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M5S, Conte rifonda il Movimento: "Basta vaffa, chi governa sia capace"

Giuseppe Conte durante l'assemblea in streaming del M5S (ansa)
L'ex premier: "Non sarà un restyling né un'operazione di marketing". E annuncia un nuovo statuto
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ROMA - Per non perdere le vecchie abitudini, Giuseppe Conte prende la parola quando sono quasi le 22. L'ex presidente del Consiglio si presenta agli eletti del Movimento 5 stelle e a tutti, perché sceglie di mandare in streaming l'assemblea, come colui che è venuto a rifondare. A scrivere daccapo il nuovo corso del Movimento, senza smettere di rivendicare le cose fatte, ma disegnando una nuova identità: in cui uno vale uno quando si vota, "ma chi è chiamato a rappresentare i cittadini deve essere onesto, competente e capace". In cui la democrazia diretta resta, anzi va rafforzata con nuovi strumenti, ma quella rappresentativa è considerata "ineliminabile", con buona pace di Davide Casaleggio e dei suoi algoritmi. In cui la democrazia digitale permane, ci sarà sempre una piattaforma in cui gli iscritti saranno chiamati a votare, ma - avverte Conte - "la tecnologia non è mai neutra: chi governa i processi deve farlo con la massima chiarezza e la massima trasparenza". E anche qui, la stoccata all'associazione Rousseau pare evidente. In cui, ancora e non è un dettaglio, cambiano le parole: "Quelle che avete usato sono state giudicate aggressive - spiega - l'assalto al palazzo non poteva essere giocato di fioretto, ma ogni fase ha la sua storia: servono ora le parole giuste, non bisogna sottovalutare il potere trasformativo delle parole".

Ha in mente una nuova carta dei valori, Conte, su cui chiederà il contributo di tutti, ma che già prevede di ampliare le 5 stelle del Movimento con i concetti di rispetto della persona e della dignità dell'essere umano, ecologia integrale, giustizia sociale contro le diseguaglianze di ogni tipo, legalità, cittadinanza attive. "Ci saranno forum, piazze delle idee aperte a tutti, non solo agli iscritti", annuncia. E soprattutto, un nuovo statuto con regole ferree contro le correnti che "non servono, sono solo sfere di influenze e di potere". Immagina un partito con una struttura definita l'ex premier, con ramificazioni territoriali, responsabili sul territorio (ma questo il Movimento lo dice da anni come da anni predica lo "scambio delle buone pratiche tra amministratori", senza poi averlo mai realizzato). Garantisce che ci saranno più dipartimenti e che tutti coloro che finora ci sono stati, con il loro impegno e le loro idee, avranno posto in questo processo. È l'unico accenno alla persistenza del limite dei due mandati, con la promessa che quindi ci saranno posti di responsabilità nel partito che verrà, per non lasciare del tutto fuori chi li avrà esauriti. Ma non è detto che basti, una promessa del genere, per chi invoca deroghe e già pensa a liste parallele. Conclude con due parole Conte, "onestà e coraggio". Ad ascoltarlo - collegato ma silente - c'è il fondatore Beppe Grillo che a lui ha affidato la rigenerazione dei 5 Stelle. "Non un restyling", rivendica l'avvocato, che parla anche di un europeismo da difendere, ma in modo critico, "sapendo dire anche dei no".

La cosa di cui non parla, ed è un inedito per il Movimento 5 Stelle, sono i soldi. Nessun accenno a restituzioni, tagli di stipendio, politica a costo zero. Il "nuovo Movimento" o il "mio Movimento", come lo chiama due volte, ha - su questo - un volto molto diverso. Ora che proprio sui soldi, e su chi decide, si continua a litigare con Davide Casaleggio e la sua socia Enrica Sabatini.

E del resto, prima di dare la parola al nuovo leader, il reggente Vito Crimi ha annunciato la prima vera novità: "Il Documento finale degli Stati generali rimane la pietra entro la quale ci muoveremo - ha detto - quindi insieme al tesoriere e al comitato di garanzia stiamo tentando di avere una gestione economica centralizzata. È una macchina complessa che non può essere lasciata a entità esterne". La cassaforte, insomma, non è più Rousseau. Che non è neanche più il cuore pulsante dei 5 Stelle. Le vele sono spiegate per andare altrove. Sul ponte di comando c'è Conte. Chi vorrà seguirlo, avrà un ruolo, ma chi si attarderà su posizioni del passato, sarà buttato giù dalla nave. Ammesso non l'abbia già lasciata.

 

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