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Governo, Enrico Letta: “Per i partiti è l’ultima occasione. Usino la tregua Draghi per riformare il sistema”

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L'ex presidente del Consiglio: “Mettere in freezer i problemi sarebbe l’errore finale. Il Parlamento è un suk, servono regole e leggi nuove o arriva la terza ondata populista”. E su Conte dice: “Auspico che non lasci la politica. Il M5S? Prima viene l’identità del Pd, poi le alleanze. Se Salvini si avvicina al Ppe è un bene per tutti”
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Enrico Letta è tornato a Roma, una settimana di ferie dal suo lavoro a Parigi ("Cosa mi ha colpito? Il ritorno del traffico in città", dice) . Con sé ha i freschi risultati di uno studio del centro di ricerche politiche di SciencesPo, l'università di cui dirige la Scuola di affari internazionali, secondo la quale la politica ispira sentimenti negativi ("sfiducia", "disgusto", "noia") al 62 per cento dei francesi e al 58 per cento degli italiani. Un po' meglio va ai britannici, 41 per cento, e ai tedeschi, 32 per cento. "La fiducia nei confronti della politica - dice l'ex presidente del Consiglio - è ai livelli più bassi della serie storica. I dati della ricerca sono in linea con quanto ha scritto anche Ilvo Diamanti su Repubblica: una catastrofe di credibilità. La parola italiana che traduce il sentimento prevalente dei cittadini è "schifo"".

Se è ver…
Enrico Letta è tornato a Roma, una settimana di ferie dal suo lavoro a Parigi ("Cosa mi ha colpito? Il ritorno del traffico in città", dice) . Con sé ha i freschi risultati di uno studio del centro di ricerche politiche di SciencesPo, l'università di cui dirige la Scuola di affari internazionali, secondo la quale la politica ispira sentimenti negativi ("sfiducia", "disgusto", "noia") al 62 per cento dei francesi e al 58 per cento degli italiani. Un po' meglio va ai britannici, 41 per cento, e ai tedeschi, 32 per cento. "La fiducia nei confronti della politica - dice l'ex presidente del Consiglio - è ai livelli più bassi della serie storica. I dati della ricerca sono in linea con quanto ha scritto anche Ilvo Diamanti su Repubblica: una catastrofe di credibilità. La parola italiana che traduce il sentimento prevalente dei cittadini è "schifo"".

Se è vero che la nascita del governo Draghi rappresenta la sconfitta finale della politica, le cose rischiano di peggiorare.
"Parlo in controtendenza, perché sento il clima che dà per scontato che il governo Draghi metterà in letargo le riforme politiche. Ma sarebbe l'errore finale. Il Covid ha dato l'ultimo colpo alla credibilità dei partiti. Questo non è il momento di ibernare in freezer i problemi irrisolti perché, quando si scongeleranno, sarà ancora più difficile affrontarli. Si usi questa fase straordinaria, la tregua garantita dal governo Draghi, per fare quelle riforme che rimodellino e ripuliscano la politica".

Il mandato di Draghi è su pandemia e Recovery. Ed è già dura trovare una maggioranza coesa su questi temi. Come si può sperare di affrontare il resto?
"Non sono il solo a vedere un parallelo tra il governo Ciampi e quello Draghi. Ebbene, nel 1993 fu fatta la riforma elettorale del Mattarellum, firmata dall'attuale capo dello Stato, e ci si riuscì perché non si aveva idea di chi ne avrebbe tratto vantaggio. Il disastro delle due successive leggi, il Porcellum e il Rosatellum, è che sono nate entrambe con l'idea di produrre un vantaggio per chi le varava. Ora ci sono le condizioni per fare come con Ciampi".

E basta una legge elettorale per ridare smalto ai partiti?
"Ovviamente no, ma il fondo è già toccato. Non rimane più nulla da distruggere. Il grande rischio, se si torna al voto con questo sistema e in più la riduzione dei parlamentari, è che nelle prossime Camere entrino quasi solo deputati e senatori uscenti. Non ci sarà il ricambio necessario e il sistema diventerà una pentola a pressione".

Molti parlamentari nuovi di questa legislatura hanno dato ragioni per rimpiangere i veterani.
"Qui il tema da affrontare è il trasformismo parlamentare. Non si può più assistere a questo fenomeno come se fosse un dato acquisito. Il trasformismo portato alle estreme conseguenze non ha più a che vedere con i casi di coscienza, è mercimonio. Il Parlamento è diventato un suk in cui i confini non esistono più".

La Costituzione dice che i parlamentari agiscono senza vincolo di mandato.
"So cosa dicono gli esperti sulla libertà del parlamentare, ma non c'entra la Costituzione. Basta con il politicamente corretto. Viviamo in un sistema in cui i regolamenti parlamentari incentivano le scelte antidemocratiche e i cambi di casacca. Si segua il modello dell'Europarlamento che favorisce la stabilità dei gruppi. Il gruppo misto deve essere un purgatorio da cui scappare, non un paradiso cui aspirare".

Stava per nascere un governo, il Conte ter, solo grazie a una pattuglia di transfughi. Hanno sbagliato Conte e il Pd a provarci?
"Usciamo dalle recriminazioni sulle colpe dell'uno o dell'altro. In Parlamento ci sono gruppi di transfughi così come forze politiche create senza passare dal voto. Questo è il momento della generosità, nell'interesse dei partiti stessi, che hanno solo da guadagnare se ritrovano la propria reputazione. Non mi pare che ci sia qualcuno che possa festeggiare in questa situazione".

Salvini ha già detto che di riforme istituzionali ed elettorali non si parla.
"Sarebbe un errore. Anche perché ora i leader possono farle senza doversi giustificare agli occhi dei propri elettori. Salvini e Zingaretti hanno potuto incontrarsi di recente, senza che la cosa destasse scandalo, proprio perché c'è il governo Draghi. Un'opportunità da sfruttare per tutti".

Il partito di maggioranza relativa, il M5S, non ha un capo riconosciuto, non sa ancora come se lo darà e la battaglia di linea è tra due leader, Grillo e Casaleggio, che non sono e forse non saranno mai votati dagli iscritti.
"Serve l'applicazione dell'articolo 49 della Costituzione, una norma ordinaria sul funzionamento dei partiti per uscire da questa giungla e dare garanzie al cittadino sulle forze che sceglie per rappresentarlo".

Ma è pensabile che Draghi si lavi le mani di tutto questo e si occupi solo di pandemia e Recovery?
"Draghi ha già dei compiti da far tremare i polsi. Nel suo discorso di insediamento ha detto chiaramente che di questi temi deve occuparsi il Parlamento. E mi è sembrato un grande segno di rispetto. Anche il capo dello Stato, nel suo discorso di fine anno, ha chiesto ai partiti di darsi una mossa".

Il nuovo governo dà più garanzie del precedente sul buon uso del Recovery Fund?
"Ci sono ancora due grandi ostacoli, la doppia p: pandemia e pubblica amministrazione. Bisogna gestire bene questa fase per evitare che una nuova impennata dei contagi ritardi il ritorno alla normalità e spianare le difficoltà nella messa a terra dei progetti, a cominciare dal rapporto Stato-Regioni. La nostra fortuna è avere a Bruxelles Paolo Gentiloni a indicare la rotta. Abbiamo sulle spalle non solo il successo nostro ma dell'intera Ue, perché noi e gli spagnoli valiamo da soli la metà dei soldi stanziati per il Recovery. Bisogna puntare a rendere strutturale la filosofia del Next Generation Eu. Se falliremo, resterà una parentesi. Se riusciremo, ci sarà il salto nell'Europa sociale e della solidarietà".

Si discute già il ritorno ai vecchi vincoli del Patto di stabilità.
"Nel 2023 il Patto deve tornare in una nuova veste che metta allo stesso livello criteri finanziari e criteri di sostenibilità, nella doppia accezione verde e sociale. Anche questo dipende da noi".

La Ue ha sottovalutato il tema della produzione di vaccini?
"Sicuramente c'è stata una sottovalutazione, ma non mi sento di dare la croce addosso alla Commissione che, in tema Covid, su dieci cose ne ha fatte nove buone. È vero che la Gran Bretagna si è attrezzata meglio, ma il vantaggio non deriva dall'essere fuori dalla Ue bensì dalla sua potenza nel campo della ricerca e dell'industria farmaceutica. Su questo hanno fatto meglio, in altri momenti della pandemia abbiamo fatto meglio noi".

Difende l'operato del Conte bis?
"Sono tra coloro che auspicano che Conte non lasci la politica. Lo dico per la sua esperienza positiva e per il suo profilo".

Il congresso del Pd è già partito, di fatto. E infuria lo scontro: proseguire o no l'alleanza con il M5S?
"Nella mia lunga esperienza politica ho sempre avuto molti dubbi sui dibattiti nei quali il tema delle alleanze precede quello sull'identità. Prima viene una riflessione approfondita sulle proprie idee e sugli obiettivi, poi le alleanze scaturiscono naturalmente".

Ha letto l'intervista a Decaro su Repubblica? Il Pd è ostaggio delle correnti, dice il sindaco dem di Bari.
"Mi sembra una intervista che fa un quadro realistico della situazione"

La leadership di Zingaretti è sotto attacco.
"Ho molta fiduca in Zingaretti. Penso sia riuscito a tenere insieme la nave in un mare in tempesta. Non è poco".

Il M5S punta a entrare nel gruppo socialista in Europa. Si può fare?
"L'approdo a lidi europeisti non può che fare bene al Movimento".

Una conversione più credibile di quella di Salvini?
"Se Salvini si avvicinasse al Ppe sarebbe solo un bene per il sistema politico italiano. I partiti europei cambiano in meglio le forze che ci entrano. È successo con Forza Italia, può succedere anche con la Lega".

Mettiamo che i partiti sciupino l'occasione di riformare il sistema. Che succede?
"Semplice, arriva la terza ondata di populismo. E sarebbe anche peggiore delle prime due".