✕

E ora il governo punta a raddoppiare le iniezioni: “Duecentomila al giorno”

Ascolta l'audio

Il semaforo verde dei governatori al Dpcm, che sarà varato domani con le nuove misure
2 minuti di lettura
ROMA - Il raddoppio del numero di vaccinazioni giornaliere nel giro di un mese, il traguardo dell'immunità di gregge entro la fine dell'estate. Alla fine della settimana in cui ha battuto (metaforicamente) i pugni sul tavolo di Bruxelles, Mario Draghi traccia un piano aggressivo per raggiungere e superare il virus (e le sue varianti) in fuga. Eccolo, il cronoprogramma, con obiettivi e date. La parola d'ordine che il premier ha consegnato ai suoi collaboratori è immodificabile: accelerazione.

Si gioca tutto e subito, il governo: marzo sarà decisivo per la campagna di vaccinazione. Il piano, che viaggia insieme al nuovo dpcm che prenderà forma nei prossimi giorni, ha un primo obiettivo: passare in un mese dalle attuali 100 mila dosi somministrate quotidianamente a 200 mila. Non siamo ancora alle 300-400 mila indicate qualche settimana fa dal commissario Domenico Arcuri ma questo incremento dovrebbe essere il segnale di un deciso scatto in avanti.…
ROMA - Il raddoppio del numero di vaccinazioni giornaliere nel giro di un mese, il traguardo dell'immunità di gregge entro la fine dell'estate. Alla fine della settimana in cui ha battuto (metaforicamente) i pugni sul tavolo di Bruxelles, Mario Draghi traccia un piano aggressivo per raggiungere e superare il virus (e le sue varianti) in fuga. Eccolo, il cronoprogramma, con obiettivi e date. La parola d'ordine che il premier ha consegnato ai suoi collaboratori è immodificabile: accelerazione.

Si gioca tutto e subito, il governo: marzo sarà decisivo per la campagna di vaccinazione. Il piano, che viaggia insieme al nuovo dpcm che prenderà forma nei prossimi giorni, ha un primo obiettivo: passare in un mese dalle attuali 100 mila dosi somministrate quotidianamente a 200 mila. Non siamo ancora alle 300-400 mila indicate qualche settimana fa dal commissario Domenico Arcuri ma questo incremento dovrebbe essere il segnale di un deciso scatto in avanti.

Molto ruota attorno al via libera dell'agenzia europea del farmaco al vaccino di Johnson&Johnson, previsto per l'11 e il 12 marzo. Un ok al quale è legato l'arrivo in Italia di una dose massiccia di dosi: 7,3 milioni nel giro di 15 giorni, altri 19 milioni nei due successivi trimestri. I robusti rinforzi di J&J si sommano ai quantitativi che le aziende che già forniscono i vaccini al nostro Paese continueranno a far pervenire. Nel mese di marzo. Pfizer, Moderna e Astrazeneca dovrebbero garantire sei milioni di vaccini. L'ottimismo di Draghi e del ministro Roberto Speranza nasce da questi numeri e da una serie di fattori collegati I vaccini di Johnson&Johnson, ad esempio, sono monodose mentre la soluzione Astrazeneca garantisce un'ampia copertura con le quantità che man mano arrivano, considerato che il richiamo va fatto solo dopo tre mesi. E poi è in corso un confronto con gli scienziati sulla possibilità - caldeggiata da Draghi - di somministrare subito le dosi disponibili di Pfizer e Moderna, senza accantonare le quote per le seconde somministrazioni, escamotage che amplierebbe di circa due milioni la popolazione di vaccinati nel breve periodo. Le pressioni che Draghi sta facendo sull'Ue per vincolare le imprese farmaceutiche agli impegni presi ma anche, sul piano nazionale, l'utilizzo dei medici di base per la somministrazione dei vaccini sono altri elementi sui quali si basa la fiducia dell'esecutivo. C'è anche attenzione per Sputnik, l'antidoto russo, che funziona ma l'Ema non ha esaminato il dossier perché Mosca non autorizza le ispezioni europee nelle proprie fabbriche.

Il piano, sia chiaro, resta molto ambizioso: ha come traguardo le 12-13 milioni di dosi entro il primo trimestre dell'anno ma oggi, quando manca un mese a quella scadenza e sono passati 60 giorni dall'inizio della campagna vaccinale, il bilancio non supera le 4,2 milioni di dosi. Però l'orizzonte di questa misure è un'Italia con un piede fuori dal Covid a inizio estate, con 25 milioni di vaccinati e dunque la possibilità di una ripresa del turismo. La prospettiva felice quella di un'immunità di gregge a settembre. Obiettivo realistico? L'incognita, secondo il governo, rimane il rapporto con le aziende farmaceutiche, che non hanno scorte di elementi primari e ciò ha sinora provocato ritardi nelle forniture, al di là della capacità delle Regioni di organizzare poi la somministrazione dei vaccini.

Unica certezza è che il nuovo governo si muove in un mutato clima con i governatori, che nei fatti hanno già acceso semaforo verde sul nuovo dpcm: in una lettera, Stefano Bonaccini ha espresso apprezzamento al premier per aver accolto alcune raccomandazioni della conferenza delle Regioni. Fra le quali proprio uno sprint sulle vaccinazioni, la comunicazione in anticipo dei provvedimenti in arrivo, lo spostamento dal venerdì al lunedì delle misure figlie dei cambi di colore e l'istituzione di un tavolo per rivedere i 21 parametri che determinano le restrizioni locali. I singoli governatori invieranno proprie osservazioni, ma la conferenza non farà opposizione alle prime misure anti-pandemia del governo. Un'apertura di credito. Nella consapevolezza che il piano di Draghi decolla nel momento più difficile, con lo spettro della terza ondata.