Pd, Ricci: "Nel partito i sindaci devono contare di più. Ma basta attacchi a Zingaretti"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioIl primo cittadino di Pesaro è stato appena nominato coordinatore degli amministratori cittadini dem: "Noi non rappresentiamo correnti, siamo una squadra"
“Va ascoltato il grido di dolore dei sindaci che devono contare di più nel Pd. Però basta con lo stillicidio quotidiano di attacchi al segretario Zingaretti, perché indebolisce tutti”. Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, presidente di Ali, l’associazione delle autonomie locali, è stato appena nominato coordinatore dei sindaci del Pd. Sono proprio gli amministratori democratici - da Dario Nardella di Firenze a Giorgio Gori di Bergamo, al governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, al primo cittadino di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro – a denunciare lo “scollamento” del partito dalla società e dalle città, tutto chiuso in logiche da Palazzi romani.
Ricci, il ruolo che le è stato assegnato è per tenere a bada l’offesiva degli amministratori dem, che si fa sempre più pressante nei confronti di Zingaretti?
“No. Però di certo il mio …
Ricci, il ruolo che le è stato assegnato è per tenere a bada l’offesiva degli amministratori dem, che si fa sempre più pressante nei confronti di Zingaretti?
“No. Però di certo il mio …
“Va ascoltato il grido di dolore dei sindaci che devono contare di più nel Pd. Però basta con lo stillicidio quotidiano di attacchi al segretario Zingaretti, perché indebolisce tutti”. Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, presidente di Ali, l’associazione delle autonomie locali, è stato appena nominato coordinatore dei sindaci del Pd. Sono proprio gli amministratori democratici - da Dario Nardella di Firenze a Giorgio Gori di Bergamo, al governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, al primo cittadino di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro – a denunciare lo “scollamento” del partito dalla società e dalle città, tutto chiuso in logiche da Palazzi romani.
Ricci, il ruolo che le è stato assegnato è per tenere a bada l’offesiva degli amministratori dem, che si fa sempre più pressante nei confronti di Zingaretti?
“No. Però di certo il mio compito sarà rendere i sindaci dem sempre più protagonisti della vita del partito e della politica italiana”.
Decaro parla di Pd ostaggio delle correnti.
“Tutti noi siamo insofferenti rispetto alle correnti e per un motivo semplice: sindaci non appartengono a nessuna corrente, sono abituati ad essere i primi cittadini nel loro territorio e a stare, soprattutto in questa fase drammatica di pandemia, nella trincea delle città. Va rafforzato il rapporto tra i sindaci e il segretario. Zingaretti è un amministratore, è il presidente della Regione Lazio: chi meglio di lui ci può capire?”.
In molti tuttavia parlano di scollamento tra le realtà locali e il partito che si chiude nei Palazzi romani. Lei è disposto a riconoscerlo?
“I sindaci dem sono una grande squadra. Unita. È passato il tempo dello scontro per la presidenza dell’Anci tra Michele Emiliano e Graziano Delrio. Il pluralismo non va più a discapito dell’unità. Per quanto mi riguarda la lealtà al Pd viene prima di personalismi e correnti. Quindi è ora di finirla con fibrillazioni quotidiane che rischiano di delegittimare con il segretario anche il partito. Convocherò un incontro tra sindaci dem e Zingaretti, perché il grido di dolore degli amministratori che vogliono comunque il bene del Pd va ascoltato e il partito rilanciato”.
Il disagio è diffuso. Tre sindaci siciliani democratici - Ammatuna di Pozzallo, Giannone di Scicli e Gurrieri di Chiaramonte – in una lettera aperta hanno denunciato il malessere e chiesto al Pd una scossa.
“C’è bisogno che i sindaci contino di più”.
E ci vuole un congresso, in cui Zingaretti si rimetta in gioco?
“Non credo che serva mettere in discussione la scelta fatta solo nel 2019 per Zingaretti, il cui mandato scade nel 2023. E’ possibile un congresso tematico su linea politica e identità del partito nel nuovo scenario con il governo Draghi. Inoltre nel pieno della pandemia una resa dei conti interna verrebbe percepita come inutile. E abbiamo le amministrative a cui prepararci che non sappiamo se si svolgeranno a giugno o a ottobre”.
Stare nel governo Draghi con la Lega può essere letale per il Pd? Lei di Salvini si fida?
“Guardi penso due cose: nel Pd bisogna smetterla di attaccare il leader di turno; sappiamo bene che la fase politica è molto insidiosa. Sul tavolo ci sono tutti i problemi del Paese: vaccini, contrasto al virus, crisi socio-economica e Recovery Plan da attuare. Dovremo mettere la nostra forza e competenza per sostenere Draghi in questo. Lega e Fratelli d’Italia sono i nostri avversari politici. Di Salvini non mi fido, né della sua svolta europeista. Credo che alla prima curva abbandonerà il governo o lo metterà in difficoltà. Lo sbocco di questa fase deve essere il bipolarismo tra uno schieramento democratico, riformista ecologista e la destra”.
Renzi e i renziani insidiano il Pd? Dagli ex renziani rimasti nel partito vengono gli attacchi a Zingaretti?
“Sono categorie superate. Tra Renzi e l’elettorato di centrosinistra c’è una frattura ormai insanabile. Infatti Renzi sta puntando a Forza Italia”.
L’orizzonte dem è sempre l’alleanza con i grillini, o con quel che ne resta?
“Sì. Se Conte diventerà come è probabile il leader dei 5Stelle, sono loro gli alleati naturali nelle prossime elezioni. Ma credo che scomposizioni e ricomposizioni avverranno anche al centro”.
Ricci, il ruolo che le è stato assegnato è per tenere a bada l’offesiva degli amministratori dem, che si fa sempre più pressante nei confronti di Zingaretti?
“No. Però di certo il mio compito sarà rendere i sindaci dem sempre più protagonisti della vita del partito e della politica italiana”.
Decaro parla di Pd ostaggio delle correnti.
“Tutti noi siamo insofferenti rispetto alle correnti e per un motivo semplice: sindaci non appartengono a nessuna corrente, sono abituati ad essere i primi cittadini nel loro territorio e a stare, soprattutto in questa fase drammatica di pandemia, nella trincea delle città. Va rafforzato il rapporto tra i sindaci e il segretario. Zingaretti è un amministratore, è il presidente della Regione Lazio: chi meglio di lui ci può capire?”.
In molti tuttavia parlano di scollamento tra le realtà locali e il partito che si chiude nei Palazzi romani. Lei è disposto a riconoscerlo?
“I sindaci dem sono una grande squadra. Unita. È passato il tempo dello scontro per la presidenza dell’Anci tra Michele Emiliano e Graziano Delrio. Il pluralismo non va più a discapito dell’unità. Per quanto mi riguarda la lealtà al Pd viene prima di personalismi e correnti. Quindi è ora di finirla con fibrillazioni quotidiane che rischiano di delegittimare con il segretario anche il partito. Convocherò un incontro tra sindaci dem e Zingaretti, perché il grido di dolore degli amministratori che vogliono comunque il bene del Pd va ascoltato e il partito rilanciato”.
Il disagio è diffuso. Tre sindaci siciliani democratici - Ammatuna di Pozzallo, Giannone di Scicli e Gurrieri di Chiaramonte – in una lettera aperta hanno denunciato il malessere e chiesto al Pd una scossa.
“C’è bisogno che i sindaci contino di più”.
E ci vuole un congresso, in cui Zingaretti si rimetta in gioco?
“Non credo che serva mettere in discussione la scelta fatta solo nel 2019 per Zingaretti, il cui mandato scade nel 2023. E’ possibile un congresso tematico su linea politica e identità del partito nel nuovo scenario con il governo Draghi. Inoltre nel pieno della pandemia una resa dei conti interna verrebbe percepita come inutile. E abbiamo le amministrative a cui prepararci che non sappiamo se si svolgeranno a giugno o a ottobre”.
Stare nel governo Draghi con la Lega può essere letale per il Pd? Lei di Salvini si fida?
“Guardi penso due cose: nel Pd bisogna smetterla di attaccare il leader di turno; sappiamo bene che la fase politica è molto insidiosa. Sul tavolo ci sono tutti i problemi del Paese: vaccini, contrasto al virus, crisi socio-economica e Recovery Plan da attuare. Dovremo mettere la nostra forza e competenza per sostenere Draghi in questo. Lega e Fratelli d’Italia sono i nostri avversari politici. Di Salvini non mi fido, né della sua svolta europeista. Credo che alla prima curva abbandonerà il governo o lo metterà in difficoltà. Lo sbocco di questa fase deve essere il bipolarismo tra uno schieramento democratico, riformista ecologista e la destra”.
Renzi e i renziani insidiano il Pd? Dagli ex renziani rimasti nel partito vengono gli attacchi a Zingaretti?
“Sono categorie superate. Tra Renzi e l’elettorato di centrosinistra c’è una frattura ormai insanabile. Infatti Renzi sta puntando a Forza Italia”.
L’orizzonte dem è sempre l’alleanza con i grillini, o con quel che ne resta?
“Sì. Se Conte diventerà come è probabile il leader dei 5Stelle, sono loro gli alleati naturali nelle prossime elezioni. Ma credo che scomposizioni e ricomposizioni avverranno anche al centro”.