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Graziano Delrio e Andrea Marcucci (ansa)

Pd, donne capigruppo: Letta fa l’accordo. Marcucci non ci sta

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Il segretario dem vede Lotti e sigla la pace con gli ex renziani. Ok di Delrio, ma il collega del Senato frena: “Perché solo segretari uomini?”
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ROMA -  Enrico Letta versione Aladin arriva nella biblioteca di palazzo Madama e, come il ragazzo della lampada nel celebre cartoon Disney, tende la mano ai senatori, invitandoli a seguirlo nell'avventura appena cominciata: "Fidatevi di me", sorride ai piddini ancora scossi dalla guerriglia ingaggiata dall'irriducibile Andrea Marcucci, che di lasciare la guida del gruppo non ne vuol proprio sapere. "Se sono tornato è per scrivere insieme a voi un pezzo di storia del nostro paese", insiste il segretario, invocando "sincerità nei rapporti" e unità su una linea che in tanti, là dentro, faticano ad accettare. "Un partito come il nostro, organizzato con vertici tutti uomini, semplicemente in Europa non ha cittadinanza, è irricevibile" ribadisce.

Un appello a sotterrare vecchi rancori, "non vi dirò mai che siete ex di qualcosa" rassicura i parlamentari di rito renziano che in quel ramo …
ROMA -  Enrico Letta versione Aladin arriva nella biblioteca di palazzo Madama e, come il ragazzo della lampada nel celebre cartoon Disney, tende la mano ai senatori, invitandoli a seguirlo nell'avventura appena cominciata: "Fidatevi di me", sorride ai piddini ancora scossi dalla guerriglia ingaggiata dall'irriducibile Andrea Marcucci, che di lasciare la guida del gruppo non ne vuol proprio sapere. "Se sono tornato è per scrivere insieme a voi un pezzo di storia del nostro paese", insiste il segretario, invocando "sincerità nei rapporti" e unità su una linea che in tanti, là dentro, faticano ad accettare. "Un partito come il nostro, organizzato con vertici tutti uomini, semplicemente in Europa non ha cittadinanza, è irricevibile" ribadisce.

Un appello a sotterrare vecchi rancori, "non vi dirò mai che siete ex di qualcosa" rassicura i parlamentari di rito renziano che in quel ramo sono maggioranza, dopo averlo fatto con i deputati, dando loro atto di aver resistito alla scissione e creduto nel Pd, anziché sposare un modello leaderistico di partito, ormai con evidenza fallito. È il gesto chiesto da Lorenzo Guerini (in missione all'estero) e Luca Lotti (incontrato in gran segreto in mattinata) per siglare l'accordo sulla sostituzione dei capigruppo che di fatto segna l'inizio di una nuova stagione democratica. L'epoca della rottamazione è finita, ora è il tempo della pacificazione.

L'unico a non averlo inteso sembra essere Marcucci. Il quale, dopo un lungo faccia a faccia con Letta, va in assemblea e attacca a testa bassa. Non ha gradito, il capo dei senatori, la "lezioncina" del segretario su "gruppi e partito" che devono sostenersi a vicenda: "Autonomia non vuol certo dire che ognuno va in direzioni diverse", aveva spiegato l'ex premier. Né sentirsi chiedere un "atto di generosità", di calcare cioè le orme di Graziano Delrio, che poco prima alla Camera aveva rimesso il mandato, dicendosi pronto a lavorare alla sua successione. Per Marcucci non è quello l'esempio da seguire.

Prima accusa implicitamente Letta di essere fra quanti non hanno riconosciuto "il lavoro e la fatica fatti in questi tre anni" per tenere in piedi il governo giallorosso e il Pd ferito dalla scissione, mentre "qualcuno continuava a chiamarci corpo estraneo". Quindi lancia l'affondo: "Sono felice che il tema delle donne sia emerso, ma sono stati commessi diversi errori. Bisogna interrompere la tradizione di avere segretari sempre uomini. Mentre abbiamo la pandemia, il Paese in affanno, non voglio che il Pd si limiti a parlare di parità di genere. Noi non siamo incoscienti, ma pretendiamo coerenza".

Parole durissime, accompagnate da una minaccia: "Giovedì (domani, ndr) convocherò il gruppo per la votazione e io dovrò riflettere su cosa fare". Se ricandidarsi alla guida del gruppo, col rischio di spaccarlo, o arrendersi all'evidenza. Base riformista, lo ha scaricato. Ha preferito accordarsi col segretario per conservare la postazione per una donna d'area: Simona Malpezzi (la favorita) o, in subordine, Caterina Bini. E lui non riesce a farsene una ragione.

Un risentimento che in tanti tentano di placare. Per scongiurare una frattura che farebbe male a tutti, non solo a Letta. Apprezzato per le parole sugli ex renziani che non esistono più, "dopo essere stati a lungo considerati una quinta colonna dentro il Pd", annotano Alfieri e Parrini, chiedendo però di spiegare bene il cambio al vertice del gruppo, per evitare che sembri "una punizione nei confronti di Marcucci e della sua area".

Assai più liscia è invece filata l'assemblea a Montecitorio. Aperta con uno scambio di battute fra Delrio e Letta. "Il tema delle donne sta più a cuore a me che a te: cinque dei miei nove figli sono femmine, mentre tu hai tre maschi", ha scherzato il primo. E l'altro, fulmineo: "Sì ma io sono giovane, posso ancora riprodurmi, tu no". E giù risate. In attesa di capire chi sarà la nuova presidente dei deputati. Delrio spinge per Debora Serracchiani, ma Marianna Madia è data in forte ascesa. Comunque vada il segretario è ottimista: domani, lui ne è certo, "si chiude".