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Riforme, proporzionale congelato. Ma tra nuovi spunti e segrete speranze sulla legge elettorale qualcosa si muove

Giuseppe Brescia, presidente commissione Affari costituzionali  
Delrio ha proposto il sistema utilizzato per scegliere i sindaci, che prevede il premio di maggioranza. La Lega: "Bisogna vedere che intende e se presuppone correttivi costituzionali"
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Uno dei motivi che hanno spinto Salvini ad appoggiare la nascita del governo Draghi è stato senz’altro quello di evitare che si formasse la cosiddetta maggioranza Ursula. Perché quella avrebbe portato dritti ad un accordo tra giallorossi e Forza Italia sulla legge elettorale proporzionale. Che ora invece sembra essere finita nel congelatore, mentre spuntano nuove suggestioni. “Fallisce la coalizione Ursula, fallisce il proporzionale” ha sentenziato di recente l’ideologo sovranista Paolo Becchi.

Mario Draghi si è tenuto ben alla larga dalla legge elettorale e nel suo discorso per la fiducia non ha fatto il minimo cenno alla riforma del sistema politico. Qualunque iniziativa dunque dovrebbe nascere in Parlamento tenendo il governo fuori da ogni contesa. Ma da dove ripartire senza correre il rischio di mandare subito in tilt la neonata e fragilissima Grosse Koalition? Il primo a smuovere le acque è stato giorni fa Graziano Delrio in un…

Uno dei motivi che hanno spinto Salvini ad appoggiare la nascita del governo Draghi è stato senz’altro quello di evitare che si formasse la cosiddetta maggioranza Ursula. Perché quella avrebbe portato dritti ad un accordo tra giallorossi e Forza Italia sulla legge elettorale proporzionale. Che ora invece sembra essere finita nel congelatore, mentre spuntano nuove suggestioni. “Fallisce la coalizione Ursula, fallisce il proporzionale” ha sentenziato di recente l’ideologo sovranista Paolo Becchi.

Mario Draghi si è tenuto ben alla larga dalla legge elettorale e nel suo discorso per la fiducia non ha fatto il minimo cenno alla riforma del sistema politico. Qualunque iniziativa dunque dovrebbe nascere in Parlamento tenendo il governo fuori da ogni contesa. Ma da dove ripartire senza correre il rischio di mandare subito in tilt la neonata e fragilissima Grosse Koalition? Il primo a smuovere le acque è stato giorni fa Graziano Delrio in una intervista a Repubblica, rilanciando il sistema elettorale dei sindaci: “È proporzionale, ma con il premio di maggioranza. Mi sembra una frontiera da esplorare in questo nuovo quadro politico". In realtà se applicato alla lettera quel modello è fortemente maggioritario e implicherebbe non solo il doppio turno ma anche l’inserimento in Costituzione dell’indicazione del premier. Del resto non è un mistero che nel Pd esistono diverse correnti di pensiero. C’è quella che resta ancorata al maggioritario, a partire da Prodi e Veltroni fino ad arrivare ad alcuni dei sindaci oggi più critici verso la segreteria di Zingaretti, come Dario Nardella. E c’è chi, come Enrico Letta, ha riproposto giovedì su Repubblica il Mattarellum.

Fatto sta che la mossa del capogruppo dem scarta parecchio rispetto alla proposta ufficiale del Pd: il proporzionale con sbarramento al 5% (il cosiddetto Brescellum che prende il nome dall’estensore della proposta, il 5Stelle Giuseppe Brescia). E allora? Allora la sortita del Delrio è un sasso nello stagno, tattica per smuovere le acque, dicono al Nazareno, e vedere se riparte qualcosa.

E in effetti qualche piccola onda si è prodotta. “L’apertura al sistema dei sindaci è un passo avanti” dice Igor Iezzi, capogruppo della Lega in commissione Affari Costituzionali della Camera, l’uomo che segue per Salvini il capitolo riforme. “La sera delle elezioni bisogna sapere chi ha vinto e chi vince deve poter governare. Per questo siamo ferocemente contrari al proporzionale, a meno che non abbia forti correttivi maggioritari, come appunto il premio di maggioranza. Poi bisogna vedere che intende Delrio, perché se pensa al sindaco d’Italia allora quello presuppone anche modifiche costituzionali”.  Ma in generale la Lega resta fredda e Iezzi ripete ciò che Salvini va dicendo da giorni. “La legge elettorale c’è, e dopo la revisione dei collegi è in grado di funzionare, le emergenze sono altre, ora occupiamoci di quelle”.

Anche perché già nel centrodestra è difficile trovare delle convergenze. Il sistema dei Comuni per esempio non piace a Forza Italia. ”Siamo sempre stati contrari al doppio turno, perché al ballottaggio c’è sempre una forte perdita di partecipazione” ricorda Renato Schifani, consigliere politico di Silvio Berlusconi. “Per noi è complesso anche considerare il proporzionale,  siamo nati col maggioritario, è nel nostro Dna. Ma allo stato, in un sistema ancora tripolare, il maggioritario è complicato”. Per l’ex presidente del Senato si dovrebbe quindi studiare “un proporzionale di coalizione, con un premio di maggioranza che scatti solo con una soglia ragguardevole di voti, almeno il 40%, per evitare bocciature da parte della Consulta”. Ma secondo Schifani è impossibile mettere d’accordo tutti i partiti che sostengono il governo. “E quindi dubito che si voglia arrivare ad una legge elettorale che spaccherebbe la maggioranza” conclude.

A dire il vero neanche dentro Forza Italia regna proprio l’armonia, perché la componente più vicina al Ppe e più lontana dalla Lega, in realtà non vedeva male il Brescellum. Che ora però è fermo in Commissione Affari costituzionali della Camera: è stato votato come testo base ma poi la crisi ha bloccato tutto. “Noi continueremo a difendere quell’impostazione e la richiesta delle preferenze” dice Brescia, che è anche presidente di quella commissione. Dove a breve peraltro la composizione potrebbe cambiare, con l’arrivo di un deputato del Centro democratico e l’uscita di un renziano. I numeri sarebbero così più a favore del proporzionale, ma il prezzo sarebbe sempre quello di una lacerazione. A meno che….

A meno che nel giro di pochi mesi la strana maggioranza non perda qualche pezzo. E visti i toni con cui Salvini ogni giorno cerca di orientare l’azione del governo mettendo a dura prova la pazienza degli alleati e del premier, ai piani alti del Pd c’è chi segretamente ci spera. E ricorda il precedente del governo Letta, quando Forza Italia, che allora sosteneva l’esecutivo, si spaccò: Berlusconi ritirò il suo appoggio, ma Angelino Alfano guidò una scissione rimanendo in maggioranza. Oggi se la Lega dovesse uscire dalla coalizione difficilmente Forza Italia la seguirebbe. E allora tornerebbe la maggioranza Ursula. E chissà, forse, il proporzionale potrebbe uscire dal freezer.

Non c’è solo la legge elettorale però, ma anche la partita delle riforme costituzionali, dai più semplici correttivi al taglio dei parlamentari fino alla riforma del bicameralismo e la sfiducia costruttiva. Su quest’ultima ci sarebbe “una larga condivisione” secondo il dem Dario Parrini, presidente della analoga commissione del Senato. Per il momento si cerca di portare a casa almeno il voto ai diciottenni per il Senato, che dopo la prima lettura di Camera e Senato si era arenato di nuovo a Montecitorio per lo stop dei renziani. Mentre Brescia ha ottenuto il via libera nel Milleproroghe alla sperimentazione del voto elettronico per gli italiani all’estero e studenti residenti fuori dall’Italia.