Politica

Pd, la "nuova Cosa" di Bersani scuote la sinistra. Da Bettini alle Sardine riparte il cantiere

Enrico Letta, segretario del Pd 
La proposta lanciata su Repubblica dall'ex dem riaccende il dibattito. Il segretario Letta incontrerà Speranza per discutere di come rimettere insieme la sinistra. Tante le ipotesi in campo, dalla costituente alla suggestione di un nuovo Ulivo
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Enrico Letta incontrerà presto Roberto Speranza per discutere della sinistra e del rapporto tra il Pd e i bersaniani. Non ancora fissato, ma già in programma, sarà il primo momento concreto in cui parlare anche dell’appello che Pierluigi Bersani ha lanciato con l’intervista a Repubblica: “Caro Enrico, facciamo una nuova Cosa. Io nei Dem non torno”. Perchè la nuova Cosa - che sia un nuovo Pd, una costituente, una coalizione modello Ulivo o ancora “una zona franca” (per dirla Mattia Santori) - non è da rimandare alle calende greche.

Per ora ciascuno la declina in maniera diversa, ma il problema di come restituire appeal al centrosinistra, che segna un calo nei sondaggi – Pd in testa – è prioritario. Articolo Uno, il partito fondato nel 2017 da Bersani, Speranza, Fornaro, Epifani e un gruppetto di piddì in rotta di collisione con l’allora segretario dem Matteo Renzi, ha gettato lì una proposta di “costituente” e di campo largo in cui confrontarsi. Non un ritorno nella casa dem dei fuoriusciti bersaniani, ma l’occasione per resettare e ricominciare daccapo. 

Fedele al suo lessico, Bersani ha detto: “Non possiamo tirarci su per le stringhe delle scarpe da soli”. Traduzione: non si tratta di un ripensamento di gruppi dirigenti pronti a ricomparire nel partito di Letta, che pure di Bersani è stato vice segretario. I due sono legati da una amicizia che ha il significato di un confronto mai interrotto negli anni. La proposta bersaniana è di una rifondazione ampia, di certo difficile e dagli esiti tutti da verificare. 

Piace a Mattia Santori, il portavoce del Movimento delle 6000Sardine: “Bersani ha ragione e si fa interprete di tutte quelle persone del centrosinistra che ritengono ci voglia una rifondazione del Pd ma non semplicemente dentro il Pd, perché non basterebbe. Nella manifestazione Occupy Pd, noi pensavamo di lanciare proprio questa sfida. La stessa di cui hanno parlato anche Elly Schlein, Peppe Provenzano e Rossella Muroni”. Per Santori si tratta di costituire una “zona franca”, una anticamera, che permetta il confronto tra militanti del Pd e della sinistra, Movimenti, attivisti di altre forze politiche. La parola d’ordine è una sola: il Pd deve uscire dalle sue stanze. 

Ovvio che un problema c’è. Il Pd ne uscirebbe rafforzato o semplicemente de-strutturato? Ci vogliono “piazze grandi e aperte”, o meglio “agorà” concorda Goffredo Bettini, che qualche tempo fa teorizzò la necessità di una coalizione di centrosinistra con un gamba di sinistra, di cui il Pd fosse perno, una più liberal democratica e i 5Stelle di Giuseppe Conte.  Rilancia Monica Cirinnà: “Allargamento vero e cancellazione delle correnti. Voglio citare Frida Kahlo: 'Io ancora vedo orizzonti, dove tu disegni confini'. Quindi bene Bersani se stiamo parlando di un orizzonte, di una visione, no se significasse destrutturare il Pd. Il Pd deve essere il partito dell’inclusione senza primazie”. 

L’ala sinistra dei dem è favorevole a una “costituente delle idee”, per usare una definizione di Peppe Provenzano, adesso nominato vice segretario del Pd. Così Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e presidente dell’associazione delle autonomie locali (Ali): “Noi dobbiamo fare un nuovo Ulivo aperto, nel neo bipolarismo che si va a costituire, che abbia al centro europeismo e ambientalismo. Certo il Pd ha i suoi problemi, ma deve essere rafforzato e deve essere calamita di una coalizione che vada dalla sinistra al centro di Calenda e liberal democratico, più i 5Stelle che con la guida di Giuseppe Conte saranno ancora più compatibili in termini di programma”.  

Nel dibattito sul centrosinistra una voce molto ascoltata è quella di Elly Schlein. Leader della sinistra, ora vice presidente dell’Emilia Romagna, Schlein ha lanciato la parola d’ordine: ci vuole un fronte progressista e corsaro. Ovvero una rete trasversale, dentro i partiti e nella società, per portare avanti i temi della transizione ecologica, del lavoro e della lotta alle disuguaglianze. 

A Stefano Ceccanti, area liberal del Pd, convince l’ipotesi di una patto federativo tra Pd e i diversi soggetti del centrosinistra, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.  

Il neo segretario Letta si è proposto di procedere per gradi: prima il Pd ritrovi il suo protagonismo e la sua solidità di “perno”.

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