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Procura di Roma, il Csm difende Prestipino contro il Tar, ma si spacca

Michele Prestipino 
Primo passo del Consiglio per reagire alla bocciatura della nomina del procuratore di Roma. Ma anche la costituzione in giudizio passa a maggioranza. Vota contro il fronte che sarebbe stato favorevole al Pg di Firenze Viola 
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ROMA - Il Csm si spacca ancora sulla procura di Roma. Vota a maggioranza il ricorso contro la decisione del Tar che ha bocciato la nomina di Michele Prestipino al vertice di piazzale Clodio, ma subito si riapre, nei numeri, una querelle infinita.

Una nuova divisione dopo il noto voto del 23 maggio 2020, quando la commissione per gli incarichi direttivi votò a favore del procuratore generale di Firenze Marcello Viola, toga di Magistratura indipendente, che arrivava a tre giorni dalla riunione all’hotel Champagne di cinque consiglieri del Csm con Luca Palamara, Cosimo Maria Ferri e Luca Lotti, divenuta poi protagonista di ben tre differenti processi disciplinari per chi vi aveva partecipato (Palamara, Ferri, i cinque consiglieri dello stesso Csm poi dimessisi). Un voto, quello del 2019, bloccato dall’esplodere giudiziario e disciplinare del caso Palamara. Ma ecco, il 4 marzo 2020, il nuovo voto a favore di Michele Prestipino, in quel momento procuratore aggiunto della Capitale, che era sembrato chiudere una volta per tutte la questione, dando stabilità e continuità a un ufficio delicato. Immediati invece i ricorsi degli esclusi, il procuratore di Palermo Franco Lo Voi, quello di Firenze Giuseppe Creazzo, e dello stesso Viola. Ricorsi accolti, per Lo Voi e Viola, dal Tar del Lazio il 17 febbraio scorso. Bocciato invece quello di Creazzo, nel frattempo finito sotto processo disciplinare (si celebra a maggio) per via delle presunte avances sessuali verso una collega.

A questo punto, in una questione ormai intricatissima, il Csm decide comunque di costituirsi in giudizio contro la decisione del Tar. E affida il mandato all’Avvocatura dello Stato. Ma, nel farlo, si spacca ancora una volta. Perché, al momento del voto in plenum, la delibera passa solo a maggioranza. Sono 13 i voti a favore. Tra cui i cinque della sinistra di Area e i tre di Unicost. Ma anche di due dei quattro togati di Autonomia e indipendenza, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe. Nonché il laico di M5S Alberto Maria Benedetti e i due capi della Cassazione, Pietro Curzio e Giovanni Salvi, rispettivamente primo presidente e procuratore generale.

Sei invece quelli contrari, dei consiglieri Filippo Donati laico di M5s, Alessio Lanzi laico di Forza Italia, Stefano Cavanna e Emanuele Basile laici della Lega, mentre tra i togati votano contro Nino Di Matteo e Antonio D’Amato, quest’ultimo di Magistratura indipendente. In cinque si astengono, le consigliere togate di Mi Loredana Miccichè e Maria Paola Braggion, il laico di Forza Italia Michele Cerabona, quello di M5S Fulvio Gigliotti, e Sebastiano Ardita di Autonomia e indipendenza.

Ovviamente la costituzione in giudizio è il primo passo verso il ricorso del Csm al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che boccia la scelta del Csm a favore di Prestipino perché non è stata motivata con argomenti sufficienti rispetto alla marcia indietro sull’originaria scelta a favore di Viola e nel raffronto con i titoli di Lo Voi. Al momento la costituzione in giudizio non esclude comunque che il Csm possa anche ribadire la sua indicazione per Prestipino, confermandola con un nuovo voto e una motivazione più stringente di quella assunta il 4 marzo di quest’anno. 

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