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Crisi di governo, Di Battista e Meloni: il tavolo per due dell’opposizione

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Dopo aver condiviso la simpatia per Trump, la condanna di Obama e gli anatemi a Soros, eccoli soli contro il governo Draghi. Ma con almeno un fan sicuro: Di Battista senior. Tra loro polemiche garbate, una volta il grillino le disse: "Finta populista". Li divideva solo l'aggettivo
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A Giorgia Meloni va riconosciuto il merito di aver posto le basi per favorire almeno un ricongiungimento familiare, seppure solo domestico: quello tra Alessandro Di Battista e il padre, Vittorio di nome e littorio di fede. Mentre il governo Draghi parte con il consenso dei quattro quinti della politica italiana, all'opposizione restano quasi solo lei e lui, l'ultradestra e l'ultraDibba.

Contrari a questo governo Draghi che il fascistissimo Di Battista senior non esiterebbe a definire "badogliano", dal maresciallo eponimo della Patria tradita, insulto che invece Meloni non rivolgerebbe mai a Draghi ma che a sua volta usa quando è al colmo dell'ira e dello sprezzo. Come quando Alessandra Mussolini si vantò, vai a sapere se a torto o ragione, di aver boicottato la sua corsa al Campidoglio e la leader di Fratelli d'Italia la espulse dall'album di famiglia: "Fa un certo effetto vedere una Mussolini vantarsi di una badogliata".

Per…
A Giorgia Meloni va riconosciuto il merito di aver posto le basi per favorire almeno un ricongiungimento familiare, seppure solo domestico: quello tra Alessandro Di Battista e il padre, Vittorio di nome e littorio di fede. Mentre il governo Draghi parte con il consenso dei quattro quinti della politica italiana, all'opposizione restano quasi solo lei e lui, l'ultradestra e l'ultraDibba.

Contrari a questo governo Draghi che il fascistissimo Di Battista senior non esiterebbe a definire "badogliano", dal maresciallo eponimo della Patria tradita, insulto che invece Meloni non rivolgerebbe mai a Draghi ma che a sua volta usa quando è al colmo dell'ira e dello sprezzo. Come quando Alessandra Mussolini si vantò, vai a sapere se a torto o ragione, di aver boicottato la sua corsa al Campidoglio e la leader di Fratelli d'Italia la espulse dall'album di famiglia: "Fa un certo effetto vedere una Mussolini vantarsi di una badogliata".

Per carità, nessuna collusione tra Meloni e Di Battista, nessuna banale teoria degli estremi che si toccano. Solo echi, consonanze, suggestioni comuni come le pose tribunizie e la scelta in distonia con i quartieri romani di origine, la rossa Garbatella lei, la nera Vigna Clara lui. Si marcia contro (per non marcire, si diceva dalle parti di Meloni) e si fa un tratto di strada insieme.

La più "bruna" dei leader di partito, che ha ridato casa e futuro al simbolo storico del Movimento sociale italiano, la fiamma che arde sulla bara stilizzata di Mussolini (ma guai a parlarle di nostalgie: "Sono nata nel 1977", dice sempre per tagliare corto sull'argomento) e il più "rossobruno" dei grillini, l'attivista senza macchia che ha fuso il bignami dell'antimperialista da liceo occupato con il format di Pechino express, i reportage esotici sempre dalla parte di quello che una volta si chiamava Terzo mondo, un universo al quale Dibba applica rigorosamente la vecchia dottrina dell'uno vale uno, l'indio guatemalteco come l'ayatollah iraniano come il mandarino cinese, in fondo tutti uniti dalla lotta al Sistema, ai Poteri Forti e a un altro elenco di maiuscole che potete immaginare. Le stesse che la giovane Meloni combatteva quando a metà dei Novanta era già la più promettente tra i post missini che facevano riferimento alla storica sezione romana di Colle Oppio (ma guai a parlarle del Fronte della gioventù, e che siamo nel Novecento?).

Giorgia e Alessandro, i nemici del mondialismo che non votano la fiducia all'apostolo delle élite e del cosmopolitismo. Giorgia e Alessandro, che se ascoltano in sequenza la parola George e la parola Soros mettono mano alla fondina, lei pungolata dalle critiche del finanziere ("È nemica della Ue") disse che era "orgogliosa di essere nemica di uno che finanzia l'immigrazione di massa e per questo piace alla sinistra mondialista", e daje, lui per insolentire Salvini lo apostrofò così: "Sei peggio di Soros". Giorgia e Alessandro che due anni fa andarono la stessa sera in tv, una ospite a La7 e l'altro in Rai, e a distanza di pochi minuti mostrarono alla telecamera un fac-simile del franco coloniale francese per deplorare l'imperialismo di Parigi in Africa.

Ma i due tengono all'autonomia e ogni tanto si sfottono pure. Dopo le regionali abruzzesi vinte della destra Meloni fece una battuta: "Il M5S ha rimesso in campo Di Battista e abbiamo preso il 50 per cento". Il grillino, nel picco polemico anti-meloniano, le ha dato della "finta populista" e non occorre specificare chi sia quello vero.
Polemiche garbate. Non potrebbe essere altrimenti quando si condivide la vision, come dicono gli americani.

Ecco, proprio loro possono testimoniare quanto fosse scritta la sintonia di queste ore. "Trump è meglio di quel golpista di Obama", disse Di Battista elogiando il disimpegno Usa dalla Siria. "Obama è il peggior presidente di sempre", sta scritto nel libro di storia della leader di FdI, che nel gennaio scorso, mentre i fan di Trump sconfitto, da lui radunati e sobillati, assaltavano il Campidoglio di Washington, twittava "le violenze cessino subito come richiesto da Trump", unica ad attribuire al piromane il merito di aver domato l'incendio. Nel fronte antimondialista funziona così: il golpe c'è quando non c'è e non c'è quando c'è.
Del resto, Dibba è rinomato per la dialettica così spigliata da sopravvivere all'assenza di logica, e funziona per questo, perché come nei programmi di Maria De Filippi, ai quali si presentò ventenne per un provino, non conta se ciò che hai detto adesso è in linea con quanto hai sostenuto cinque minuti fa. Conta l'effetto. Conta il momento.

Qualche anno fa, sul blog di Grillo, Di Battista scrisse un pezzo sull'Isis nel quale chiedeva che la si smettesse "di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale non si intavola una discussione". Poi, pochi giorni dopo, lo invitarono al forum di Cernobbio e disse: "Non vado, lì c'è brutta gente". Dibba è maieutico con i terroristi ma inflessibile con i finanzieri.

Ora l'allineamento dei pianeti è irripetibile. Di Battista all'opposizione con i fratelli (d'Italia) e il padre. Che avrà certo meno imbarazzo, di qui in avanti, a tuonare contro gli altri grillini venduti al Sistema. Di Battista, comunque, lo aveva difeso anche prima: "Stimo mio padre, è il fascista più liberale che ci sia". Perché Dibba è un generoso e un creativo: se serve alla causa e agli affetti trova il modo di far convivere fascismo e liberalismo, ma non chiedetegli di fare l'unità nazionale con Brunetta. C'è un limite a tutto. Quanto a Meloni, la sua - ha detto - sarà un'opposizione responsabile. Alla fine, non è escluso che possa cavarsela così: Draghi? Ha fatto anche cose buone.