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(ansa)

Crisi di governo, nel giorno dei tavoli il gioco dei veti rallenta il Conte ter

Mentre gli sherpa dei partiti discutono sul programma, senza avanzare neanche di un centimetro, la vera partita si svolge altrove. Fra faccia a faccia  telefonate e videochiamate a catena. Mentre la liturgia si consuma intorno a un tavolo che sembra creato apposta per distrarre e non arrivare da nessuna parte
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Al primo piano di Montecitorio, quarantacinque passi di soffice tappeto rosso separano la sala della Lupa dallo studio da vicepresidente di Ettore Rosato. Mentre gli sherpa dei partiti discutono sul programma, senza avanzare neanche di un centimetro, la vera trattativa si svolge altrove. Così, alla porta del coordinatore di Italia Viva bussa il ministro degli Affari Regionali uscente Francesco Boccia, emissario del Pd. Parlano per un'ora, della prospettiva politica del Conte ter. E di nomi.

Sono le stesse discussioni che avvengono in telefonate e videochiamate, separate, a catena. Mentre la liturgia della Camera dei deputati si consuma attorno a un tavolo porpora che sembra creato apposta per distrarre e non arrivare da nessuna parte, se non quando si deciderà che deve, Matteo Renzi parla con Dario Franceschini. Il capo-delegazione dem è colui che riporta i desiderata del senatore di Rignano alla segreteria pd, quindi a Nicola Zingaretti e Andrea Orlando. Olt…
Al primo piano di Montecitorio, quarantacinque passi di soffice tappeto rosso separano la sala della Lupa dallo studio da vicepresidente di Ettore Rosato. Mentre gli sherpa dei partiti discutono sul programma, senza avanzare neanche di un centimetro, la vera trattativa si svolge altrove. Così, alla porta del coordinatore di Italia Viva bussa il ministro degli Affari Regionali uscente Francesco Boccia, emissario del Pd. Parlano per un'ora, della prospettiva politica del Conte ter. E di nomi.

Sono le stesse discussioni che avvengono in telefonate e videochiamate, separate, a catena. Mentre la liturgia della Camera dei deputati si consuma attorno a un tavolo porpora che sembra creato apposta per distrarre e non arrivare da nessuna parte, se non quando si deciderà che deve, Matteo Renzi parla con Dario Franceschini. Il capo-delegazione dem è colui che riporta i desiderata del senatore di Rignano alla segreteria pd, quindi a Nicola Zingaretti e Andrea Orlando. Oltre che, direttamente, al presidente del Consiglio uscente Giuseppe Conte.

Sono i mediatori, il fulcro di tutto: per i 5 stelle tratta Vito Crimi, anche se è difficile immaginare Luigi Di Maio inerte come si dipinge. Alle sei e mezzo della sera, quando tutto pare d'un tratto farsi più complicato, il reggente arriva a Montecitorio con l'orecchio incollato al telefonino. Correndo, quasi letteralmente, verso gli uffici dei gruppi M5S. Subito prima, Maria Elena Boschi - l'aria battagliera quanto le scarpe rosso vermiglio - apostrofava il grillino Sergio Battelli: "Sul Mes siete stati eccezionali eh". Non si ferma accanto a lui, ma continua a camminare, dandogli le spalle: "Se si vuole un governo politico serve anche la politica. Pensaci!".

Niente documento

Roberto Fico è anche disposto a celebrare una liturgia apparentemente senza senso. Ma una cosa il presidente della Camera non vuole farla: il notaio. Così, apre il tavolo - dove rimane per un'ora - chiarendo che da lì non deve venir fuori nessun documento. L'invenzione del cronoprogramma, buona per i tweet della ripartenza, non ha a che fare con la sua esplorazione. Se le forze politiche intendono stilarlo, nessun problema. È una loro scelta però. Scelta su cui - immediatamente - si dividono: Italia Viva vuole scrivere tutto, i 5 stelle anche, il Pd no, Leu non sa.


I rubinetti

Lo stato dell'arte lo racconta a un certo punto - durante una delle pause per la sanificazione - Federico Fornaro. Il capogruppo di Leu alla Camera si ferma davanti al cordolo rosso che impedisce ai cronisti di avvicinarsi, stretto tra i busti di Massimo D'Azeglio e Marco Minghetti: "È come con l'acqua corrente: apri e chiudi i rubinetti a seconda che tu voglia l'acqua calda o fredda". Tradotto: "Qui passi in avanti non ce ne sono, perché ancora nessuno ha deciso che devono esserci".


Sherpa per caso

Del resto, benché al tavolo ci siano per il Pd i capigruppo di Camera e Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci, e per Iv Maria Elena Boschi e Davide Faraone, la compagine è abbastanza surreale. Accanto a Tabacci, siedono per il Senato Maurizio Buccarella e per la Camera Antonio Tasso. Il primo, era stato cacciato dai 5 stelle subito prima delle elezioni, ma non poteva più essere tolto dalle liste, perché scoperto tra i furbetti delle restituzioni: ha finto di dare indietro al fondo per il microcredito, senza farlo davvero, 137mila euro, ma è rientrato in maggioranza sotto i buoni auspici del Maie quando ce n'era più bisogno. Il secondo, è stato espulso dal partito di Beppe Grillo - anche lui - ancor prima di mettere piede alla Camera, per una vecchia condanna legata a cd contraffatti. Era un deejay famoso, a Manfredonia, ed è ora uno degli ex 5 stelle recuperati alla causa dall'inarrestabile Bruno Tabacci, che passa le pause a parlare concitato al telefonino accanto alla vetrata, senza concedersi - almeno in apparenza - neanche un caffè al ristorante interno appena riaperto.


Il dilemma del Pd

Al Nazareno, nel frattempo, va avanti uno dei tavoli paralleli - quello che deve decidere i famosi assetti - e scatta l'allarme donne: se si toglie Paola De Micheli bisogna farne entrare un'altra. "Sennò che figura ci facciamo", è la preoccupazione dei dirigenti dem che studiano le possibili candidate. Senza pensare che, viste le delegazioni mandate avanti in questi giorni, la figuraccia è decisamente già fatta.


Le condizioni di Matteo Renzi

Alle quattro del pomeriggio il profilo del Conte ter assume sempre di più quello di un Conte due rimpastato. "Non vogliono muovere neanche una casella, sono imbarazzanti!", dice il leader di Italia Viva in continuo collegamento telefonico con Boschi e Rosato: la sua furia è diretta soprattutto verso il Pd, che ha blindato il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri con l'aiuto - addirittura - del presidente di Confindustria. Il suo timore, che senza un cambio di rotta vero, l'intera operazione appaia come un giro di poltrone: rispettabile, ma solo per chi non ha passato gli ultimi mesi a dire che non sono i ministeri a interessargli.


Le affinità elettive

Eppure, c'è una cosa che accomuna Matteo Renzi a Giuseppe Conte. Entrambi, vorrebbero togliere il ministero del Sud a Peppe Provenzano. Il primo perché il dem è stato uno dei suoi oppositori, ai tempi del Jobs Act e non solo. Il secondo, perché sta reclamando una quota nel governo e vorrebbe mettere al suo posto il fidatissimo sottosegretario tarantino Mario Turco: il 5 stelle in assoluto più vicino al premier uscente.


La velina della sera

Alle 22:20, la navigazione pare complicarsi per colpa dei veti incrociati. I 5 stelle fanno sapere di aver tenuto al tavolo un atteggiamento responsabile e costruttivo, e che sono per questo sorpresi dalle voci fatte girare da Italia Viva su un loro presunto irrigidimento sui nomi. "Siamo felici che parlino già di un Conte ter - è lo spiffero fatto uscire dai grillini - ma ci sorprende facciano l'elenco di ministri sgraditi: non erano interessati solo ai contenuti?". Così, il tavolo ufficiale si chiude alle 21 con un nulla di fatto e riprenderà solo alle 9 di oggi. Quelli non ufficiali, andranno avanti nella notte, preferibilmente su Zoom.