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(ansa)

Governo, il cambio di passo di Draghi: "Ecco la discontinuità". Pronto un appello al Paese

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Il presidente del Consiglio ha chiesto al commissario Arcuri una lettera di dimissioni per velocizzare l’avvicendamento con Figliuolo. La scelta condivisa con il ministro della Difesa Guerini
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ROMA - L'ultimo atto ha il retrogusto ruvido di un allontanamento. A metà mattina, Domenico Arcuri viene convocato a Palazzo Chigi. Lo riceve il sottosegretario alla Presidenza, Roberto Garofoli. È con lui che lavora e si confronta da quando è nato il nuovo esecutivo. Ed è lui che gli anticipa il finale della storia.

Poi si ritrova faccia a faccia con Mario Draghi. Un incontro rapido, freddo, definitivo. Resta un problema, però. "Ci sarebbe da inviare la lettera di dimissioni". Nominato per decreto, il commissario straordinario può infatti essere sostituito solo con un altro decreto. Oppure, appunto, con un passo indietro "volontario". Arcuri torna in ufficio e spedisce la missiva.

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Si apre così, con una tempistica che brucia ogni previsione, l'era del generale Francesco Paolo Figliuolo. Una rivoluzione che segue quella al vertice della Protezione civile…
ROMA - L'ultimo atto ha il retrogusto ruvido di un allontanamento. A metà mattina, Domenico Arcuri viene convocato a Palazzo Chigi. Lo riceve il sottosegretario alla Presidenza, Roberto Garofoli. È con lui che lavora e si confronta da quando è nato il nuovo esecutivo. Ed è lui che gli anticipa il finale della storia.

Poi si ritrova faccia a faccia con Mario Draghi. Un incontro rapido, freddo, definitivo. Resta un problema, però. "Ci sarebbe da inviare la lettera di dimissioni". Nominato per decreto, il commissario straordinario può infatti essere sostituito solo con un altro decreto. Oppure, appunto, con un passo indietro "volontario". Arcuri torna in ufficio e spedisce la missiva.

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Si apre così, con una tempistica che brucia ogni previsione, l'era del generale Francesco Paolo Figliuolo. Una rivoluzione che segue quella al vertice della Protezione civile. Due scelte che, assieme all'imminente dpcm, saranno spiegate nelle prossime ore dal presidente del Consiglio. Parlando al Paese per la prima volta, se si esclude il passaggio in Parlamento. Con una conferenza stampa. E probabilmente anche con una visita in un luogo simbolo della battaglia contro la pandemia.

Un passo indietro, però. La scelta di andare oltre Arcuri nasce da lontano. Da giorni, Draghi si era convinto della necessità di una "svolta". Nessuno era stato informato, anche per evitare le prevedibili resistenze dei giallorossi. La ragione? "Serve un segnale di discontinuità". Di più: la volontà di garantire per la campagna vaccinale l'efficienza organizzativa che è propria dell'esercito, mostrando al Paese di non aver risparmiato ogni sforzo possibile. Una volta deciso l'avvicendamento, poi, Draghi ha individuato il successore - come impone il meccanismo di nomina - con Lorenzo Guerini (il quale, a dire il vero, non ha mai mancato neanche in queste ore di ribadire il suo "ringraziamento per il lavoro svolto da Arcuri").

La necessità del presidente del Consiglio è duplice: organizzativa, ma anche politica. Al commissario uscente viene imputata innanzitutto l'incapacità di fare sistema. Avrebbe coinvolto poco e tardi la Protezione civile e i militari, proprio le due galassie su cui adesso punta Draghi. Pesa però anche l'eredità pesante di una maggioranza larghissima ed eterogenea. Non è un mistero che il centrodestra - e Matteo Salvini in particolare - premano da settimane per ottenere lo scalpo di Arcuri. L'unica via d'uscita onorevole, tra l'altro, per giustificare altre misure restrittive, dopo aver promesso "aperture, aperture, aperture".

Andare oltre Arcuri significa insomma compattare il governo in vista di un marzo drammatico sul fronte della pandemia. E significa pure chiudere la stagione delle "polemiche", che è l'altro obiettivo prioritario di Palazzo Chigi. Sarà Figliuolo, dunque, a gestire l'organizzazione e l'approvvigionamento dei vaccini, con deleghe amplissime che ricalcano quelle di Arcuri. Lo farà mantenendo il doppio incarico, visto che non abbandonerà il ruolo di Comandante logistico dell'Esercito.

Si coordinerà con il neo capo della Protezione civile Fabrizio Curcio. E risponderà di fatto solo a Draghi, che in questo modo costruisce un "governo nel governo" per la gestione dell'emergenza. La figura del generale è gradita anche a Franco Gabrielli, a cui Draghi ha affidato la delega ai Servizi. E gode della stima del direttore dell'Aise Giovanni Caravelli, a cui Figliuolo è legato da un rapporto solido: provengono entrambi dall'Esercito e si conoscono da tempo.

Tutte le novità - e tutti i sacrifici che l'Italia dovrà affrontare nelle prossime settimane - saranno spiegate da Draghi al Paese. Presto, forse oggi stesso in conferenza stampa. Senza nascondere le gravi difficoltà del momento, ma indicando anche la luce in fondo al tunnel. È la stessa filosofia di Roberto Speranza, con cui il premier continua a condividere l'impostazione e la necessità di non alimentare vane illusioni. Interverrà, dunque, dopo un silenzio inedito e un po' troppo lungo. Promettendo un "cambio di passo" sui vaccini. Rivendicando la decisione di ribaltare l'intera catena di comando dell'emergenza. E cercando di motivare tutti in vista di quest'ultimo miglio di pandemia. Forse anche con un gesto simbolico, probabilmente una visita in un ospedale in prima linea sul fronte della lotta al Covid.