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(ansa)

"Niente Mes, solo veti e ministri indifendibili". Renzi fa saltare il banco.

A un passo dall’accordo, nel pomeriggio il leader di Italia Viva affossa il tentativo di Fico. “Lo scontro è sui contenuti. I Cinque Stelle non cedono sulla giustizia né sulla scuola”  
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La mossa di distensione che aveva fatto pensare al Partito democratico, al Movimento 5 stelle, a Leu, "è fatta!", era arrivata al mattino presto. Maria Elena Boschi, in un tweet, aveva ricordato il passo indietro dichiarato già venti giorni fa: "Italia Viva ha chiesto di prendere il Mes, non di prendere Meb". Il suo ingresso nel governo sembrava il vero ostacolo alla trattativa. Superato quello, però, quando le delegazioni della maggioranza avevano tirato un sospiro di sollievo, e cominciato a spartire i ministeri, tutto ha preso a complicarsi.

Al tavolo rosso di Montecitorio, dove gli sherpa erano al lavoro sul programma, Iv ha chiesto una pausa per riunire i suoi parlamentari. Un incontro ancora interlocutorio, in cui parlano sia Boschi che il capogruppo al Senato Davide Faraone, e che dà mandato a Matteo Renzi di ottenere di più, per tentare di chiudere.
Così, mentre il tavolo del programma riprende senza convinzione, c…
La mossa di distensione che aveva fatto pensare al Partito democratico, al Movimento 5 stelle, a Leu, "è fatta!", era arrivata al mattino presto. Maria Elena Boschi, in un tweet, aveva ricordato il passo indietro dichiarato già venti giorni fa: "Italia Viva ha chiesto di prendere il Mes, non di prendere Meb". Il suo ingresso nel governo sembrava il vero ostacolo alla trattativa. Superato quello, però, quando le delegazioni della maggioranza avevano tirato un sospiro di sollievo, e cominciato a spartire i ministeri, tutto ha preso a complicarsi.

Al tavolo rosso di Montecitorio, dove gli sherpa erano al lavoro sul programma, Iv ha chiesto una pausa per riunire i suoi parlamentari. Un incontro ancora interlocutorio, in cui parlano sia Boschi che il capogruppo al Senato Davide Faraone, e che dà mandato a Matteo Renzi di ottenere di più, per tentare di chiudere.
Così, mentre il tavolo del programma riprende senza convinzione, comincia quello vero: una call a quattro tra il reggente M5S Vito Crimi, il capodelegazione pd Dario Franceschini, quello di Leu Roberto Speranza e il leader di Italia Viva. È lì che si capisce che qualcosa è cambiato. L'offerta stabilita prima di pranzo, riguardo agli assetti, prevedeva 7 ministeri al Pd più un vicepremier, due con portafoglio e uno senza a Italia Viva, e lo stesso numero di dicasteri per i 5 stelle. Con dei cambi di caselle che però Renzi considera inaccettabili: a Ettore Rosato sarebbero andate le Infrastrutture, ma non c'era un accordo per Teresa Bellanova al Lavoro.

"Dovete darmi qualcosa", chiede Renzi. "Non è possibile che resti Lucia Azzolina alla scuola, e che non possa andarci Elena Bonetti. E non è possibile che rimangano anche Arcuri, Gualtieri. Ho chiesto un sesto del Mes, sono sei miliardi per la sanità, non ne avete nemmeno voluto parlare. Datemi un segnale!".

È lì - durante quella call del primo pomeriggio - che Dario Franceschini capisce che qualcosa è cambiato. Ha sentito Renzi per giorni, ma non aveva mai percepito tanto nervosismo. Pensa che non tutto sia perso, però. Propone uno spostamento di Bonafede dalla Giustizia a un altro ministero di peso, magari gli Interni. Crede che i 5 stelle e Giuseppe Conte cederanno sui vicepremier: il Pd vuole Andrea Orlando, il Movimento potrebbe avere Riccardo Fraccaro, che libererebbe la casella chiave di sottosegretario a Palazzo Chigi. Si fa una pausa, ma tutto è tornato inesorabilmente a vacillare.

"Mi state proponendo di votare un governo con Conte premier, Orlando e Fraccaro vice, Di Maio agli Esteri, Bonafede agli Interni. Poi cosa? Casaleggio alla Difesa? Votatelo voi, io vi saluto", scrive Renzi. E aggiunge: "Bye bye". Sono le 16.22 del martedì in cui tutto doveva risolversi quando tutto, invece, salta in aria.
Di ogni mossa, di ogni passo, il leader di Italia Viva sostiene di aver informato il Quirinale. "Ho fatto una promessa a Mattarella - dice nelle conversazioni con i suoi fedelissimi - mi sono impegnato a lavorare sul serio a un governo politico ed è quello che ho fatto".

Alle 18, avverte Franceschini: "È finita. Davanti all'arroganza di chi non ha voluto cambiare nulla noi non possiamo che tirarci indietro".

Nel Pd non gli credono. Credono, invece, che fosse tutto studiato. Che era qui che il leader di Iv voleva arrivare, per distruggere i dem e ritagliare a Italia Viva uno spazio al centro, annullando la contrapposizione europeisti/sovranisti su cui Zingaretti e Franceschini lavorano da oltre un anno. Mandando in frantumi l'alleanza tra Pd e 5 stelle oltre che il suo punto di caduta, il premier uscente Giuseppe Conte.

Di certo, a sera, il nervosismo del pomeriggio si è trasformato in una malcelata soddisfazione. Con un messaggio Renzi invita tutti i parlamentari di Iv a commenti sobri, rispettosi della proposta e del lavoro del presidente della Repubblica. Nei whatsapp privati, però, si vanta di aver fatto "un capolavoro". Del resto, appena 10 giorni fa, diceva: "E se poi andasse male e finissimo tutti a sbattere, vorrà dire che avrò portato Draghi alla guida del Paese. Nessuno potrebbe più pensare che questa crisi non ha avuto senso". Di certo, ne ha avuto per il primo dei suoi intenti: cacciare Giuseppe Conte da Palazzo Chigi. Senza pagare pegno con le elezioni anticipate.