Il governo Draghi e la questione femminile. Obiettivo parità per le donne dem: "Il caso ministri in direzione"
di
Concetto Vecchio
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di Concetto Vecchio
Trenta dirigenti chiedono la convocazione dell'organismo del partito: "L'assenza ha sollevato una forte reazione negativa e ha determinato una caduta di autorevolezza nei rapporti con le associazioni e l'intera società"
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Trenta donne del Pd chiedono la convocazione urgente della Direzione nazionale dopo la mancata nomina di ministre democratiche nel governo Draghi. La Conferenza delle Donne - con un ordine del giorno a prima firma Titti Di Salvo e sottoscritto da 29 esponenti - sottolinea che "l'assenza ha sollevato una forte reazione negativa nelle nostre iscritte e nostri iscritti e tra le nostre militanti e i nostri militanti e ha determinato una caduta di autorevolezza nei rapporti con le associazioni e l'intera società. Per la distanza tra le affermazioni e la pratica e perché ha proiettato l'immagine di un partito non in sintonia con la realtà del Paese fatta di donne e uomini". Perciò si chiede che tutto il partito, nella sua interezza, apra una riflessione su quanto accaduto.
Trenta donne del Pd chiedono la convocazione urgente della Direzione nazionale dopo la mancata nomina di ministre democratiche nel governo Draghi. La Conferenza delle Donne - con un ordine del giorno a prima firma Titti Di Salvo e sottoscritto da 29 esponenti - sottolinea che "l'assenza ha sollevato una forte reazione negativa nelle nostre iscritte e nostri iscritti e tra le nostre militanti e i nostri militanti e ha determinato una caduta di autorevolezza nei rapporti con le associazioni e l'intera società. Per la distanza tra le affermazioni e la pratica e perché ha proiettato l'immagine di un partito non in sintonia con la realtà del Paese fatta di donne e uomini". Perciò si chiede che tutto il partito, nella sua interezza, apra una riflessione su quanto accaduto.
Ieri il comitato politico ha deciso di correre ai ripari. La delegazione democratica al governo dovrà essere nel complesso paritaria, e quindi nella tornata di nomine dei sottosegretari le donne dovranno pareggiare i conti con i tre ministri che hanno giurato al Quirinale, Dario Franceschini, Lorenzo Guerini, e Andrea Orlando. "La giusta rabbia a cui bisogna dare una risposta non la dobbiamo mettere con la polvere sotto il tappeto ma utilizzarla per superare i limiti che ci sono", ha spiegato il segretario Nicola Zingaretti, ospite di Cartabianca su Rai3.
"Il presidente Draghi si è fatto carico di garantire il pluralismo di genere che c'è nel governo nella sintesi complessiva e non è accaduto per noi. Non è un problema delle donne, ma soprattutto degli uomini farsi carico di capire come si volta pagina. Non per dare un contentino, ma per ripensare come questo partito nelle politiche cambia. Su questo parlo soprattutto agli uomini del Pd: è accaduto, è grave e non deve più accadere", ha detto il segretario dem. Zingaretti ha aggiunto che avere un "vicesegretario donna è una delle possibilità, io sono a favore".
Il dibattito resta molto acceso. "Non è una guerra di maschi contro femmine. Sono anni che pensiamo di risolvere ogni cosa col manuale Cencelli delle correnti. Se non sradichiamo questo meccanismo saremo condannati a essere sempre più marginali, fino a scomparire. Il luogo in cui discuterne è la Direzione. E prima di allora nessuno dovrebbe accettare incarichi di sottogoverno. Né uomo, né donna" è la posizione della deputata Giuditta Pini. "Non so dire perché sia successo, il Pd è pieno di donne capaci. Sulla parità di genere dobbiamo fare uno sforzo in più, dobbiamo applicarlo nei fatti, più che predicare dobbiamo imparare a razzolare bene", ha spiegato Deborah Serracchiani. "Propongo che in ogni sede di partito l'uguaglianza di genere diventi tema di discussione, anche nei gruppi parlamentari. Sarebbe utile anche organizzare una iniziativa simbolica come OccupyPD", propone Laura Boldrini.