✕

Pd, prove giallorosse su Roma. Pronta l’intesa con il M5S nella giunta del Lazio

Ascolta l'audio

Zingaretti a un passo dall’accordo con Lombardi alla Regione, ma servirà un voto su Rousseau. Resta fermo il no a Raggi. Una vice donna affiancherà Orlando  
2 minuti di lettura
ROMA - Un colpo al cerchio, uno alla botte. Da segretario nazionale, Nicola Zingaretti cita in Direzione la "vocazione maggioritaria del Pd" per arginare l'ala riformista contraria al patto strutturale coi 5Stelle. Da governatore del Lazio, costruisce un accordo per l'ingresso dei grillini in giunta, a riprova che la sua linea sulle alleanze non è cambiata: i Democratici ne avranno sempre bisogno se vogliono evitare di ridursi a "forza di mera testimonianza".

E l'asse principale, per Zingaretti, resta quello con il Movimento. Ribadito anche nella scelta di mantenere al Nazareno Andrea Orlando, fautore della prospettiva giallorossa: al quale verrà però affiancata una donna, da votare fra due settimane in assemblea. Su questo Zingaretti non arretra: "In un governo con queste caratteristiche, avere il vicesegretario ministro non solo non è un problema, ma aiuta il Pd".

Verrà dunque ripristinato lo schema duale…
ROMA - Un colpo al cerchio, uno alla botte. Da segretario nazionale, Nicola Zingaretti cita in Direzione la "vocazione maggioritaria del Pd" per arginare l'ala riformista contraria al patto strutturale coi 5Stelle. Da governatore del Lazio, costruisce un accordo per l'ingresso dei grillini in giunta, a riprova che la sua linea sulle alleanze non è cambiata: i Democratici ne avranno sempre bisogno se vogliono evitare di ridursi a "forza di mera testimonianza".

E l'asse principale, per Zingaretti, resta quello con il Movimento. Ribadito anche nella scelta di mantenere al Nazareno Andrea Orlando, fautore della prospettiva giallorossa: al quale verrà però affiancata una donna, da votare fra due settimane in assemblea. Su questo Zingaretti non arretra: "In un governo con queste caratteristiche, avere il vicesegretario ministro non solo non è un problema, ma aiuta il Pd".

Verrà dunque ripristinato lo schema duale degli inizi, senza dimenticare che "la Presidenza del partito è composta da tre donne", rimarca il segretario. In pole come numero 2 compaiono al momento la fedelissima Cecilia D'Elia e Debora Serracchiani. Anche se sulla permanenza al vertice di Orlando la Consulta femminile rischia di spaccarsi.

A ogni modo, se le nozze locali con il M5S (già sfumate una volta) dovessero infine andare in porto, assumeranno un grande valore simbolico proprio perché alla guida della Regione c'è il leader pd. Il quale ha affidato la trattativa al suo vicepresidente, Daniele Leodori, massimo esponente sul territorio di Areadem, la corrente di Dario Franceschini. Tutt'altro che un dettaglio.

In giunta dovrebbero entrare due donne, precedute però da un corposo rimpasto di deleghe. Una, Roberta Lombardi, sostituirà l'uscente Alessandra Sartore, promossa sottosegretaria all'Economia. L'altra assessora dovrebbe essere Valentina Corrado, vicina a Luigi Di Maio: altro particolare non secondario. Prima di chiudere l'intesa, servirà l'ok dei vertici 5S e, quasi certamente, un referendum sulla piattaforma Rousseau. Mentre è in fase di stesura un documento programmatico comune, per integrare la piattaforma del centrosinistra con quella grillina. Chi è a conoscenza del dossier racconta che ogni step è in fase avanzata. Se tutto andrà come deve, entro un paio di giorni nascerà la prima giunta giallorossa del Lazio. La seconda in Italia, anticipata un mese fa dalla Puglia.

Valenza nazionale a parte, l'obiettivo del segretario dem è duplice: consolidare una coalizione in grado di rendere più competitivo il campo progressista quando si dovrà tornare a votare per le regionali (al più tardi fra due anni); favorire un accordo con i 5S alle comunali di Roma. Per adesso solo al secondo turno, acclarata l'intenzione di Virginia Raggi di ricandidarsi e l'indisponibilità del centrosinistra a sostenerla. Nella speranza che l'operazione Lazio convinca i vertici a mollare la sindaca in corsa per il bis.

Sul versante Pd, invece, il partito in ebollizione ha persuaso Zingaretti ad attrezzarsi in vista del Congresso, su cui ieri Base riformista ha un po' frenato: secondo la corrente di Guerini-Lotti si potrà celebrare solo dopo "le amministrative e la fine dell'emergenza sanitaria con il completamento del piano vaccinale".

Dunque, non prima di ottobre. Nel frattempo, però, l'inquilino del Nazareno ha deciso di rafforzare la squadra. A Matteo Ricci, primo cittadino di Pesaro, è stato affidato il Coordinamento dei sindaci per rispondere alla controffensiva di quanti, da Giorgio Gori a Dario Nardella, lamentano scarsa attenzione per gli amministratori e i territori. Quindi ha inserito in segreteria due emiliani, Andrea De Maria e Manuela Ghizzoni, anche in funzione di argine allo sfidante in pectore Stefano Bonaccini. E se pure nel fronte avversario in tanti ora giurano che "non vogliamo sostituire il segretario, ma avviare un confronto sul partito", Zingaretti diffida e si prepara alla battaglia