legge elettorale che non è stata cambiata nonostante il taglio dei parlamentari.
"Per la verità un'intesa sulla legge elettorale proporzionale c'era ed è stata Italia Viva a farla saltare, suppongo per lo sbarramento troppo alto. Ai tavoli buon costume vorrebbe che si saldasse il conto prima di ordinare ancora".
Ci sarebbero i tempi per fare una nuova legge e poi andare al voto?
"Sulla base di quell'accordo i tempi ci sarebbero e in democrazia il voto non può essere mai un tabù".
In alleanza con il M5S e con Conte candidato premier a capo di una sua lista?
"Credo nei partiti, non nelle liste personali. Io sono per una legge proporzionale, l'Italia ha bisogno di rappresentanza e faccio notare che nemmeno in quella vigente è prevista l'indicazione del candidato premier. La nostra forma di governo è parlamentare. Ma mi lasci aggiungere una cosa: il voto lo decide il presidente della Repubblica, tirarlo in ballo nelle polemiche di queste settimane è deprimente, ascoltiamo le sue parole con attenzione in questo messaggio di fine anno di cui gli italiani avvertono un gran bisogno. E io tra questi".