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Governo, Berlusconi alla fine non va da Draghi. Ma vuole essere lo zio del nuovo esecutivo

Silvio Berlusconi e Mario Draghi nel 2008 (fotogramma)
Il Cav salta l'incontro. Ma anche così resta lo Zione della Patria e quindi un po' anche dell'esecutivo dell'ex numero uno della Bce
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Carico di anni (84), gloria e misfatti, Silvio Berlusconi non ci sarà. Peccato, ma anche così resta lo Zione della Patria e quindi un po' anche del governo Draghi.

La lunga esperienza in berlusconologia induce a pensare che, invece di zio, egli si annoveri fra i Padri della Patria da sempre. Nel 2013 circolava l'ipotesi di affidargli la guida di una certa "Convenzione" per la solita riforma costituzionale, ma non se ne fece nulla. L'anno seguente la dignità paternale riscappò brevemente fuori intorno al patto del Nazareno, però il Cavaliere venne inviato, non proprio con onore, presso la Sacra Famiglia di Cesano Boscone.

La politica italiana è densa, concitata e stramba, ma il fatto che replichi incessantemente se stessa fa sì che molto si dimentichi. Così, quando eurodeputati di Forza Italia compirono la svolta antisovranista votando Ursula, di nuovo Berlusconi assaporò quel benedetto riconosciment…

Carico di anni (84), gloria e misfatti, Silvio Berlusconi non ci sarà. Peccato, ma anche così resta lo Zione della Patria e quindi un po' anche del governo Draghi.

La lunga esperienza in berlusconologia induce a pensare che, invece di zio, egli si annoveri fra i Padri della Patria da sempre. Nel 2013 circolava l'ipotesi di affidargli la guida di una certa "Convenzione" per la solita riforma costituzionale, ma non se ne fece nulla. L'anno seguente la dignità paternale riscappò brevemente fuori intorno al patto del Nazareno, però il Cavaliere venne inviato, non proprio con onore, presso la Sacra Famiglia di Cesano Boscone.

La politica italiana è densa, concitata e stramba, ma il fatto che replichi incessantemente se stessa fa sì che molto si dimentichi. Così, quando eurodeputati di Forza Italia compirono la svolta antisovranista votando Ursula, di nuovo Berlusconi assaporò quel benedetto riconoscimento. Vennero rispolverati i trascorsi europeisti, invero controversi, del Cavaliere e il sostegno dato (assai più di Tremonti) a Draghi per la Bce. Almeno cinque volte negli ultimi mesi Berlusconi l'ha rivendicato, forse con un po' d'amarezza per il mancato grazie. Sul piano diplomatico, al netto dell'autonomo prestigio di Draghi, fu un'operazione abile, come ha riconosciuto Enrico Letta, realizzata sull'asse Francia-Spagna (e senza evocare antiche rime). Ma al dunque: politica ingrata!

Ora, è vero che rispetto a Salvini il Cavaliere sembra un vero moderato; così come è vero, detto da Prodi, che la vecchiaia gli ha portato "saggezza". Sennonché, lungi dall'essere "un paese di merda" (intercettazione, settembre 2011), l'Italia è un paese così fantastico da contemplare, accanto ai Padri della Patria, anche la figura dell'anziano zio scapestrato, ma simpatico, uno che molto ha amato, molto ha fatto la grana, molto ha pure sbagliato, ma è buono e a differenza da tanti veri capi italiani, l'ha fatta franca.

Non è stato un anno facile. Zio Silvio ha abbandonato Palazzo Grazioli, ha proceduto alla sostituzione sentimentale di Pascale, ha avuto il Covid è asserragliato a Valbonne, Provenza. Ogni tanto qualche tribunale lo convoca per Ruby ter o quater; ogni tanto qualche certificato medico lo giustifica. Da un po' s'intrattiene con il chirurgo-influencer Giacomo Urtis, reduce dal GF. Di recente ha rivelato - ah, le belle gaffes internazionali! - che i pescatori siciliani li ha liberati il suo amico Putin. Ma da remoto niente storielle, "e poi, Presidente, quella del carciofo è meglio di no...". Salvini e Meloni, cattivoni, cercano di fargli credere che lo porteranno al Quirinale.