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Pd, il blitz del Letta mannaro che ha imparato la lezione

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In una settimana la scelta dei nuovi vice, lo stop a Gualtieri e la lite con Salvini. E ha messo in pratica il consiglio di Prodi: "Agisci subito"
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Dopo l'esordio del Letta di Montecristo, ad appena una settimana giunge puntuale il Letta mannaro. La fiabesca creatura, in apparenza contraddittoria, è frutto del riadattamento di quella formula, il Coniglio mannaro, che il giornalista Gianfranco Piazzesi affibbiò in anni ormai lontani ad Arnaldo Forlani, un leader democristiano che sembrava mite, gentile, flemmatico, educato, pigro e perfino distaccato, ma che poi fregava tutti arrivando dove voleva: due volte segretario dello scudo crociato, in entrambi i casi lasciandosi alle spalle una scia di cadaveri eccellenti, comunque personaggi del calibro di Andreotti (1969) e De Mita (1989).

Si perdoni ancora il linguaggio truculento, ma ieri Letta ha fatto secchi i due capogruppo. "Agisci subito" gli aveva consigliato Prodi, un altro che "grondava bonomia dagli artigli" (copyright di Edmondo Berselli). Ancora prima, non senza averlo qualificato come "carissimo amico" (in altre cronache &qu…
Dopo l'esordio del Letta di Montecristo, ad appena una settimana giunge puntuale il Letta mannaro. La fiabesca creatura, in apparenza contraddittoria, è frutto del riadattamento di quella formula, il Coniglio mannaro, che il giornalista Gianfranco Piazzesi affibbiò in anni ormai lontani ad Arnaldo Forlani, un leader democristiano che sembrava mite, gentile, flemmatico, educato, pigro e perfino distaccato, ma che poi fregava tutti arrivando dove voleva: due volte segretario dello scudo crociato, in entrambi i casi lasciandosi alle spalle una scia di cadaveri eccellenti, comunque personaggi del calibro di Andreotti (1969) e De Mita (1989).

Si perdoni ancora il linguaggio truculento, ma ieri Letta ha fatto secchi i due capogruppo. "Agisci subito" gli aveva consigliato Prodi, un altro che "grondava bonomia dagli artigli" (copyright di Edmondo Berselli). Ancora prima, non senza averlo qualificato come "carissimo amico" (in altre cronache "grande amico") Letta aveva bloccato la corsa del povero Gualtieri al Campidoglio. E dopo aver spento appetiti e speranze nominandosi una segreteria e due vicesegretari a suo piacimento, l'altro ieri non solo ha menato su Salvini, ma soprattutto l'ha fatto in modo da metterlo in cattiva luce con Draghi, donde la pietosa smentita del leader ex sovranista secondo cui va tutto così bene che "stiamo maturando una conoscenza personale".

Ora, a parte le suggestioni, i romanzi d'appendice e i bassorilievi di ordinaria democristianitudine, Letta è certamente una persona civile e anche gradevole. "Se vi fosse capitato di vedere con che dolcezza accompagna le creature all'asilo - scrisse il suo vicino di casa Giulianone Ferrara - votereste la fiducia". Era l'inverno del 2013, all'alba del primo governo Letta. Otto anni dopo i bambini si sono fatti grandicelli, ma l'ex premier deve aver fatto suo ciò che messer Niccolò Machiavelli affida al capo 18 del Principe: ognuno sa "quanto sia laudabile in uno principe mantenere la fede (essere leale, ndr) e vivere con integrità (onestà). Nondimanco...".

Ecco, appunto: insieme agli altri insegnamenti di cui ha scritto nel suo Ho imparato (Il Mulino, 2019), Enrico Letta ha certo appreso sulla sua pelle che al potere non guasta una certa dose di astuzia volpesca e di ferocia belluina. Il punto, semmai, sta nella predisposizione, nello stile e nell'efficacia in cui la lezione di Machiavelli potrà esprimersi. A questo riguardo, sempre ai tempi del governo si registrò un singolare incidente mediatico. In un'intervista all'Irish Times venne attribuita a Letta una frase che suonava francamente insolita sulla sua bocca: "In Europa dicono che ho le palle d'acciaio" (balls of steel). Lui, che nei giorni precedenti aveva postato un'immaginetta dell'acqua di Lourdes, ma anche assicurato i malfidati di non aver scritto "Giò Condor in fronte", negò di averlo mai detto. Presto venne raggiunto un compromesso; per cui le palle erano sue (un'indagine filologica sui precedenti conferma l'attribuzione), ma l'acciaio l'aveva aggiunto l'irlandese.

Non è metallico né muscolare il prototipo del Letta mannaro. Le antiche scuole politiche - democristiana, ma anche comunista, vedi Veltroni - contemplavano piuttosto, per gli aspiranti leader, la preziosa ed enigmatica virtù della dissimulazione, più o meno onesta, secondo una trattatistica che proveniva dal XVII secolo. Scendendo nella cruda pratica si materializzano le figure del finto buono, del fregapiano e dell'acqua cheta. Un sorriso per disarmare e un abbraccio per stritolare, sotto a chi tocca.