Offensiva Rousseau contro i 5 Stelle. Casaleggio pretende 440mila euro
di
Annalisa Cuzzocrea
,
di Annalisa Cuzzocrea
Ascolta l'audio
Arrivano diversi esposti al garante della Privacy sulla protezione dei dati nel congresso online, dove è stata scavalcata la piattaforma
Aggiornato 2 minuti di lettura
Roma - In casa 5 Stelle la chiamano ormai «la guerra sporca di Davide». Perché Casaleggio junior non sta solo cercando di forzare la mano sul voto dell’organo collegiale, sospeso da Beppe Grillo in attesa di chiarire il quadro insieme a Giuseppe Conte. Il presidente dell’associazione Rousseau ha fatto di più: ha mandato al reggente e ai capigruppo del Movimento una lettera in cui chiede subito, «entro e non oltre il 3 marzo 2021», quindi entro oggi, 441.600 euro. Una somma che definisce «un primo conteggio per saldare il debito accumulato».
Il manager lamenta problemi di sostenibilità economica per i mancati pagamenti di alcuni parlamentari (deputati, senatori, consiglieri regionali ed europarlamentari versano alla piattaforma 300 euro al mese, circa un milione di euro all’anno, al netto delle espulsioni). «La scelta di non voler inviare diffide ai ritardatari negli ultimi anni ha aggravato la situazione&…
Roma - In casa 5 Stelle la chiamano ormai «la guerra sporca di Davide». Perché Casaleggio junior non sta solo cercando di forzare la mano sul voto dell’organo collegiale, sospeso da Beppe Grillo in attesa di chiarire il quadro insieme a Giuseppe Conte. Il presidente dell’associazione Rousseau ha fatto di più: ha mandato al reggente e ai capigruppo del Movimento una lettera in cui chiede subito, «entro e non oltre il 3 marzo 2021», quindi entro oggi, 441.600 euro. Una somma che definisce «un primo conteggio per saldare il debito accumulato».
Il manager lamenta problemi di sostenibilità economica per i mancati pagamenti di alcuni parlamentari (deputati, senatori, consiglieri regionali ed europarlamentari versano alla piattaforma 300 euro al mese, circa un milione di euro all’anno, al netto delle espulsioni). «La scelta di non voler inviare diffide ai ritardatari negli ultimi anni ha aggravato la situazione», spiega Casaleggio, quindi pretende un pagamento immediato degli arretrati. In più, conclude annunciando che d’ora in poi tutti i servizi richiesti «dovranno essere pagati in anticipo secondo una tariffazione che verrà definita di volta in volta».
Tutto questo, lo fa senza che esista alcun contratto con Rousseau. L’impegno a finanziarlo è previsto dal regolamento del Movimento 5 Stelle, ma i pagamenti sono inquadrati come “erogazioni liberali” e l’unica punizione possibile, in caso non siano effettuati, è l’espulsione dal Movimento. Solo che quella non è Casaleggio a poterla decidere, a farlo devono essere gli organi preposti.
Anche per risolvere questo problema, si era pensato di convertire il rapporto con l’associazione Rousseau in un contratto di servizio. Trovare i termini adeguati è però molto più difficile di quel che si possa pensare. Quando a settembre, dopo la lite di metà agosto con Luigi Di Maio, Casaleggio venne a Roma per presentare “il conto” al reggente Vito Crimi, il documento che presentò offriva condizioni insostenibili: un milione e 200mila euro all’anno, cioè quanto era previsto inizialmente con i 300 euro a eletto senza contare però l’assottigliamento delle truppe. In più, la supervisione su tutti i post pubblicati sul blog delle stelle, dai quesiti delle votazioni a tutto il resto.
Non se ne fece nulla e si rimandò tutto a una trattativa che tarda a partire. Andrea Ciannavei, l’avvocato che darà una mano a Giuseppe Conte per capire come mettere mano allo statuto del Movimento, cercherà di fare da mediatore. È vicino tanto a Grillo che a Casaleggio e lavora a una pacificazione. I veleni però stanno andando troppo oltre. I dirigenti M5S sono infatti convinti che ci siano proprio i soci di Rousseau dietro gli esposti che alcuni militanti hanno fatto al Garante della Privacy dopo gli Stati generali. Segnalazioni in base alle quali l’Authority avrebbe aperto un’istruttoria contro Vito Crimi per non aver adeguatamente protetto i dati degli iscritti.
Vertice M5S sul futuro del Movimento, c'è Conte e c'è Grillo con un casco da astronauta
La querelle è nata perché l’intero congresso online del M5S è avvenuto bypassando Rousseau e facendo infuriare per questo i suoi gestori, a partire dalla fedelissima di Casaleggio, Enrica Sabatini. Se il quadro è questo, la transazione amichevole richiesta da Grillo si fa sempre più complicata. Non c’è più un solo dirigente del Movimento disposto a difendere il figlio del cofondatore. E se a farlo era stato finora Alessandro Di Battista, la sua “disiscrizione” dalla piattaforma dimostra che dalla guerra, l’ex deputato, ha deciso di sfilarsi. Restano gli espulsi, Nicola Morra, Barbara Lezzi, ma non è detto che l’amnistia in cui alcuni sperano arrivi. Era un’idea fatta pervenire a Grillo qualche settimana fa per evitare le troppe cause in tribunale. Il Garante era però troppo furioso — almeno allora — per prenderla in considerazione. Così, quel che si sa — secondo lo stato dell’arte — è che la prima cosa a cambiare sarà il simbolo. Sotto alla scritta Movimento 5 Stelle non ci sarà più scritto Blog delle stelle, ma una dicitura che guarda lontano, all’Italia del 2050.