Da Bonino ai veti su Renzi: la guerra per unire il centro
di Carmelo Lopapa , di Carmeo LopapaROMA - Da settimane si zoommano, si whatsappano, si skyppano come nemmeno i quattordicenni costretti alla Dad, o i bimbi di otto che giocano e litigano con gli amichetti alla Play, ma solo in video. Loro fanno politica, tramano, si accordano, si scontrano così. Virtualmente. Peccato che c'è chi viene dalla Prima Repubblica, chi dalle battaglie radicali degli anni Settanta e chi dal mondo berlusconiano dei Novanta. Sono i pezzi sparsi a variegati, all'apparenza incompatibili, del "centro". Stanno tentando freneticamente di mettersi insieme, tanto al timone adesso c'è Supermario e ai problemi seri, tipo la lotta al virus e la crisi economica, ci pensa lui.
Carlo Calenda ed Emmma Bonino, Bruno Tabacci e Giovanni Toti, Matteo Renzi e Mara Carfagna, Carlo Cottarelli e Marco Bentivogli, Benedetto Della Vedova e Paolo Romani e poi tanti, tanti e tanti altri. Sognano tutti insieme il proporzionale. Solo che litigano sul resto. Ora, a parte la storic…
ROMA - Da settimane si zoommano, si whatsappano, si skyppano come nemmeno i quattordicenni costretti alla Dad, o i bimbi di otto che giocano e litigano con gli amichetti alla Play, ma solo in video. Loro fanno politica, tramano, si accordano, si scontrano così. Virtualmente. Peccato che c'è chi viene dalla Prima Repubblica, chi dalle battaglie radicali degli anni Settanta e chi dal mondo berlusconiano dei Novanta. Sono i pezzi sparsi a variegati, all'apparenza incompatibili, del "centro". Stanno tentando freneticamente di mettersi insieme, tanto al timone adesso c'è Supermario e ai problemi seri, tipo la lotta al virus e la crisi economica, ci pensa lui.
Carlo Calenda ed Emmma Bonino, Bruno Tabacci e Giovanni Toti, Matteo Renzi e Mara Carfagna, Carlo Cottarelli e Marco Bentivogli, Benedetto Della Vedova e Paolo Romani e poi tanti, tanti e tanti altri. Sognano tutti insieme il proporzionale. Solo che litigano sul resto. Ora, a parte la storica leader dei radicali che ha mollato +Europa indignata per le beghe interne ("Me ne vado prima che mi facciate fuori voi") e Della Vedova che si è dimesso dalla segreteria, magari guardando entrambi proprio al nuovo, futuribile, possibile soggetto politico.
Ci sarebbe Matteo Renzi, che alla fine col suo due e poco più per cento del mai decollato "Italia Viva" potrebbe essere pure interessato al progetto. Ma Calenda - che della nuova operazione è il vero tessitore, benché candidato a Roma - non ne vuole sapere. "No, alt, niente centro, non ci piace la toponomastica della politica, al più parliamo di liberaldemocratici al lavoro", mette le mani avanti il fondatore di Azione.
"Non mi piace l'idea di un puzzle senza identità: la politica non si fa inseguendo pezzi di partiti, ma semmai gli elettori e le idee - continua l'ex viceministro - Ci sono gli elettori di Fi che meritano di essere rappresentati, certo. E noi col nostro 3,9 per cento, i 22 mila iscritti, insieme con gli amici di +Europa e agli altri che vorranno starci, possiamo ragionare". Se i renziani vogliono venire bene, ma proprio Renzi, ecco, forse no. "I miei rapporti con Matteo sono ondivaghi, a volte ci parliamo, a volte no. Credo che sia lui ad avere un problema: che vuole fare da grande? Il businessman o il politico? La preclusione non è verso di lui, ma vero la sua mancanza di chiarezza, fa troppe cose...".
Altro discorso Toti e i suoi dieci deputati e quattro senatori di Cambiamo. "Con Carlo ci siamo visti, abbiamo ragionato sulla possibilità di mettere insieme i gruppi in una federazione - spiega il governatore ligure - Bisogna capire per fare cosa, un terzo polo? Ma ci vuole la legge elettorale che lo consenta". Certo, adesso ci sarebbe Enrico Letta alla guida del Pd, col suo progetto "porte aperte", molto old Ulivo. E se alla fine Toti e Carfagna e tutti gli altri finissero dentro un'alleanza di centrosinistra, con il M5S dentro?
"Ampiamente prematuro parlarne - minimizza Toti - Io sono un riformista e non mi sono scandalizzato per la proposta di Ius soli, semmai per la sua intempestività. Manca una gamba di centro, ma è difficile dopo un ventennio di bipolarismo". Tra i suoi c'è già chi vorrebbe guardare da quella parte. "Letta aiuta molto il movimento in atto", ragione l'ex berlusconiano di ferro Osvaldo Napoli. Carfagna, con Maria Stella Gelmini e Renato Brunetta, per ora osservano dai banchi del governo. Tabacci tesse e cuce da tempo, ma anche lui per ora è nella squadra di Mario Draghi. Come Della Vedova che forse si ricandiderà alla segreteria di +Europa (2 senatori e 3 deputati): "Lavoriamo a un grande progetto federativo. Vedremo se Letta dialogherà davvero con altri e non solo coi 5Stelle come Nicola Zingaretti". Il cantiere è aperto. Solo che al centro non si chiude mai.