Crisi di governo, al Senato Conte la spunta e raggiunge quota 156 in extremis. Ma la maggioranza è debole
di Francesco Bei , di Francesco BeiEsecutivo avanti con i voti di tre senatori a vita, due ex Fi e un ex 5S. Sì anche dal socialista Nencini. Decisive però le astensioni di Iv. Duello in aula tra il premier e Renzi. Il centrodestra si appella al Colle
La crisi più pazza del mondo finisce anche peggio di come era iniziata. Con un "Var" che fino all'ultimo tiene il Paese con il fiato sospeso per due senatori - Ciampolillo e Nencini - che votano Sì oltre l'ultima chiama ma sul filo dei secondi. Riammessi in extremis dalla presidente Casellati, non cambiano la sostanza politica: il governo la scampa ma per il rotto della cuffia. I sì sono 156, 140 i no, 16 i renziani astenuti, 8 gli assenti. Conte guida tecnicamente un governo di minoranza (di maggioranza relativa, come precisa il dem Stefano Ceccanti), grazie al sostegno di tre senatori a vita, un ex M5S e due new entry di Forza Italia. Un risultato al di sotto delle aspettative e dei pronostici, che rende determinanti le astensioni di Renzi. Se i voti di Italia Viva si fossero aggiunti ai No delle opposizioni, Conte si sarebbe dovuto dimettere. Il centrodestra in serata chiede udienza al Colle, mentre Renzi grida vittoria: "Dovevano asfalta…
La crisi più pazza del mondo finisce anche peggio di come era iniziata. Con un "Var" che fino all'ultimo tiene il Paese con il fiato sospeso per due senatori - Ciampolillo e Nencini - che votano Sì oltre l'ultima chiama ma sul filo dei secondi. Riammessi in extremis dalla presidente Casellati, non cambiano la sostanza politica: il governo la scampa ma per il rotto della cuffia. I sì sono 156, 140 i no, 16 i renziani astenuti, 8 gli assenti. Conte guida tecnicamente un governo di minoranza (di maggioranza relativa, come precisa il dem Stefano Ceccanti), grazie al sostegno di tre senatori a vita, un ex M5S e due new entry di Forza Italia. Un risultato al di sotto delle aspettative e dei pronostici, che rende determinanti le astensioni di Renzi. Se i voti di Italia Viva si fossero aggiunti ai No delle opposizioni, Conte si sarebbe dovuto dimettere. Il centrodestra in serata chiede udienza al Colle, mentre Renzi grida vittoria: "Dovevano asfaltarci, non hanno la maggioranza"
Alla fine il duello tanto atteso, quello tra il leader di Iv e Conte, comunque c'è stato, certo meno cruento di quello nell'agosto 2019 con Salvini, il frustino al posto del randello. Ma l'inimicizia ieri forse era persino più forte, soltanto avvolta in un nastro di taffetà. Così Conte, mentre il giorno prima alla Camera l'aveva bellamente ignorato, stavolta lo nomina con un glaciale "senatore di Italia Viva Matteo Renzi". Ma solo per riversargli addosso una sporta di accuse. Volevate fare presto? "Il risultato della vostra azione è stato quella di bloccare il Recovery per 40 giorni". Avete detto che facevo tutto da solo? "Ma chi ha detto che non si poteva discutere, quando mai non si è discusso?". Io "ho difeso le vostre ragioni, spesso anche di fronte alle critiche di altre forze", e invece "avete scelto la strada dell'aggressione, degli attacchi mediatici". Renzi incassa a testa bassa, mascherina nera come il suo umore, cravatta verde jihad. Con il cellulare continua a mandare messaggi sotto il banco. L'intervento accorato dei ministri del Pd, il pressing dentro lo spogliatoio prima del match, evita che Conte scivoli in un attacco dai toni ancora più esasperati, facendo così il gioco del nemico. Ma "il senatore di Italia Viva", molto in palla a differenza della mattina, non è tipo da evitare colpi bassi. E quando è il suo turno rivela a sorpresa un retroscena sull'unico faccia a faccia nell'appartamentino a palazzo Chigi: "Quando sono venuto a trovarla, lei mi ha detto con gentilezza se ero interessato a incarichi internazionali. Io, con la stessa gentilezza, ho detto di no, perché in questo momento è in ballo il futuro del Paese non quello di qualcuno di noi". Il resto ricalca le note tesi sul Mes, sulla scuola, sulla mancanza di ripresa, sulla politica estera prima pro Trump poi a favore di Biden. Gli impunta un "arrocco istituzionale", denuncia il "mercato indecoroso" dei senatori. Naturalmente c'è ampio sfoggio di citazioni, da Martinazzoli a Mattarella. E del resto Conte aveva strappato la standing ovation dell'aula sull'anniversario della nascita di Paolo Borsellino. Contro la "synpatheia" usata da Conte il giorno prima, Renzi rispolvera dal liceo classico il "kairos", il momento opportuno - "ora o mai più" - per disarcionare Conte. Ma è difficile buttare giù dal piedistallo uno così. Uno che, per dirla con Giorgia Meloni, è come "Barbapapà", riesce ad assumere qualsiasi forma. Per il leghista Marco Centinaio "è come quel Playmobil con cui giocavo da bambino. Un pupazzetto solo e tanti vestiti diversi". Sovranista e populista con il Conte 1, europeista e bideniano nel Conte 2. Il premier non lo trovi mai dove te lo aspetti.
È sempre un passo avanti. "Ha la forma dell'acqua", dice il fratello d'Italia Alberto Balboni. Pensano di insultarlo, ma è l'adattabilità agli ambienti ostili la maggiore qualità di Conte, come quegli organismi che riescono a sopravvivere nelle fosse oceaniche. Il Pd se n'è fatto una ragione. E ha ottenuto, in cambio del sostegno perinde ac cadaver, la promessa di un "patto di legislatura" e della legge proporzionale. Renzi al contrario l'ha presoa testate salvo scoprire che il muro era di gomma e l'ha fatto rimbalzare all'indietro. Poi, ovviamente, il mercato - indecoroso o meno - c'è stato. Un rumore di contrattazioni da retrobottega arriva anche in superficie. Vedi la senatrice Binetti, Udc, che si apparta in un corridoio con il ministro grillino Federico D'Incà, il cacciatore di Conte, mandato a battere la giungla per stanare le prede. Passa in maggioranza? "Di là sono per l'eutanasia e la cannabis libera - dice lei - ma non è che di qua sono d'accordo su tutto. Vedremo. Noi Udc siamo curiosamente attenti". Oggi no domani forse. Vedi Rocco Casalino molto attivo, come quando si prende sotto braccio i reietti ex cinque stelle Carlo Martelli e Mario Giarrusso. Oggi no, domani chissà. Sempre "Rocco" è uno dei protagonisti della giornata. Bestia nera di Renzi, che lo definisce "il collaboratore zelante" usato da Conte per sfondare gli avversari con metodi poco ortodossi. Ma, giura, "non è vero che ho l'ho bloccato su Whatsapp, guardate la chat con Casalino è ancora attiva. Solo che lui scrive i messaggi e poi li cancella subito. Più che altro non gli ho risposto più". La crisi al tempo dei social.
La guerra è guerra e si combatte con ogni mezzo, usando tutte le blandizie per convincere gli incerti. Si sparge la voce che a palazzo Madama siano stati sospesi per un giorno i test covid, vuoi vedere che qualche positivo non venga allontanato dall'aula? È una bufala, ma tutti pensano sia vera. Forza Italia osservata speciale. Carbone e Minuto rischiano il seggio perché l'aula ne deve votare la decadenza da senatori. Converrebbe che passassero presto in maggioranza. A sorpresa, dalle retrovie, scatta in avanti e transita con Conte la senatrice Maria Rosaria Rossi, da tempo infedele al culto di Arcore dopo esserne stata la sacerdotessa assoluta. Insieme ad Andrea Causin, l'altro forzista a fare il salto, viene espulsa su due piedi. I grillini, impassibili, ingoiano quella che chiamavano la "badante" di Berlusconi così come trangugiano la consorte di Mastella, Sandrina Lonardo, anzi la applaudono quando in aula se la prende con Meloni "che pur di restare ministro si era presa il voto di Scilipoti". Riccardo Nencini dice e non dice, è una danzatrice velata che ammalia Conte. All'ultimo secondo dell'ultimo minuto, scatta e vota a favore. Bel problema per Italia Viva, visto che Nencini è il titolare del simbolo grazie al quale il gruppo può stare in piedi.
Matteo Salvini era stato tutto sommato in disparte, senza eccessi. La frizione gli scappa alla fine nella maniera più becera, contro la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz ma non alla malaeducazione del leghista. "Ricordo ai senatori a vita che legittimamente voteranno la fiducia ai 5s, cosa diceva il leader dei 5s su di loro, non muoiono mai, o almeno muoiono troppo tardi, che coraggio che avete...". Lei giustamente, dall'alto dei suoi 90 anni, si scrolla la polvere dalle spalle: "Sono molto scaramantica - spiega - uno che dice così è una bellezza, mi allunga la vita". Forza Segre.
Alla fine il duello tanto atteso, quello tra il leader di Iv e Conte, comunque c'è stato, certo meno cruento di quello nell'agosto 2019 con Salvini, il frustino al posto del randello. Ma l'inimicizia ieri forse era persino più forte, soltanto avvolta in un nastro di taffetà. Così Conte, mentre il giorno prima alla Camera l'aveva bellamente ignorato, stavolta lo nomina con un glaciale "senatore di Italia Viva Matteo Renzi". Ma solo per riversargli addosso una sporta di accuse. Volevate fare presto? "Il risultato della vostra azione è stato quella di bloccare il Recovery per 40 giorni". Avete detto che facevo tutto da solo? "Ma chi ha detto che non si poteva discutere, quando mai non si è discusso?". Io "ho difeso le vostre ragioni, spesso anche di fronte alle critiche di altre forze", e invece "avete scelto la strada dell'aggressione, degli attacchi mediatici". Renzi incassa a testa bassa, mascherina nera come il suo umore, cravatta verde jihad. Con il cellulare continua a mandare messaggi sotto il banco. L'intervento accorato dei ministri del Pd, il pressing dentro lo spogliatoio prima del match, evita che Conte scivoli in un attacco dai toni ancora più esasperati, facendo così il gioco del nemico. Ma "il senatore di Italia Viva", molto in palla a differenza della mattina, non è tipo da evitare colpi bassi. E quando è il suo turno rivela a sorpresa un retroscena sull'unico faccia a faccia nell'appartamentino a palazzo Chigi: "Quando sono venuto a trovarla, lei mi ha detto con gentilezza se ero interessato a incarichi internazionali. Io, con la stessa gentilezza, ho detto di no, perché in questo momento è in ballo il futuro del Paese non quello di qualcuno di noi". Il resto ricalca le note tesi sul Mes, sulla scuola, sulla mancanza di ripresa, sulla politica estera prima pro Trump poi a favore di Biden. Gli impunta un "arrocco istituzionale", denuncia il "mercato indecoroso" dei senatori. Naturalmente c'è ampio sfoggio di citazioni, da Martinazzoli a Mattarella. E del resto Conte aveva strappato la standing ovation dell'aula sull'anniversario della nascita di Paolo Borsellino. Contro la "synpatheia" usata da Conte il giorno prima, Renzi rispolvera dal liceo classico il "kairos", il momento opportuno - "ora o mai più" - per disarcionare Conte. Ma è difficile buttare giù dal piedistallo uno così. Uno che, per dirla con Giorgia Meloni, è come "Barbapapà", riesce ad assumere qualsiasi forma. Per il leghista Marco Centinaio "è come quel Playmobil con cui giocavo da bambino. Un pupazzetto solo e tanti vestiti diversi". Sovranista e populista con il Conte 1, europeista e bideniano nel Conte 2. Il premier non lo trovi mai dove te lo aspetti.
È sempre un passo avanti. "Ha la forma dell'acqua", dice il fratello d'Italia Alberto Balboni. Pensano di insultarlo, ma è l'adattabilità agli ambienti ostili la maggiore qualità di Conte, come quegli organismi che riescono a sopravvivere nelle fosse oceaniche. Il Pd se n'è fatto una ragione. E ha ottenuto, in cambio del sostegno perinde ac cadaver, la promessa di un "patto di legislatura" e della legge proporzionale. Renzi al contrario l'ha presoa testate salvo scoprire che il muro era di gomma e l'ha fatto rimbalzare all'indietro. Poi, ovviamente, il mercato - indecoroso o meno - c'è stato. Un rumore di contrattazioni da retrobottega arriva anche in superficie. Vedi la senatrice Binetti, Udc, che si apparta in un corridoio con il ministro grillino Federico D'Incà, il cacciatore di Conte, mandato a battere la giungla per stanare le prede. Passa in maggioranza? "Di là sono per l'eutanasia e la cannabis libera - dice lei - ma non è che di qua sono d'accordo su tutto. Vedremo. Noi Udc siamo curiosamente attenti". Oggi no domani forse. Vedi Rocco Casalino molto attivo, come quando si prende sotto braccio i reietti ex cinque stelle Carlo Martelli e Mario Giarrusso. Oggi no, domani chissà. Sempre "Rocco" è uno dei protagonisti della giornata. Bestia nera di Renzi, che lo definisce "il collaboratore zelante" usato da Conte per sfondare gli avversari con metodi poco ortodossi. Ma, giura, "non è vero che ho l'ho bloccato su Whatsapp, guardate la chat con Casalino è ancora attiva. Solo che lui scrive i messaggi e poi li cancella subito. Più che altro non gli ho risposto più". La crisi al tempo dei social.
La guerra è guerra e si combatte con ogni mezzo, usando tutte le blandizie per convincere gli incerti. Si sparge la voce che a palazzo Madama siano stati sospesi per un giorno i test covid, vuoi vedere che qualche positivo non venga allontanato dall'aula? È una bufala, ma tutti pensano sia vera. Forza Italia osservata speciale. Carbone e Minuto rischiano il seggio perché l'aula ne deve votare la decadenza da senatori. Converrebbe che passassero presto in maggioranza. A sorpresa, dalle retrovie, scatta in avanti e transita con Conte la senatrice Maria Rosaria Rossi, da tempo infedele al culto di Arcore dopo esserne stata la sacerdotessa assoluta. Insieme ad Andrea Causin, l'altro forzista a fare il salto, viene espulsa su due piedi. I grillini, impassibili, ingoiano quella che chiamavano la "badante" di Berlusconi così come trangugiano la consorte di Mastella, Sandrina Lonardo, anzi la applaudono quando in aula se la prende con Meloni "che pur di restare ministro si era presa il voto di Scilipoti". Riccardo Nencini dice e non dice, è una danzatrice velata che ammalia Conte. All'ultimo secondo dell'ultimo minuto, scatta e vota a favore. Bel problema per Italia Viva, visto che Nencini è il titolare del simbolo grazie al quale il gruppo può stare in piedi.
Matteo Salvini era stato tutto sommato in disparte, senza eccessi. La frizione gli scappa alla fine nella maniera più becera, contro la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz ma non alla malaeducazione del leghista. "Ricordo ai senatori a vita che legittimamente voteranno la fiducia ai 5s, cosa diceva il leader dei 5s su di loro, non muoiono mai, o almeno muoiono troppo tardi, che coraggio che avete...". Lei giustamente, dall'alto dei suoi 90 anni, si scrolla la polvere dalle spalle: "Sono molto scaramantica - spiega - uno che dice così è una bellezza, mi allunga la vita". Forza Segre.