Rocco Casalino sa di essere molte cose insieme. Il ragazzo che faceva strategie nel confessionale del Grande fratello e l’uomo che spiega il Movimento ad Angela Merkel mentre mangiano una coscia di pollo panata. Il bambino che ha sofferto l’indigenza estrema, la violenza del padre, il bullismo e il razzismo in Germania e lo stratega delle "Ong taxi del mare" e del balcone su cui Di Maio annunciò di aver abolito la povertà. Quel che racconta, nella sua biografia – Il portavoce, in uscita per Piemme il 16 febbraio – è insieme la storia di un’ossessione, il reality vissuto come uno stigma, e quella di un riscatto, “quando sono entrato nel Movimento mi guardavano con schifo, mi sono guadagnato il loro rispetto”.
Questo libro si apre in modo molto crudo: la violenza di suo padre su sua madre, soprattutto, poi su lei e sua sorella. Il “devi morire” che ha pronunciato l’ultima volta in cui l&rsq…
Questo libro si apre in modo molto crudo: la violenza di suo padre su sua madre, soprattutto, poi su lei e sua sorella. Il “devi morire” che ha pronunciato l’ultima volta in cui l&rsq…
Rocco Casalino sa di essere molte cose insieme. Il ragazzo che faceva strategie nel confessionale del Grande fratello e l’uomo che spiega il Movimento ad Angela Merkel mentre mangiano una coscia di pollo panata. Il bambino che ha sofferto l’indigenza estrema, la violenza del padre, il bullismo e il razzismo in Germania e lo stratega delle "Ong taxi del mare" e del balcone su cui Di Maio annunciò di aver abolito la povertà. Quel che racconta, nella sua biografia – Il portavoce, in uscita per Piemme il 16 febbraio – è insieme la storia di un’ossessione, il reality vissuto come uno stigma, e quella di un riscatto, “quando sono entrato nel Movimento mi guardavano con schifo, mi sono guadagnato il loro rispetto”.
Questo libro si apre in modo molto crudo: la violenza di suo padre su sua madre, soprattutto, poi su lei e sua sorella. Il “devi morire” che ha pronunciato l’ultima volta in cui l’ha visto, in un letto d’ospedale. Ha davvero perdonato, l’estate scorsa, il 10 agosto, in quel cimitero in cui è corso a dirgli addio?
"E' difficile, quando hai una ferita così grande. Anche solo poterne parlare, raccontarlo, ha richiesto un lavoro enorme su me stesso. Perché da un lato c’è la rabbia, il dolore, ma dall’altro c’è il fatto che quello è tuo padre e questo legame, ti piaccia o no, non puoi reciderlo. Parlarne in quel modo, nel libro, anche quella in fondo è stata una violenza per me, un nuovo dolore. Però è servito, mi ha aiutato a superare questa lacerazione, a guarire e forse grazie a questo sono riuscito a perdonarlo davvero".
Ci sono due figure di cui parla come fossero paterne: Giuseppe Conte e Gianroberto Casaleggio.
"E’ così, entrambi rappresentano per me un modello positivo, un esempio di cosa voglia dire essere uomo e padre, un riferimento che a me è mancato. Sono legato ad entrambi da un profondo sentimento di stima e affetto".
Di Casaleggio dice: "Nessuno mi ha mai fatto sentire così protetto". Noi osservatori ricordiamo il Casaleggio punitivo, dall’espulsione facile. Lei ne fa un ritratto opposto.
"Quello che gli osservatori esterni vedevano erano il suo rigore morale e la sua granitica coerenza. Erano doti necessarie per preservare e proteggere la creatura sua e di Beppe Grillo, quel Movimento con cui sognava di cambiare il Paese. Per questo allontanava i nemici, specie se interni, agiva come fa una leonessa con i suoi cuccioli".
Non sopporta chi finge umiltà, scrive, e infatti traspare la sua consapevolezza di aver partecipato al successo elettorale del Movimento. Di esserne stato in qualche modo l'artefice Questo libro esce nei giorni in cui “il portavoce” lascia Palazzo Chigi. E contiene almeno cinque vite: quella del bambino figlio di immigrati bullizzato dai tedeschi; del ragazzo che in Puglia scopre i sentimenti e il comunismo; il grande Fratello e i soldi facili; poi ancora il giornalismo e l’inizio dell’avventura con il M5S. Quale sarà la sesta? Cosa pensa di fare, ora, Rocco Casalino?
"Una parte di me, quella profondamente legata al Movimento, mi spinge a tornare lì, anche in vista di una campagna elettorale che non vedo poi così lontana. So che potrei dare un contributo fondamentale. Un’altra parte di me, però, è tentata da nuove esperienze, nuovi progetti, quindi non ho ancora deciso, vedremo".
Scrive più volte che ottiene sempre quello che vuole. Lo pensa ancora? Anche dopo una sconfitta così cocente?
"Sono fortemente convinto che alle prossime elezioni, magari tra un anno o un anno e mezzo, il Movimento possa recuperare consensi, se lo merita. Ma dobbiamo già adesso iniziare a lavorarci. Vivo in una sorta di stato d’ansia perché vorrei si agisse già in un’ottica di campagna elettorale subito".
La descrizione della sua vita in Germania, gli insulti, il “divoraspaghetti”, la sabbia messa dai colleghi nel cibo di sua madre, le baracche, la povertà che ha conosciuto mi rendono difficile capire come possa essere stato lei a promuovere slogan come le "Ong taxi del mare" e ad avallare politiche così dure contro i migranti.
"L’immigrazione è un tema complesso, sono convinto che bisogna trovare un modo per regolarizzare i flussi dei migranti in modo da evitare che la situazione possa degenerare e che da questa degenerazione possa far crescere intolleranza e razzismo".
Il Grande fratello torna in modo ossessivo. Lo definisce la sua “lettera scarlatta”.
"Il primo GF era un esperimento, un’avanguardia nel campo televisivo, solo dopo ha cominciato ad assumere un valore negativo, a causa anche di una certa intellighenzia che criticava i partecipanti. C’è una sorta di snobismo intellettuale che ha portato a una forma di discriminazione verso chi a vario titolo aveva a che fare con quel mondo. Non è molto diversa dalle altre forme di discriminazione più comuni, alla base c’è sempre la presunzione di essere migliori. Credo che questo sia uno dei mali del nostro Paese e nel mio caso queste discriminazioni le ho subite tutte".
La televisione, lo racconta lei stesso, le ha fatto tirar fuori il lato peggiore di sé, quello che ha mostrato un giorno davanti alle telecamere delle Iene, quando arrivò a dire che per mantenere il suo tenore di vita avrebbe fatto qualsiasi cosa. Ma è stato lei a spingere il Movimento a superare il suo tabù per la tv, a usarla. E’ come se fosse convinto – dopo esserne stato a suo modo manipolato – di saperla manipolare.
"Ho fatto tantissima televisione dopo il Gf e quando ho cominciato a lavorare come giornalista a Telelombardia. E' un mezzo di cui conosco le regole, il linguaggio. Manipolarla è una parola che non mi piace e non mi rispecchia, preferisco piuttosto dire che so usarla in maniera efficace, come è normale che sappia fare un comunicatore di professione. La tv è uno strumento da maneggiare con cura: ancora oggi vengo ricordato per alcuni interventi televisivi dove chiaramente interpretavo un personaggio costruito, paradossale, come se quella fosse davvero la mia natura".
C’è molto di personale nel suo libro. Soprattutto, la scoperta – avvenuta per strappi - della sua omosessualità. Sulla quale dice delle cose che le attireranno molte critiche: la prima, che era meglio quando l’omosessualità si doveva nascondere. Ne è sicuro?
"In quel passaggio mi riferisco all’erotismo che derivava anche dalla costrizione di vivere le proprie esperienze segretamente. E’ chiaro che sono molto felice che oggi l’omosessualità sia (più o meno) accettata dalla società".
Scrive che se esistesse una pillola per diventare etero, la prenderebbe.
"Ho vissuto questa esperienza con sofferenza, per la difficoltà di trovare un amore stabile. Ancora oggi sono convinto che se fossi stato etero avrei trovato il grande amore della mia vita".
Questa frase, lo ammette lei stesso nel libro, farà male al suo compagno. Come mai ha deciso di tirare fuori dei lati così fragili di sé, come il terrore di dormire da solo?
"Volevo che questo libro fosse vero. Ogni volta che provavo ad alleggerire le mie fragilità, mi sembrava un libro non autentico. Anche i riferimenti a mio padre: li toglievo e poi li rimettevo. Quindi alla fine ho deciso di lasciare tutto".
Dall’esergo, dalle parole di Pier Paolo Pasolini, si capisce quanto sia forte il legame con sua madre. Era con lei la mattina del giuramento del governo Conte. Cos’ha pensato quel giorno?
"Ero felice per lei più che per me: dopo una vita così difficile e amara, avere un figlio che arriva a Palazzo Chigi a lavorare come portavoce del Presidente del Consiglio è stato un motivo di vanto e di orgoglio. Siamo sempre stati una famiglia molto semplice".
Una cosa che viene fuori dal libro, e meno nella vita, è il suo attaccamento al Sud. Come se fosse una specie di riscoperta. E’ così?
"Il Sud è la mia vera identità, la mia vera casa, il mio vero grande amore. Lì ci sono le mie radici e tutto ciò che sono".
Della maestra comunista e del suo passato in Rifondazione aveva detto, ma di quella volta in cui Walter Veltroni - conosciuto grazie a Barbara Palombelli e Francesco Rutelli - voleva candidarla a Brindisi no. Si è mai pentito di non essere entrato in politica allora?
"No, con il senno di poi riconosco che all’epoca non ero ancora pronto. Sono molto soddisfatto del percorso che ho fatto".
E fu la Lega a farla cacciare da Telelombardia.
"Così mi dissero i vertici dell’emittente, ma non ne ho mai avuto le prove".
Un po’ della voglia di scandalizzare, di scardinare le convenzioni, che viveva a Ceglie Messapica, e poi in tv, le è rimasta in politica. E’ stato un bene o un male?
"Credo sia stato un bene, mi ha permesso di non cadere nel banale, nel conformismo. Questo mi resterà per sempre. Ma è anche una dote che va dosata con cura, specie in un mondo dove la forma e le regole hanno grande importanza".
Davvero quando scrivevate i discorsi chiedeva a Conte: “Ma zia a Ceglie capirebbe?”.
"Sì, e lui rivedeva tutto di persona sempre, dà molta importanza alle parole. Quello che manca ai politici oggi è la capacità di parlare a tutti, anche alle persone semplici, di essere comprensibile. Quando si è troppo nel Palazzo si rischia di finire per parlare un linguaggio alieno dalla realtà e dai bisogni reali dei cittadini".
Chi è Rocco Casalino, quello che spiega a frau Merkel il Movimento o quello che scrive, ancora oggi, che quando i 5 stelle sono entrati in Parlamento tutti erano contro di loro perché i media rispondono a interessi oscuri del sistema?
"Rocco Casalino è tante cose, tutte nel mio libro. E ad ogni modo non credo che i media rispondano a interessi oscuri del sistema, ma che alle spalle abbiano degli interessi - molto spesso nemmeno troppo oscuri - quello sì".
Ha ammesso che i retroscena sono spesso veri. Ricordando che Casaleggio diceva: se siamo in tre, due sono di troppo.
"E’ una cosa che mi diceva Gianroberto e che mi faceva molto sorridere. Aveva ragione: molto spesso quando facevamo le riunioni in tre, usciva tutto".
Si identifica in Tess, la Melanie Griffith di "Una donna in carriera".
"Sono una persona semplice, quindi è chiaro che esattamente come lei che a New York era riuscita ad arrivare ai vertici, anche io sono orgoglioso di essere riuscito in qualche modo ad arrivare dove mai avrei pensato".
Parla più di sliding doors che di errori in questo libro, come se ritenesse di non averne fatti. C’è stato un errore che secondo lei ha portato alla fine – per ora – della sua esperienza di portavoce?
"Impossibile pensare di non aver mai sbagliato. Ma rispetto alla fine del governo Conte, mi lasci dire che anche se si rappresenta una piccola percentuale nel Paese, si può avere un numero di parlamentari sufficienti a far cadere un governo. In Italia purtroppo questo potere lo hanno avuto in 50 anni tantissimi partiti, e questo spiega il numero altissimo di Presidenti del Consiglio rispetto alla Germania ad esempio. Questo è il vero male del Paese e la forza della Germania. Devono essere i cittadini però a punire chi alimenta instabilità".
Forse non doveva fidarsi dei responsabili?
"Non è una questione di fidarsi, è stata un’operazione trasparente. Un tentativo - di fronte a chi aveva già deciso di far cadere Conte – di verificare se c’era chi ancora voleva dare una mano per realizzare le cose che ancora si potevano fare".
L’addio di Di Battista potrebbe essere l’inizio di una scissione. Secondo lei è ancora evitabile?
"Conosco Di Battista benissimo e sono fermamente convinto della sua assoluta buona fede e della sua grandezza d’animo. Non credo che farà qualcosa che possa danneggiare il M5S. Io penso che si possa ricucire, magari serve la persona giusta che possa riportare l’armonia nel Movimento".
Potrebbe essere Conte?
"Spero che i destini di Conte e del Movimento siano destinati a intersecarsi".
Dia un consiglio da spin doctor a Beppe Grillo, Roberto Fico, Luigi Di Maio.
"Questa è un’occasione per un upgrade e per un rinnovamento del Movimento. Approfittiamone, le elezioni non sono lontane e, come ripeto sempre, l’obiettivo deve essere il raggiungimento del 30-35% dei consensi".
Questo libro si apre in modo molto crudo: la violenza di suo padre su sua madre, soprattutto, poi su lei e sua sorella. Il “devi morire” che ha pronunciato l’ultima volta in cui l’ha visto, in un letto d’ospedale. Ha davvero perdonato, l’estate scorsa, il 10 agosto, in quel cimitero in cui è corso a dirgli addio?
"E' difficile, quando hai una ferita così grande. Anche solo poterne parlare, raccontarlo, ha richiesto un lavoro enorme su me stesso. Perché da un lato c’è la rabbia, il dolore, ma dall’altro c’è il fatto che quello è tuo padre e questo legame, ti piaccia o no, non puoi reciderlo. Parlarne in quel modo, nel libro, anche quella in fondo è stata una violenza per me, un nuovo dolore. Però è servito, mi ha aiutato a superare questa lacerazione, a guarire e forse grazie a questo sono riuscito a perdonarlo davvero".
Ci sono due figure di cui parla come fossero paterne: Giuseppe Conte e Gianroberto Casaleggio.
"E’ così, entrambi rappresentano per me un modello positivo, un esempio di cosa voglia dire essere uomo e padre, un riferimento che a me è mancato. Sono legato ad entrambi da un profondo sentimento di stima e affetto".
Di Casaleggio dice: "Nessuno mi ha mai fatto sentire così protetto". Noi osservatori ricordiamo il Casaleggio punitivo, dall’espulsione facile. Lei ne fa un ritratto opposto.
"Quello che gli osservatori esterni vedevano erano il suo rigore morale e la sua granitica coerenza. Erano doti necessarie per preservare e proteggere la creatura sua e di Beppe Grillo, quel Movimento con cui sognava di cambiare il Paese. Per questo allontanava i nemici, specie se interni, agiva come fa una leonessa con i suoi cuccioli".
Non sopporta chi finge umiltà, scrive, e infatti traspare la sua consapevolezza di aver partecipato al successo elettorale del Movimento. Di esserne stato in qualche modo l'artefice Questo libro esce nei giorni in cui “il portavoce” lascia Palazzo Chigi. E contiene almeno cinque vite: quella del bambino figlio di immigrati bullizzato dai tedeschi; del ragazzo che in Puglia scopre i sentimenti e il comunismo; il grande Fratello e i soldi facili; poi ancora il giornalismo e l’inizio dell’avventura con il M5S. Quale sarà la sesta? Cosa pensa di fare, ora, Rocco Casalino?
"Una parte di me, quella profondamente legata al Movimento, mi spinge a tornare lì, anche in vista di una campagna elettorale che non vedo poi così lontana. So che potrei dare un contributo fondamentale. Un’altra parte di me, però, è tentata da nuove esperienze, nuovi progetti, quindi non ho ancora deciso, vedremo".
Scrive più volte che ottiene sempre quello che vuole. Lo pensa ancora? Anche dopo una sconfitta così cocente?
"Sono fortemente convinto che alle prossime elezioni, magari tra un anno o un anno e mezzo, il Movimento possa recuperare consensi, se lo merita. Ma dobbiamo già adesso iniziare a lavorarci. Vivo in una sorta di stato d’ansia perché vorrei si agisse già in un’ottica di campagna elettorale subito".
La descrizione della sua vita in Germania, gli insulti, il “divoraspaghetti”, la sabbia messa dai colleghi nel cibo di sua madre, le baracche, la povertà che ha conosciuto mi rendono difficile capire come possa essere stato lei a promuovere slogan come le "Ong taxi del mare" e ad avallare politiche così dure contro i migranti.
"L’immigrazione è un tema complesso, sono convinto che bisogna trovare un modo per regolarizzare i flussi dei migranti in modo da evitare che la situazione possa degenerare e che da questa degenerazione possa far crescere intolleranza e razzismo".
Il Grande fratello torna in modo ossessivo. Lo definisce la sua “lettera scarlatta”.
"Il primo GF era un esperimento, un’avanguardia nel campo televisivo, solo dopo ha cominciato ad assumere un valore negativo, a causa anche di una certa intellighenzia che criticava i partecipanti. C’è una sorta di snobismo intellettuale che ha portato a una forma di discriminazione verso chi a vario titolo aveva a che fare con quel mondo. Non è molto diversa dalle altre forme di discriminazione più comuni, alla base c’è sempre la presunzione di essere migliori. Credo che questo sia uno dei mali del nostro Paese e nel mio caso queste discriminazioni le ho subite tutte".
La televisione, lo racconta lei stesso, le ha fatto tirar fuori il lato peggiore di sé, quello che ha mostrato un giorno davanti alle telecamere delle Iene, quando arrivò a dire che per mantenere il suo tenore di vita avrebbe fatto qualsiasi cosa. Ma è stato lei a spingere il Movimento a superare il suo tabù per la tv, a usarla. E’ come se fosse convinto – dopo esserne stato a suo modo manipolato – di saperla manipolare.
"Ho fatto tantissima televisione dopo il Gf e quando ho cominciato a lavorare come giornalista a Telelombardia. E' un mezzo di cui conosco le regole, il linguaggio. Manipolarla è una parola che non mi piace e non mi rispecchia, preferisco piuttosto dire che so usarla in maniera efficace, come è normale che sappia fare un comunicatore di professione. La tv è uno strumento da maneggiare con cura: ancora oggi vengo ricordato per alcuni interventi televisivi dove chiaramente interpretavo un personaggio costruito, paradossale, come se quella fosse davvero la mia natura".
C’è molto di personale nel suo libro. Soprattutto, la scoperta – avvenuta per strappi - della sua omosessualità. Sulla quale dice delle cose che le attireranno molte critiche: la prima, che era meglio quando l’omosessualità si doveva nascondere. Ne è sicuro?
"In quel passaggio mi riferisco all’erotismo che derivava anche dalla costrizione di vivere le proprie esperienze segretamente. E’ chiaro che sono molto felice che oggi l’omosessualità sia (più o meno) accettata dalla società".
Scrive che se esistesse una pillola per diventare etero, la prenderebbe.
"Ho vissuto questa esperienza con sofferenza, per la difficoltà di trovare un amore stabile. Ancora oggi sono convinto che se fossi stato etero avrei trovato il grande amore della mia vita".
Questa frase, lo ammette lei stesso nel libro, farà male al suo compagno. Come mai ha deciso di tirare fuori dei lati così fragili di sé, come il terrore di dormire da solo?
"Volevo che questo libro fosse vero. Ogni volta che provavo ad alleggerire le mie fragilità, mi sembrava un libro non autentico. Anche i riferimenti a mio padre: li toglievo e poi li rimettevo. Quindi alla fine ho deciso di lasciare tutto".
Dall’esergo, dalle parole di Pier Paolo Pasolini, si capisce quanto sia forte il legame con sua madre. Era con lei la mattina del giuramento del governo Conte. Cos’ha pensato quel giorno?
"Ero felice per lei più che per me: dopo una vita così difficile e amara, avere un figlio che arriva a Palazzo Chigi a lavorare come portavoce del Presidente del Consiglio è stato un motivo di vanto e di orgoglio. Siamo sempre stati una famiglia molto semplice".
Una cosa che viene fuori dal libro, e meno nella vita, è il suo attaccamento al Sud. Come se fosse una specie di riscoperta. E’ così?
"Il Sud è la mia vera identità, la mia vera casa, il mio vero grande amore. Lì ci sono le mie radici e tutto ciò che sono".
Della maestra comunista e del suo passato in Rifondazione aveva detto, ma di quella volta in cui Walter Veltroni - conosciuto grazie a Barbara Palombelli e Francesco Rutelli - voleva candidarla a Brindisi no. Si è mai pentito di non essere entrato in politica allora?
"No, con il senno di poi riconosco che all’epoca non ero ancora pronto. Sono molto soddisfatto del percorso che ho fatto".
E fu la Lega a farla cacciare da Telelombardia.
"Così mi dissero i vertici dell’emittente, ma non ne ho mai avuto le prove".
Un po’ della voglia di scandalizzare, di scardinare le convenzioni, che viveva a Ceglie Messapica, e poi in tv, le è rimasta in politica. E’ stato un bene o un male?
"Credo sia stato un bene, mi ha permesso di non cadere nel banale, nel conformismo. Questo mi resterà per sempre. Ma è anche una dote che va dosata con cura, specie in un mondo dove la forma e le regole hanno grande importanza".
Davvero quando scrivevate i discorsi chiedeva a Conte: “Ma zia a Ceglie capirebbe?”.
"Sì, e lui rivedeva tutto di persona sempre, dà molta importanza alle parole. Quello che manca ai politici oggi è la capacità di parlare a tutti, anche alle persone semplici, di essere comprensibile. Quando si è troppo nel Palazzo si rischia di finire per parlare un linguaggio alieno dalla realtà e dai bisogni reali dei cittadini".
Chi è Rocco Casalino, quello che spiega a frau Merkel il Movimento o quello che scrive, ancora oggi, che quando i 5 stelle sono entrati in Parlamento tutti erano contro di loro perché i media rispondono a interessi oscuri del sistema?
"Rocco Casalino è tante cose, tutte nel mio libro. E ad ogni modo non credo che i media rispondano a interessi oscuri del sistema, ma che alle spalle abbiano degli interessi - molto spesso nemmeno troppo oscuri - quello sì".
Ha ammesso che i retroscena sono spesso veri. Ricordando che Casaleggio diceva: se siamo in tre, due sono di troppo.
"E’ una cosa che mi diceva Gianroberto e che mi faceva molto sorridere. Aveva ragione: molto spesso quando facevamo le riunioni in tre, usciva tutto".
Si identifica in Tess, la Melanie Griffith di "Una donna in carriera".
"Sono una persona semplice, quindi è chiaro che esattamente come lei che a New York era riuscita ad arrivare ai vertici, anche io sono orgoglioso di essere riuscito in qualche modo ad arrivare dove mai avrei pensato".
Parla più di sliding doors che di errori in questo libro, come se ritenesse di non averne fatti. C’è stato un errore che secondo lei ha portato alla fine – per ora – della sua esperienza di portavoce?
"Impossibile pensare di non aver mai sbagliato. Ma rispetto alla fine del governo Conte, mi lasci dire che anche se si rappresenta una piccola percentuale nel Paese, si può avere un numero di parlamentari sufficienti a far cadere un governo. In Italia purtroppo questo potere lo hanno avuto in 50 anni tantissimi partiti, e questo spiega il numero altissimo di Presidenti del Consiglio rispetto alla Germania ad esempio. Questo è il vero male del Paese e la forza della Germania. Devono essere i cittadini però a punire chi alimenta instabilità".
Forse non doveva fidarsi dei responsabili?
"Non è una questione di fidarsi, è stata un’operazione trasparente. Un tentativo - di fronte a chi aveva già deciso di far cadere Conte – di verificare se c’era chi ancora voleva dare una mano per realizzare le cose che ancora si potevano fare".
L’addio di Di Battista potrebbe essere l’inizio di una scissione. Secondo lei è ancora evitabile?
"Conosco Di Battista benissimo e sono fermamente convinto della sua assoluta buona fede e della sua grandezza d’animo. Non credo che farà qualcosa che possa danneggiare il M5S. Io penso che si possa ricucire, magari serve la persona giusta che possa riportare l’armonia nel Movimento".
Potrebbe essere Conte?
"Spero che i destini di Conte e del Movimento siano destinati a intersecarsi".
Dia un consiglio da spin doctor a Beppe Grillo, Roberto Fico, Luigi Di Maio.
"Questa è un’occasione per un upgrade e per un rinnovamento del Movimento. Approfittiamone, le elezioni non sono lontane e, come ripeto sempre, l’obiettivo deve essere il raggiungimento del 30-35% dei consensi".