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Crisi di governo, Draghi apre il tavolo: “Diamo speranza al Paese”. Il sì di Conte al governo

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Il presidente incaricato ha iniziato le consultazioni dalle forze minori ma può già contare sulla maggioranza uscente. Berlusconi a Roma per l’ok, Giorgetti vuole quello della Lega
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Come il marziano Kunt di Flaiano, Mario Draghi atterra con la sua astronave a Montecitorio già di mattina per studiare il terreno e gli abitanti del nuovo pianeta. Gli astri sono favorevoli: persino la sfinge Giuseppe Conte, dopo tre giorni di silenzio, dà il suo via libera con un inedito pronunciamiento di piazza dietro a un tavolino.

Lo hanno preceduto Luigi Di Maio e la scattista Virginia Raggi, lasciando con un palmo di naso Alessandro Di Battista. Beppe Grillo, l'altro oracolo silente, lascia filtrare che non si oppone. A patto che Draghi metta una patrimoniale sui ricchi.

Silvio Berlusconi figuriamoci, ha lasciato la villa in Provenza per esserci oggi di persona alle consultazioni. Stavolta niente delegazione unitaria del centrodestra, ognuno va per conto suo. La Meloni voterà no, Berlusconi sì, Salvini forse. Zingaretti naturalmente spera che SuperMario non ecceda e fermi il perimetro dei consensi al modello Ursula, che vuol dire la vecchia mag…
Come il marziano Kunt di Flaiano, Mario Draghi atterra con la sua astronave a Montecitorio già di mattina per studiare il terreno e gli abitanti del nuovo pianeta. Gli astri sono favorevoli: persino la sfinge Giuseppe Conte, dopo tre giorni di silenzio, dà il suo via libera con un inedito pronunciamiento di piazza dietro a un tavolino.

Lo hanno preceduto Luigi Di Maio e la scattista Virginia Raggi, lasciando con un palmo di naso Alessandro Di Battista. Beppe Grillo, l'altro oracolo silente, lascia filtrare che non si oppone. A patto che Draghi metta una patrimoniale sui ricchi.

Silvio Berlusconi figuriamoci, ha lasciato la villa in Provenza per esserci oggi di persona alle consultazioni. Stavolta niente delegazione unitaria del centrodestra, ognuno va per conto suo. La Meloni voterà no, Berlusconi sì, Salvini forse. Zingaretti naturalmente spera che SuperMario non ecceda e fermi il perimetro dei consensi al modello Ursula, che vuol dire la vecchia maggioranza più Forza Italia, lasciando a terra la Lega.

Già trema a quello che potrebbe succedere al primo barcone di migranti con un governo Bce-Papeete. Si capirà nei prossimi giorni, senza fretta, giacché Draghi è un pignolo e vuole fare le cose a modo suo. A sorpresa ha fissato un secondo giro di consultazioni all'inizio della prossima settimana.

Intorno al lungo tavolo nella sala della biblioteca di Montecitorio, intanto va liscia, liscissima. Anche perché i primi "terrestri" incontrati da Kunt-Draghi sono quelli che parlano la sua stessa lingua. Più Europa di Bonino e Della Vedova, Azione di Calenda, i Radicali italiani. L'entusiasmo è contagioso.

Uscendo per una frazione di secondo dall'algido aplomb francofortese (e dalle norme Covid), Draghi quasi abbraccia la Bonino: "Cara Emma, quanto tempo...". Il Palazzo intero, abituato ormai da anni a essere percorso da terrapiattisti, no vax, parlamentari in sandali e complottisti stile Qanon, assiste a questo rito con trepidazione. I commessi parlamentari, che ne hanno viste di tutti i colori, rifiatano. Nella sala dei busti, attigua a quella dove Draghi tiene le sue udienze, persino Enrico De Nicola e Alcide De Gasperi si guardano e sembrano sorridere, come i personaggi di Una notte al Museo.

Dentro Draghi prende appunti con una penna Bic mentre ascolta tutti. È solo, ad eccezione di due alti funzionari di Montecitorio che gli sono stati prestati per assisterlo: Paolo Nuvoli, direttore degli Affari generali, e Costantino Rizzuto, vicesegretario generale della Camera.

Tutti si chiedono se saranno questi due l'embrione dello staff. Dopo aver parlato con i più europeisti, Draghi si allarga in un sorriso: "Ma benissimo, siamo d'accordo su tutto!". La Bonino lo frena: "Caro presidente, con noi è facile. Ma non ti illudere, al Senato sarà un Vietnam pure per te". Intanto, fuori dalla porta, gli esponenti degli italiani all'estero "Maie" - Antonio Tasso e Ricardo Merlo - sono come i ballerini sudamericani di Paolo Conte, che "aspettan su una gamba l'ultima carità di un'altra rumba".

Erano pronti a danzare con Giuseppe Conte, Draghi va anche meglio. Bruno Tabacci, Centro democratico, è un paladino della prima ora e pronuncia la frase più sensata della giornata: "Al presidente Draghi non abbiamo posto alcuna condizione, perché non vogliamo metterci nel ridicolo". Prendere nota.

Il presidente incaricato parla poco. Magari non si fida neanche troppo. Da quello che filtra, la sua preoccupazione principale sono i vaccini, che arrivino a tutti e in fretta: "Bisogna ridare speranza a questo Paese che si è rinchiuso, immalinconito". È convinto che, una volta che la popolazione sarà immunizzata e i contagi caleranno, arriverà anche la ripresa. Ma non si ripartirà a razzo, nonostante i fondi del Recovery. "Sarà una ripresa lenta". Dietro l'angolo c'è la fine del blocco dei licenziamenti, a fine marzo.

Nemmeno il tempo della luna di miele e Draghi rischia di ritrovarsi con una bomba sociale che gli esplode in mano. Ne è ben consapevole, a detta di quelli che gli hanno parlato. "Il primo problema è trovare una exit strategy per questi lavoratori che resteranno a terra. Ci sono migliaia di imprese che non riapriranno e la soluzione non sono i sussidi ma gli investimenti che creano lavoro". Anche sul Recovery Plan ha le idee chiare. Tabacci è convinto che lo riscriverà daccapo.

Con i politici consultati ieri non si è sbilanciato troppo, ma ha detto che i soldi europei vanno spesi "con saggezza e intelligenza", su progetti mirati, anche perché un fallimento dell'Italia "avrebbe effetti negativi sull'intero processo di integrazione europea". Lo sono stati a sentire, tutti consapevoli che le banconote che ciascuno ha nel portafoglio portano il suo autografo in alto a sinistra.

All'ora di pranzo torna a casa dalla moglie Serena Cappello, se possibile più riservata del marito. A sera arrivano alla Camera gli ultimi sondati, il truppone dei moderati di centrodestra. Si chiamano Idea-Cambiamo (attenzione a non invertire la sequenza): Toti, Romani, Quagliariello, Lupi. Draghi ha un effetto calmante persino su Vittorio Sgarbi, senza sciarpa rossa e con la mascherina indosso. "Se nella squadra chiama Giorgio Palù è chiaro che anche io mi fiderei di quello che dice".
Del Cts evidentemente non si fida. Attorno al tavolo, poco prima, proprio Sgarbi è protagonista dell'unico fuori programma delle consultazioni. Mentre Draghi sta parlando, alza gli occhi e si accorge che lo smartphone del critico d'arte ha la torcia accesa. "Scusi che fa? Non mi starà per caso filmando?". Sgarbi si scusa e ripone il telefonino, si sarà sbagliato davvero?

Intanto fuori cala la sera. Draghi rincasa, ma stavolta dormirà ai parioli e non a Città della Pieve. Passa il corteo con la scorta e nella piazza non c'è già più nessuno. Il romano Draghi sa bene che ora tutti lo acclamano ma, come l'extraterrestre di Flaiano, presto o tardi arriverà anche per lui il momento "a Marzia', te scansi?".