L'accordo sul programma va a braccetto con quello sul nome del presidente del Consiglio: entro domani sera, nelle intenzioni dell'esploratore incaricato da Sergio Mattarella cioè Roberto Fico, si dovrà sapere se 5 Stelle, Pd, LeU, Italia Viva e i responsabili hanno trovato una quadra su entrambe le questioni. I binari della discussione non sono quindi scomponibili, come invece chiedeva Matteo Renzi.
Ieri intanto le forze politiche della maggioranza hanno lavorato, ognuna per sé, ai punti da portare al tavolo per il programma fissato per oggi, inizio alle 9,30. Dal quale dovrebbe venir fuori, se ce ne saranno le condizioni, un "contratto" di governo, un patto per portare a termine la legislatura. Ufficialmente non si parlerà di nomi ma esclusivamente di temi, e però delle cinque forze in questione quattro lo hanno ribadito: dovrà essere un esecutivo politico guidato, di nuovo, da Giuseppe Conte.
"Bene, domani (oggi, ndr) porteremo sul tavolo la dimostrazione pratica che siamo capaci di produrre un documento politico...", spiega ironico Bruno Tabacci, uno dei due delegati al tavolo del gruppo europeista-responsabili. Insomma, come a dire che al di là della istituzionalità del vertice, le principali questioni da risolvere non sono certo legate ad un elenco di intenzioni e promesse da realizzare da qui al 2023.
Sono tre, tra tutti, gli argomenti che rischiano di far saltare tutto, con alle due polarità 5 Stelle e renziani e in mezzo tutti gli altri che dovranno fare da cuscinetto. Prima questione: il Movimento ribadirà un no secco, inflessibile, al Mes. Non è una novità ma è un punto sul quale l'indisponibilità a cedere è totale. Secondo Renzi quei soldi, circa 37 miliardi di prestito europeo, vanno richiesti al più presto per investirli nella sanità. Il fondo salva-Stati però non è stato attivato da nessuno in Europa e la contrarietà allo strumento, che poi implica degli obblighi verso la Ue nel campo della politica economica, è da sempre una battaglia identitaria dei 5 Stelle.
Una delle poche rimaste intonse dopo gli ultimi anni di governo e relativi, necessari, compromessi. Il Pd, che pure sarebbe favorevole ad accedervi - sarà rappresentato al tavolo oltre che dai due capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci anche dal vicesegretario Andrea Orlando e dalla portavoce della conferenza donne del partito Cecilia D'Elia - non porta la richiesta in trattativa.
Gli altri due punti sui quali c'è grande distanza sono il reddito di cittadinanza e la riforma della giustizia. La prima misura, anche quella simbolo del M5S, secondo Iv non va rifinanziata perché di natura "assistenziale". Sulla seconda, non c'è mai stato accordo sulla prescrizione. In entrambi i casi però delle soluzioni mediane sembrano praticabili, perché le posizioni restano lontane ma - si racconta nel dietro le quinte - non inamovibili.
Oltre a quelle sul futuro di Conte, sono già ufficiosamente aperte le trattative sui nomi dei ministri. Il Pd, ma anche il Colle, blindano l'Economia con Roberto Gualtieri, nel mirino di Renzi. A rischio c'è il dicastero della Giustizia, guidato da Alfonso Bonafede, che pure era capodelegazione al governo dei 5 Stelle e sul quale alla fine il suo partito potrebbe non fare le barricate. Italia Viva punta a Infrastrutture e Sviluppo economico, snodi centrali anche in vista dei miliardi del recovery fund in arrivo.