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Pd, Zingaretti: "Confronto sì ma primarie nel 2023”. La minoranza lo attacca

Il segretario in Direzione: "Non possiamo arrivare ad ottobre implosi in una discussione interna". Orfini: "Evitare scorrettezze". Sì alla vice segretaria donna. L'ipotesi doppia leadership
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ROMA - "Davvero pensiamo di poter arrivare a ottobre, con M5S che si sta organizzando dandosi una nuova leadership con Conte, con Salvini che usa il potere e che bombarda il quartier generale come al Papeete, con Fratelli d'Italia all'opposizione, ma poi si riuniranno, e noi con un partito che si dilania?". Nicola Zingaretti fa un appello a tutti: alle correnti e ai loro leader, alle donne dem, a cui ieri era dedicata la riunione di direzione, poi virata anche sui nodi politici. E primo tra tutti c'è il problema del logoramento del segretario e di come si rilancia il Pd.

"Dobbiamo trovare un equilibrio", esorta Zingaretti, aprendo a una discussione, tant'è che il 13 e 14 marzo ci sarà l'Assemblea dei mille delegati dem. Però premette: "Il congresso, anzi le primarie le abbiamo tenute nel 2019 e le prossime ci saranno nel 2023". Non sarà lui quindi ad aprire la competizione per un nuovo segretario, no…
ROMA - "Davvero pensiamo di poter arrivare a ottobre, con M5S che si sta organizzando dandosi una nuova leadership con Conte, con Salvini che usa il potere e che bombarda il quartier generale come al Papeete, con Fratelli d'Italia all'opposizione, ma poi si riuniranno, e noi con un partito che si dilania?". Nicola Zingaretti fa un appello a tutti: alle correnti e ai loro leader, alle donne dem, a cui ieri era dedicata la riunione di direzione, poi virata anche sui nodi politici. E primo tra tutti c'è il problema del logoramento del segretario e di come si rilancia il Pd.

"Dobbiamo trovare un equilibrio", esorta Zingaretti, aprendo a una discussione, tant'è che il 13 e 14 marzo ci sarà l'Assemblea dei mille delegati dem. Però premette: "Il congresso, anzi le primarie le abbiamo tenute nel 2019 e le prossime ci saranno nel 2023". Non sarà lui quindi ad aprire la competizione per un nuovo segretario, non getta la spugna. Certo confrontarsi è necessario: su come si sta al governo con la Lega e sull'identità del Pd. Però avverte: "Non possiamo arrivare ad ottobre implosi in una discussione tutta interna. Occorre un salto in avanti che solo il Pd può fare e il tema delle donne è tutt'uno con quello che sto dicendo".

Approvato all'unanimità l'ordine del giorno sulla parità di genere in tutti gli organismi, con la proposta di valutare anche una guida duale del partito, un uomo e una donna. E c'è la promessa mantenuta di una vice segretaria, che sarà eletta in Assemblea, forse Cecilia D'Elia, ma circolano altri nomi anche di minoranza. Però affiancherà Andrea Orlando, il neo ministro, che gli ex renziani, ma anche alcune donne come Giuditta Pini ed Enza Bruno Bossio vorrebbero si dimettesse da vice segretario. Lui: "La funzionalità degli assetti viene prima dal destino personale". Come dire, sono pronto a lasciare. Ma Zingaretti lo blinda.

Matteo Orfini, minoranza dem, attacca: "Da marziani fare il congresso ora, ma anche nel 2023", e chiede a Zingaretti di "evitare scorrettezze". Anche Base riformista, la corrente di Guerini e Lotti - che oggi si riunisce - contesta: "Congresso nel 2023? Rischiamo di essere in un'altra epoca politica". E Gianni Cuperlo: "Chiariamoci su cos'è il Pd oggi".

Zingaretti però rivendica di avere tirato fuori il partito dalla peggiore sconfitta della storia della sinistra, quella del 4 marzo del 2018. Rincara: "Io conservo nella memoria e nel cellulare gli appelli di decine di candidati sindaci e candidati presidenti di Regione che mi scongiuravano di stringere alleanze con M5s per vincere". Tuttavia ora "quella fase si e' esaurita e siamo in una nuova, nella quale dobbiamo però costruire un Pd forte, con un riformismo forte". L'alleanza con i 5Stelle comunque resiste. Il probabile ingresso dei grillini nelle file del socialismo europeo è ben accolto da Andrea Orlando.

Sebbene nel Pd in molti critichino quanto detto da Giuseppe Conte, il capo in pectore del Movimento, sul "populismo sano", con cui l'ex premier riscatta l'esperiena giallo-verde del suo primo governo con Salvini. Denuncia Lia Quartapelle: "Il populismo sano di Conte ha poco a che fare con gli ideali di europeismo e giustizia della sinistra". Così anche Filippo Sensi. Alessandro Alfieri, esponente di Base riformista, ha chiesto una direzione del Pd ad hoc: "Valutiamo se si tratta di una svolta autentica o opportunistica".