Politica

"Malessere condiviso": la diaspora M5S non si ferma, Spadafora in bilico

(ansa)
Parlamentari tentati dalla fuga tra dialoghi con Carelli che ha già dato vita a un nuovo movimento di natura centrista e volontà di dare battaglia restando dentro
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ROMA - Sostiene il deputato siciliano Giorgio Trizzino che nel Movimento c'è "un malessere condiviso e condivisibile" e che se i 5 stelle non si rifondano e non rinascono daccapo - magari sotto la guida di Giuseppe Conte - lui andrà via. È uno dei parlamentari che ha avuto, in queste ore, un dialogo fitto con Emilio Carelli, il giornalista ed ex direttore di SkyTg24 uscito dal M5S nei giorni della crisi del Conte due per dar vita a un movimento di natura centrista e liberale (non a caso si congratula, Carelli, con le parole dette ieri a Repubblica da Luigi Di Maio).


Oltre a Trizzino, nuovi segnali di insofferenza sono stati dati dall'ex ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, rimasto senza deleghe nel governo guidato da Mario Draghi. Nega di voler andare via, l'ex braccio destro di Di Maio ai tempi della vicepresidenza della Camera, ma ha avuto un lungo faccia a faccia proprio con Carelli e sta, quanto meno, inviando segnali. Il Movimento ha difeso il suo nome fino all'ultimo per tentare di ottenere le deleghe allo Sport, rimaste poi a Draghi. E così facendo le ha di fatto perse, perché - secondo le ricostruzioni delle ultime ore - il mondo dello Sport avrebbe opposto una fiera opposizione a un ritorno di Spadafora.

È dato in uscita anche un altro deputato, Roberto Cataldi, ma nega anche lui. Mentre sembra più che altro pronto a dare battaglia Stefano Buffagni. "Il Movimento è la mia casa", dice l'ex viceministro dello Sviluppo economico, che però lamenta una "gestione disastrosa dei 5 stelle". Il riferimento è alla reggenza di Vito Crimi che - su questo le testimonianze concordano - sarebbe il responsabile della sua estromissione dall'esecutivo Draghi. "O ci evolviamo o ci estinguiamo", dice ancora Buffagni in serata e le sue parole sembrano ricollegarsi a quelle del ministro degli Esteri Di Maio e alla strada tracciata da Beppe Grillo con la nascita del ministero della Transizione ecologica.

A lasciare è invece Emanuele Dessì, che pure fino a pochi giorni fa ripeteva cose come: "Non mi faccio cacciare da casa mia". Il senatore ha aderito al gruppo "L'alternativa c'è" al Senato e rischiava, comunque, l'espulsione perché tra gli assenti "ingiustificati" al voto di fiducia. Ieri ha annunciato la sua decisione. Mentre sulle chat infuriavano le reazioni alla svolta annunciata da Di Maio. Il più duro, è il capostaff di Virginia Raggi, Massimo Bugani: "15 anni di battaglie per diventare una costola di Berlusconi? Un trionfo - scrive su Facebook - Gianroberto Casaleggio in piazza ci fece scandire il nome di Berlinguer, non quello di Luigi De Mita". La scelta di usare soltanto il primo nome del vecchio leader Dc che è anche il nome del capo della Farnesina forse è voluta. La scissione, conclamata.
 

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