Crisi di governo, Draghi e il Quirinale nel solco di Ciampi. Governo tecnico-politico per Recovery e vaccini
di Claudio Tito , di Claudio TitoIl presidente incaricato e il Colle vogliono chiarire che la politica non verrà commissariata. Per questo si sondano anche nomi dei partiti, un passo necessario anche per un sì dei 5S
Il modello è Carlo Azeglio Ciampi. Il governo del 1993. Un esecutivo “tecnico-politico”. E nessuna supremazia della tecnostruttura sui partiti. Ecco, la prima mossa di Mario Draghi è proprio questa. Una mano tesa ai partiti e ai gruppi parlamentari concordata già l’altro ieri sera con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La tela, infatti, che che l’ex presidente della Bce vuole stendere sulle consultazioni, è realizzata con un ordito cucito insieme al capo dello Stato.
E ha al suo interno un obiettivo ben preciso: chiarire che la politica non verrà commissariata. Anzi, il connubio tra essa e la componente “tecnica” dovrà essere virtuosa. Come lo fu, appunto, 28 anni fa con l’approdo a Palazzo Chigi dell’allora Governatore della Banca d’Italia.
In quel momento l’emergenza era un’altra. Il Paese stava assistendo al collasso del sistema dei partiti e alla più…
E ha al suo interno un obiettivo ben preciso: chiarire che la politica non verrà commissariata. Anzi, il connubio tra essa e la componente “tecnica” dovrà essere virtuosa. Come lo fu, appunto, 28 anni fa con l’approdo a Palazzo Chigi dell’allora Governatore della Banca d’Italia.
In quel momento l’emergenza era un’altra. Il Paese stava assistendo al collasso del sistema dei partiti e alla più…
Il modello è Carlo Azeglio Ciampi. Il governo del 1993. Un esecutivo “tecnico-politico”. E nessuna supremazia della tecnostruttura sui partiti. Ecco, la prima mossa di Mario Draghi è proprio questa. Una mano tesa ai partiti e ai gruppi parlamentari concordata già l’altro ieri sera con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La tela, infatti, che che l’ex presidente della Bce vuole stendere sulle consultazioni, è realizzata con un ordito cucito insieme al capo dello Stato.
E ha al suo interno un obiettivo ben preciso: chiarire che la politica non verrà commissariata. Anzi, il connubio tra essa e la componente “tecnica” dovrà essere virtuosa. Come lo fu, appunto, 28 anni fa con l’approdo a Palazzo Chigi dell’allora Governatore della Banca d’Italia.
In quel momento l’emergenza era un’altra. Il Paese stava assistendo al collasso del sistema dei partiti e alla più grande inchiesta che metteva sotto processo una intera classe dirigente: Mani pulite. Adesso la situazione è ovviamente diversa. L’emergenza è la stessa. E il governo reclamato dal Quirinale ha un solo “scopo”: uscire dalle secche virali dell’epidemia ed evitare l’abisso di una occasione persa, quella del Recovery Fund.
Il paradigma di Ciampi, allora, sta diventando il riferimento per coinvolgere le forze politiche e disinnescare le mine che sono state piazzate nel cammino che porta alla fiducia. Trappole stese anche a Palazzo Chigi. L’epicentro del terremoto attivato dalla nomina di Draghi, infatti, è nel Movimento 5Stelle. Ormai balcanizzato dalle correnti non resisterebbe a un gabinetto esclusivamente tecnico.
Quella parola, a prescindere dal suo significato contingente, è una sorta di tabù. E un esecutivo senza il sostegno dei grillini in questo Parlamento sarebbe almeno incauto. Nella storia repubblicana mai un governo è nato senza l’appoggio del gruppo parlamentare di maggioranza relativa. Non solo. Anche per il Pd, “SuperMario” si trasformerebbe in un problema se non ci fossero i pentastellati e si ritrovasse a concedergli la fiducia da solo insieme a Lega e Forza Italia.
L’ex capo della Banca Centrale europea e il Colle sanno che il tornante dei 5Stelle non si può aggirare. L’unica carta da spendere è quella di mutare l’immagine dell’incarico. Non un governo tecnico, ma politico. Con il meglio che i partiti possono offrire e mettere a disposizione. Per capirci: Draghi ha già sondato la disponibilità per alcuni incarichi ministeriali. Ed oltre ai nomi di esponenti delle professioni e delle istituzioni, ha saggiato la possibilità di alcune figure eminentemente politiche. Ad esempio, se potesse gradirebbe fortemente il ritorno di Paolo Gentiloni a Roma come ministro dell’Economia.
Ecco, il profilo è più o meno questo. Eccellenze esterne e interne ai partiti. E poichè il ventre molle dell’operazione resta comunque l’M5S da stamattina circola di mano in mano tra i deputati e senatori della maggioranza uscente l’articolo che Draghi ha scritto nel marzo scorso per il Financial Times. I Democratici stanno cercando di persuadere gi alleati sottolineando almeno due passaggi di quell’intervento: la necessità di aumentare il debito pubblico e il richiamo indiretto al reddito di sostegno per chi non lavora, qualcosa che assomiglia al pentastellato reddito di cittadinanza.
Per il Pd, del resto, la partecipazione grillina rappresenta infatti la condizione indispensabile per far sopravvivere il progetto politico dell’alleanza giallorossa. Solo insieme con Draghi possono presentarsi insieme alle prossime elezioni. Sia che si svolgano autunno (il 10 ottobre), sia che si tengano nella primavera del 2022 dopo l’elezione del nuovo Capo dello Stato, sia che si celebrino a scadenza naturale nel 2023. Il secondo ostacolo davanti a “SuperMario” è strettamente connesso al primo. E ha un nome: Giuseppe Conte. Il premier uscente - secondo i sospetti di molti democratici e di quasi tutti i pentastellati - si sta muovendo in queste ore per sabotare il “gabinetto di scopo”.
Non è passato inosservato al Qurinale, ad esempio, che non abbia profferito una sola parola per ringraziare il presidente della Repubblica o sul premier incaricato. Ma soprattutto, dem e grillini sospettano che ci sia lui dietro le impuntature di Vito Crimi con l’obiettivo di arrivare subito alle elezioni anticipate, ossia ad aprile, per incassare l’indice di popolarità fin qui acquisito. Il messaggio trasferito ad una parte dell’M5S è sostanzialmente questo: con me alle urne adesso molti di voi si salveranno, dopo nessuno può saperlo.
E se poi Draghi rinuncia, Mattarella riconsegna a me l’incarico e si va avanti con il Conte ter.Tutte suggestioni - vere o presunte che siano - che condizionano il dibattito tra i giallorossi. Per questo Draghi ha parlato a lungo con Conte. Per provare a ridimensionarne l’amarezza prospettandogli pure un coinvolgimento.
L’obiettivo, dunque, è conservare il precedente patto di coalizione e allargarlo. L’ex uomo di Francoforte vorrebbe allargarlo al numero più ampio di soggetti, compreso l’intero centrodestra. I Dem non sono contrari anche se considerano una prospettiva per il futuro solo il dialogo con una parte di Forza Italia per replicare a Roma la cosiddetta coalizione Ursula che domina il Parlamento europeo.©RIPRODUZIONE RISERVATA
E ha al suo interno un obiettivo ben preciso: chiarire che la politica non verrà commissariata. Anzi, il connubio tra essa e la componente “tecnica” dovrà essere virtuosa. Come lo fu, appunto, 28 anni fa con l’approdo a Palazzo Chigi dell’allora Governatore della Banca d’Italia.
In quel momento l’emergenza era un’altra. Il Paese stava assistendo al collasso del sistema dei partiti e alla più grande inchiesta che metteva sotto processo una intera classe dirigente: Mani pulite. Adesso la situazione è ovviamente diversa. L’emergenza è la stessa. E il governo reclamato dal Quirinale ha un solo “scopo”: uscire dalle secche virali dell’epidemia ed evitare l’abisso di una occasione persa, quella del Recovery Fund.
Il paradigma di Ciampi, allora, sta diventando il riferimento per coinvolgere le forze politiche e disinnescare le mine che sono state piazzate nel cammino che porta alla fiducia. Trappole stese anche a Palazzo Chigi. L’epicentro del terremoto attivato dalla nomina di Draghi, infatti, è nel Movimento 5Stelle. Ormai balcanizzato dalle correnti non resisterebbe a un gabinetto esclusivamente tecnico.
Quella parola, a prescindere dal suo significato contingente, è una sorta di tabù. E un esecutivo senza il sostegno dei grillini in questo Parlamento sarebbe almeno incauto. Nella storia repubblicana mai un governo è nato senza l’appoggio del gruppo parlamentare di maggioranza relativa. Non solo. Anche per il Pd, “SuperMario” si trasformerebbe in un problema se non ci fossero i pentastellati e si ritrovasse a concedergli la fiducia da solo insieme a Lega e Forza Italia.
L’ex capo della Banca Centrale europea e il Colle sanno che il tornante dei 5Stelle non si può aggirare. L’unica carta da spendere è quella di mutare l’immagine dell’incarico. Non un governo tecnico, ma politico. Con il meglio che i partiti possono offrire e mettere a disposizione. Per capirci: Draghi ha già sondato la disponibilità per alcuni incarichi ministeriali. Ed oltre ai nomi di esponenti delle professioni e delle istituzioni, ha saggiato la possibilità di alcune figure eminentemente politiche. Ad esempio, se potesse gradirebbe fortemente il ritorno di Paolo Gentiloni a Roma come ministro dell’Economia.
Ecco, il profilo è più o meno questo. Eccellenze esterne e interne ai partiti. E poichè il ventre molle dell’operazione resta comunque l’M5S da stamattina circola di mano in mano tra i deputati e senatori della maggioranza uscente l’articolo che Draghi ha scritto nel marzo scorso per il Financial Times. I Democratici stanno cercando di persuadere gi alleati sottolineando almeno due passaggi di quell’intervento: la necessità di aumentare il debito pubblico e il richiamo indiretto al reddito di sostegno per chi non lavora, qualcosa che assomiglia al pentastellato reddito di cittadinanza.
Per il Pd, del resto, la partecipazione grillina rappresenta infatti la condizione indispensabile per far sopravvivere il progetto politico dell’alleanza giallorossa. Solo insieme con Draghi possono presentarsi insieme alle prossime elezioni. Sia che si svolgano autunno (il 10 ottobre), sia che si tengano nella primavera del 2022 dopo l’elezione del nuovo Capo dello Stato, sia che si celebrino a scadenza naturale nel 2023. Il secondo ostacolo davanti a “SuperMario” è strettamente connesso al primo. E ha un nome: Giuseppe Conte. Il premier uscente - secondo i sospetti di molti democratici e di quasi tutti i pentastellati - si sta muovendo in queste ore per sabotare il “gabinetto di scopo”.
Non è passato inosservato al Qurinale, ad esempio, che non abbia profferito una sola parola per ringraziare il presidente della Repubblica o sul premier incaricato. Ma soprattutto, dem e grillini sospettano che ci sia lui dietro le impuntature di Vito Crimi con l’obiettivo di arrivare subito alle elezioni anticipate, ossia ad aprile, per incassare l’indice di popolarità fin qui acquisito. Il messaggio trasferito ad una parte dell’M5S è sostanzialmente questo: con me alle urne adesso molti di voi si salveranno, dopo nessuno può saperlo.
E se poi Draghi rinuncia, Mattarella riconsegna a me l’incarico e si va avanti con il Conte ter.Tutte suggestioni - vere o presunte che siano - che condizionano il dibattito tra i giallorossi. Per questo Draghi ha parlato a lungo con Conte. Per provare a ridimensionarne l’amarezza prospettandogli pure un coinvolgimento.
L’obiettivo, dunque, è conservare il precedente patto di coalizione e allargarlo. L’ex uomo di Francoforte vorrebbe allargarlo al numero più ampio di soggetti, compreso l’intero centrodestra. I Dem non sono contrari anche se considerano una prospettiva per il futuro solo il dialogo con una parte di Forza Italia per replicare a Roma la cosiddetta coalizione Ursula che domina il Parlamento europeo.©RIPRODUZIONE RISERVATA