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Pd, Nardella: “Letta ha diritto di fare proposte e non credo cerchi vendette"

Pd, Nardella: “Letta ha diritto di fare proposte e non credo cerchi vendette"
(ansa)
Il sindaco di Firenze giudica in maniera positiva le prime mosse del nuovo segretario: "Ha riposizionato il Nazareno come partito di riferimento del governo Draghi. E ha già marcato una distanza netta dalla Lega"
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 "Mi ha positivamente sorpreso il piglio determinato e per certi aspetti decisionista di Enrico. Penso che in effetti il Pd avesse bisogno di questo", dice Dario Nardella.

Già diventato lettiano, sindaco?
"Sul piano politico ha marcato novità significative. Ha riposizionato il Pd come partito di riferimento del governo Draghi scrollandosi di dosso quel malcelato imbarazzo e senso di colpa rispetto alla fine del governo Conte. E ha già marcato una distanza netta dalla Lega, ponendosi come il vero sfidante di Salvini e collocando il Pd alla guida del centrosinistra".

D'accordo anche sui capigruppo?
"Ho apprezzato la velocità con cui Letta ha creato la nuova segreteria puntando su donne, giovani e competenze. Sui capigruppo non sta a me entrare nella discussione, che riguarda i parlamentari. Posso solo dire che con Delrio e Marcucci ho lavorato bene sui problemi della mia città. Allo stesso tempo è diritto del segretario avanzare proposte nuove e apprezzo il fatto che abbia messo al centro un'indicazione femminile. Auspico che questo confronto sia costruttivo anche perché ora dobbiamo tutti pensare all'emergenza economica".

Insomma questo Letta rottamatore non la preoccupa? Non teme vendette per voi ex renziani?
"Direi di smetterla con gli "ex". Ciascuno di noi ha una storia, io vengo dal Pds ma contano le idee per il futuro più che il passato. Per questo non penso che Letta abbia vendette da consumare. Credo voglia anzi far vedere che è tornato con l'ambizione di essere un leader autorevole. E un leader non guida il più grande partito della sinistra con lo sguardo rivolto al passato. Peraltro non definirei Letta un rottamatore, ha un profilo molto diverso da Renzi. Mi pare che Enrico abbia maturato una nuova consapevolezza in questi anni. Non ha bisogno dei miei consigli ma se me ne chiedesse gli suggerirei il motto di Cosimo dei Medici, "Festina Lente". Cioè "affrettati lentamente"...".

Cioè si fida, ma anche no...
"No no, io ho una fiducia sincera in Letta perché amo il mio partito. Se fallisse lui sarebbe un disastro. Solo un folle può sperare che si rompa il ramo su cui siamo seduti. Credo che la sua forza stia nel non farsi condizionare da logiche recriminatorie del passato, scontri personali e tra correnti".

Vanno chiuse le correnti?
"Ho sempre detto che sono utili quando si distinguono sulle idee incarnando sensibilità politiche distinte: i vice Provenzano e Tinagli ne sono un esempio. Invece rappresentano una criticità quando alimentano solo scontri di potere. Questo non significa accarezzare uno sterile unanimismo. Benvenga anzi il confronto, ma si parta dai bisogni del Paese reale. Più che preoccuparci delle correnti, puntiamo a riconquistare il consenso dei lavoratori e dei giovani".

Ma lei è di Base Riformista? Corrente dei sindaci?
"La mia corrente è Firenze. Io non nascondo le mie idee per un partito riformista a vocazione maggioritaria ma respingo questo meccanismo di etichettare le persone. E non esiste nemmeno una corrente dei sindaci, sarebbe incoerente col nostro ruolo".

Renzi ha detto: con Conte mai.
"Non sono d'accordo con Renzi. Coi veti non si va da nessuna parte. Piuttosto le alleanze vanno costruite su idee e programmi. Anche nei confronti del Movimento 5 Stelle come degli altri alleati ci sono due modi per confrontarsi: uno è col cappello in mano, l'altro è a testa alta. A me piace il secondo: un Pd che ha le idee chiare dialoga da protagonista".

La convince lo ius soli?
"Per me lo ius soli va bene, importante è spiegarlo ai cittadini in modo pragmatico non ideologico. Ma il Pd deve farsi sentire su scuola ambiente, lavoro. Miconvince il riferimento alla vocazione maggioritaria fatto da Letta, partendo dal sistema elettorale. Il proporzionale ha dei limiti, il modello auspicabile è quello maggioritario. Con le primarie per scegliere i candidati".
 

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