"Considero impraticabile sommare i nostri voti a quelli della destra nazionalista di Salvini e Meloni. Perché con i razzisti proprio no: c'è un limite a tutto". Nicola Fratoianni, riconfermato segretario di Sinistra italiana e deputato di Liberi e uguali (Leu), vendoliano di formazione, chiude la porta a governi di unità nazionale.
Fratoianni, Leu è spaccata: voi di Sinistra italiana direte no a Draghi mentre i bersaniani sono propensi al sì?
"Vedremo cosa accadrà in queste ore. Intanto bene ha fatto il segretario dem Nicola Zingaretti a riunire gli alleati Pd-Leu-5Stelle. Scardinare questa alleanza è stato l'obiettivo principale dell'atto di vero e proprio teppismo politico di Renzi".
Insomma il no a Draghi non è ancora deciso?
"Non l'abbiamo ancora detto. L'evoluzione di questa crisi nata sotto il segno negativo di Renzi, ci ha fatto transitare da un governo politico con una maggioranza giallo-rossa a un lido che non conosciamo. Non credo personalmente che esistano governi tecnici o tantomeno neutri, perché ogni governo è un governo politico".
E lei come ritiene sarà il governo Draghi?
"Dipende evidentemente dalla maggioranza che lo sosterrà. Considero impraticabile sommare i nostri voti alla destra nazionalista di Salvini e Meloni. Perché con i razzisti proprio no: c'è un limite a tutto. E poi ci sarà da valutare l'aspetto dei contenuti, di programma".
Cosa vorreste nel programma?
"Se il governo che nasce continuerà nella difesa di chi è più debole dentro la crisi e quindi prorogherà il blocco dei licenziamenti, la cassa integrazione, il sostegno al reddito, gli investimenti nella sanità pubblica, è un conto. Se invece il governo a cui si lavora vuole il Ponte sullo Stretto, la flat tax ed è il governo di chi considera l'Arabia Saudita il nuovo Rinascimento, è tutt'altra cosa e non ci piace".
Fino al punto di lasciare cadere nel vuoto il drammatico appello del presidente Mattarella?
"Le preoccupazioni del capo dello Stato sono estremamente serie. Fintanto che è stato possibile, ci siamo battuti per difendere il governo Conte. In ogni caso è massimo il rispetto per il presidente della Repubblica, a prescindere dalla scelta se appoggiare o meno Draghi. Comunque noi non diciamo no a Draghi perché è un banchiere come ha sostenuto il grillino Di Battista: questa è una sciocchezza".
Preferireste andare alle urne?
"In questo momento è evidente che il voto sarebbe problematico, però appena possibile, può diventare una opzione necessaria".
In generale è la politica che ha fallito?
"Il rischio è che questa crisi per come si è svolta dia un colpo alla politica e alla sua credibilità. Perciò questo passaggio va politicizzato e il modo per farlo è rendere più evidenti le priorità su cui la politica si qualifica".
Immagina un governo tecnico o politico?
"Dico che serve un governo politicamente connotato. L'unità nazionale non mi convince. Non si può fare un governo "un po' e un po'", perché non può esserci un governo della flat tax e della riforma fiscale in senso progressivo, le due cose non stanno insieme".
Crede davvero che l'alleanza giallo-rossa possa continuare?
"È molto difficile. Ma difendere questa alleanza è uno sforzo che bisogna fare".
Ma la sinistra è diventata contiana di ferro per mancanza di leadership alternative?
"Conte ha lavorato bene in un momento di grande difficoltà ed è stato garanzia di sintesi dell'alleanza".