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(ansa)

Crisi di governo, il destino del Conte ter nelle mani di Fico il grillino rosso. Ma un altro nome non è tabù

Il Partito democrartico e il Movimento Cinque Stelle non vogliono il voto anticipato. E anche per il fondatore Beppe Grillo andare alle urne adesso “sarebbe una follia”  
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Il primo obiettivo di Roberto Fico è capire, a partire dai numeri, se una maggioranza politica tra Partito democratico, Movimento 5 stelle, Leu e Italia Viva c'è ancora. E se a guidarla, può essere ancora Giuseppe Conte. Se così non fosse, si aprirebbero strade che non contemplano più l'avvocato del popolo. Perché se anche ufficialmente la linea stabilita da Pd e 5S è "o Conte o voto", informalmente in entrambi i partiti questi giorni sono serviti a valutare altri scenari: un governo politico con un nuovo premier, che potrebbe essere sempre un esponente grillino, o un governo istituzionale sul quale - però - il Movimento avrebbe molti più problemi. E che potrebbe addirittura vederlo all'opposizione, con Conte e Di Battista a soffiare forte. Da fuori. Quel che è certo, è che la soluzione del voto - che a tratti sembra tentare il premier uscente e chi lo circonda - non è praticabile…
Il primo obiettivo di Roberto Fico è capire, a partire dai numeri, se una maggioranza politica tra Partito democratico, Movimento 5 stelle, Leu e Italia Viva c'è ancora. E se a guidarla, può essere ancora Giuseppe Conte. Se così non fosse, si aprirebbero strade che non contemplano più l'avvocato del popolo. Perché se anche ufficialmente la linea stabilita da Pd e 5S è "o Conte o voto", informalmente in entrambi i partiti questi giorni sono serviti a valutare altri scenari: un governo politico con un nuovo premier, che potrebbe essere sempre un esponente grillino, o un governo istituzionale sul quale - però - il Movimento avrebbe molti più problemi. E che potrebbe addirittura vederlo all'opposizione, con Conte e Di Battista a soffiare forte. Da fuori. Quel che è certo, è che la soluzione del voto - che a tratti sembra tentare il premier uscente e chi lo circonda - non è praticabile per nessuno. Neanche per Beppe Grillo, che da Genova ha fatto sapere: "Sarebbe una follia".

Il compito del presidente della Camera non sarà semplice, perché inevitabilmente il suo giro di consultazioni con i partiti dovrà partire dai contenuti, dai temi su cui costruire quel patto di legislatura che Conte aveva offerto a Italia Viva poche ore prima del gran rifiuto di Matteo Renzi, e che al Colle il reggente M5S Vito Crimi è tornato a invocare. E la cosa meno semplice di tutte, sarà capire le reali intenzioni del leader di Italia Viva. Fico può - per la sua storia, per la sua profonda conoscenza del M5S - misurare perfettamente quanto è grande la faglia che il no di Di Battista al ritorno con Renzi, corredato da quello dei senatori Nicola Morra e Barbara Lezzi, ha aperto nei gruppi parlamentari grillini.

Ha fondato uno dei primissimi meetup di Beppe Grillo, nel 2005, dopo una lunga militanza a sinistra e nei movimenti nati in nome dei beni comuni. È colui che è andato a prendere il Garante in albergo, alla notizia della morte di Gianroberto Casaleggio, per sostenerlo in uno dei passaggi più difficili. È, soprattutto, il primo motore interno dell'alleanza con il centrosinistra. Sostenuta quando tutti remavano contro, quando dire - quattro anni fa - "con Trump o con Salvini? Dio ce ne scampi!", era un'eresia che gli costò addirittura una minaccia di espulsione.

Ha lavorato nell'ombra, per anni, per arrivare fino a qui. Per ancorare il Movimento al campo cui pensa appartenga. E ha un pragmatismo, sotto l'idealismo manifesto, da capire che se l'unica strada è Renzi, per non consegnare il Paese alla destra, allora Renzi sia. Nonostante niente li leghi e praticamente tutto li tenga lontani. Così, Fico comincerà dai temi, cercherà di comprendere le reali intenzioni di Italia Viva cercando di anticipare - mettendole sul tavolo - le questioni più controverse. Ha gli strumenti per capire cosa il Movimento 5 stelle e il Pd possono reggere e cosa no, ma sa - è consapevole - che la strada non è ancora affatto in discesa come sembrano vederla a Palazzo Chigi.

Conte, finché potrà, rimarrà sott'acqua. Non dirà nulla, non farà nulla. L'ultima mossa, la telefonata a Renzi di giovedì, è quella che gli è costata più di tutte perché è stato il momento in cui ha dovuto ammettere che si era fatto ingannare da chi riteneva l'operazione responsabili una passeggiata. "Sono sempre arrivati, in tutti i governi, arriveranno", gli dicevano. "Ne abbiamo quaranta", millantavano da dentro il centrodestra.

E invece. A chi lo aveva avvisato, ha confidato: "Avevi ragione, non dovevo fidarmi". E quindi, salvo imprevisti, salvo un nuovo veto da parte di Renzi, si aspetta di dar vita a un Conte ter in cui la posizione di Alfonso Bonafede sarà in discussione, o sarà magari compensata da ruoli di prestigio per i renziani Maria Elena Boschi e Ettore Rosato. In cui molto dovrà concedere, quindi, con Di Battista a tuonare da fuori ed equilibri da reinventare.

Se però non andasse così, se già nelle esplorazioni delle prossime ore Fico dovesse trovare ostacoli insormontabili sul Conte ter, si aprirebbero due strade. La prima vede lui stesso, o un'altra figura del Movimento, intenta a ricreare una maggioranza coesa. Operazione difficilissima, perché significherebbe tradire Conte e rischierebbe di aumentare le truppe di Lezzi e compagnia. Oppure, c'è sempre il rischio - molto temuto dal Pd - di scivolare verso un governo istituzionale con quella maggioranza allargata cui il centrodestra alle consultazioni non ha affatto chiuso.
Un governo tecnico o istituzionale che però spaccherebbe definitivamente il Movimento, già oggi balcanizzato. Unito solo dalla figura terza rispetto alle fazioni interne del premier uscente.Ha tre giorni, Fico. Non potrà passare il week end sul gozzo di un amico a pescare nel mare di Napoli, come forse avrebbe voluto. Ci sarà tempo, e questo è il tempo di esplorare.