Nicola Zingaretti, appena eletto segretario cominciò da Casal Bruciato. Riaprì il circolo del Pd nel quartiere dove c’era stata una sollevazione anti rom e dichiarò: “Ripartiamo dalla periferie”. Maurizio Martina prima di lui aveva scelto il circolo di Tor Bella Monaca, poi essendo troppo piccolo, la riunione inaugurale della sua segreteria si trasferì nella libreria lì accanto. Enrico Letta oggi è andato nel circolo del Testaccio, che non ha mai abbandonato anche negli anni in cui ha insegnato a Parigi, ma soprattutto ha promesso: “Farò un tour nei circoli di due settimane. Da lì nascano le idee per il partito e per il Paese”.
I circoli sono la ricchezza del Pd. In numeri. Sono 5.209 con 412 mila iscritti, in 115 federazioni: dato del 2019. È ovvio che a ogni giro di boa del partito, anche nei momenti più bui, con le correnti che impazzano e la ricerca di una rigenerazione, non possono che essere i circoli, e i militanti, la riserva a cui attingere.
I circoli sono tante storie. Su input di Zingaretti hanno accentuato la funzione mutualistica. I circoli del Pd di Taranto durante il lockdown hanno avviato la raccolta alimentare e di beni di prima necessità per chi ne aveva bisogno. Ma il circolo dem di San Giovanni a Roma aveva già sperimentano con la Comunità di Sant’Egidio l’accoglienza per i senza fissa dimora. E già all’indomani del terremoto di Amatrice nel 2016 trenta circoli di Roma d’intesa con la Croce Rossa e l’Arci avviarono la raccolta di beni di prima necessità per i terremotati. Molte le azioni di solidarietà a Napoli come a Milano o Genova e Firenze.
Matteo Orfini, ex presidente del partito ed ex commissario straordinario del Pd capitolino, ricorda ogni tappa nella storia dei circoli dem. Fu Orfini a volere nel 2015 una radiografia dei circoli a Roma, che fu affidata a Fabrizio Barca e fotografò un partito sommerso dai debiti e con 27 circoli “tossici” su 108, nelle mani cioè di interessi particolari. I circoli vennero risanati. Per dire, come la situazione dei circoli è al tempo stesso specchio e radice dello stato del Pd.
In Emilia Romagna, roccaforte rossa, i circoli sono 600 e, dice Paolo Calvano, il segretario regionale, “funzionano via web con tante, tante riunioni”. Lo zoccolo duro dei militanti c’è e non si fa scoraggiare neppure dall’ennesimo logoramento del leader di turno. Però vogliono capire, sapere e discutere.
Michele De Pascale, sindaco di Ravenna, ammette: “Nei circoli del Pd da tempo non entrano forze fresche e nuove energie. Mi ha commosso sentire militanti ultra ottantenni convertirsi alle videochiamate pur di partecipare. Ricordo che dopo le primarie di Veltroni, Letta e Bindi in molti volevano iscriversi e esserci”.
Era il 2008. Il primo bilancio di Walter Veltroni allora segretario parlava di 2.500 circoli piddì appena aperti. Spiega Nicola Oddati, coordinatore della segreteria di Zingaretti che sono stati creati in questi due anni circoli nei luoghi di lavoro, circoli tematici e i cosiddetti “punti Pd” nei quartieri. I circoli dem hanno sedi fisiche ma anche su piattaforme telematiche. “C’è un lavoro enorme e sotterraneo per fare vivere il partito tra la gente, che viene poi oscurato dalle diatribe tra le correnti”, è la riflessione amara di Oddati.
Quel “Daje Enrì, ripiàmose sti cocci”, lo striscione con cui Letta è stato accolto al circolo del Testaccio, significa anche questo. A Milano, nel circolo di Porta Venezia, il giovane segretario Alberto Bertolotti testimonia delle molte attività svolte, malgrado la pandemia che rende impossibili le riunioni in presenza. Il circolo dem ha accolto l’Associazione Check point, che fa prevenzione contro l’Aids, e che a causa dei tagli della Regione, non poteva più permettersi una sede.
Mario Oliva, segretario della storica sezione della Bolognina - quella della svolta di Achille Occhetto che condusse il Pci nella nuova era del Pds – rivendica con orgoglio l’appartenenza al partito: “La situazione è veramente difficile. Noi iscritti siamo in fermento ma carichi per difendere il Pd. Io al partito dedico tutto il mio tempo, dopo lavoro e famiglia”. Il bicchiere è comunque mezzo pieno per il segretario dem bolognese Luigi Tosiani: “In federazione molti hanno telefonato perché vogliono la tessera e quindi noi abbiamo anticipato il tesseramento di quest’anno. Per i democratici emiliano-romagnoli funziona così: noi amiamo la politica anche via zoom e nonostante tutto”.