Il centrodestra che pure perde pezzi (e altri potrebbe perderne nei prossimi giorni) bussa alla porta del Quirinale, pretende che il cammino di Conte finisca qui. "Che schifezza, che pagina triste coi loro 156, ridiamo la parola agli italiani. Ci rivolgeremo a Mattarella: c'è un governo che non ha la maggioranza al Senato e sta in piedi con chi cambia casacca", tuona Matteo Salvini dalle 22 su tutti i canali tv. In tandem con l'altra leader sovranista, Giorgia Meloni: "Non va tutto bene. Ho parlato con Salvini, parlerò con Berlusconi. Ora dobbiamo chiedere un colloquio con il Colle".
Tiene la Lega - anche se non riesce a strappare i 4-5 senatori grillini che Salvini si era riproposto di portare alla sua sponda - tiene Fdi. Non così Forza Italia. Il partito di Berlusconi che aveva già perso Renata Polverini a Montecitorio, lascia per strada a sorpresa l'ex storica collaboratrice del Cavaliere, Maria Rosaria Rossi, e il veneto Andrea Causin. Rientra in extremis il dissenso di un'altra senatrice, Anna Carmela Minuto. Dicono le malelingue anche grazie ai buoni auspici del consorte, consigliere locale della Lega in Puglia.
Le fughe alla corte del Cavaliere restano una ferita aperta. Ma Forza Italia mantiene una posizione più moderata rispetto ai due alleati maggiori. Non invoca il ricorso al Colle il vicepresidente Antonio Tajani, mentre esplelle all'istante Rossi e Causin (come Polverini 24 ore prima). "Questo governo non è in grado di governare con questi voti. Ne mancano almeno sette per raggiungere la maggioranza - sostiene il numero due che ha presidiato tutto il giorno Palazzo Madama - E i 156 sono stati raggiunti con due transfughi e tre senatori a vita: saranno sempre in difficoltà". Ma non fa alcun riferimento al Quirinale neanche il consigliere di Berlusconi, Renato Schifani, che si limita a parlare di "governo precario, inadatto alla gestione del momento drammatico del Paese".
Da oggi si aprirà una nuova partita. Salvini e Meloni lanceranno una vera e propria campagna mediatica e soprattutto social per invocare elezioni subito. Prima che il semestre bianco da fine luglio faccia scendere la saracinesca. In realtà, il centrodestra dovrà fare ancora quadrato per impedire nuovi esodi. Già ieri per ore la capogruppo Annamaria Bernini ha dovuto monitorare ora per ora i suoi, anche perché nel frattempo le indicazioni che arrivavano da Gianni Letta, nelle sue telefonate con alcuni dei senatori forzisti, andavano in tutt'altra direzione, a quanto pare. Complice, l'apertura del premier sulla riforma proporzionale del sistema elettorale assai allettante per Fi.
Restano sotto i riflettori i tre senatori Udc e il loro segretario Lorenzo Cesa. Paola Binetti, soprattutto: ieri sera ha votato no alla fiducia. Ma è stato un "no a tutto il pregresso, poi vediamo, se il premier va al centro...". Sembra che invece siano rientrati nei ranghi i due Antonio, De Poli e Saccone. Così Cesa. La Lega si sarebbe fatta carico della ricandidatura in Veneto di De Poli e nel Lazio di Saccone. Così per il calabrese Cesa.
Il corteggiamento di Palazzo Chigi per ora non paga sugli ex Fi di Idea e Cambiamo, Gaetano Quagliariello, Paolo Romani e Massimo Berruti. Ma anche per loro, da oggi, si apre un'altra partita.