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Corsa per il Campidoglio, Calenda: "Mi ritiro solo se il Pd candida Totti"

(agf)
L'ex ministro chiarisce ancora una volta che non è disposto a passi indietro: non rinuncerà alla candidatura come sindaco di Roma. A meno che... E tira in ballo l'ex capitano giallorosso
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La corsa per il Campidoglio è ormai uno dei casi più intricati della politica nazionale. Con Carlo Calenda in campo da mesi, il Pd alla ricerca affannosa di un candidato - magari d'intesa con i 5Stelle - e Virginia Raggi intenzionata a ricandidarsi a ogni costo.

Ieri l'ultimo incidente di percorso con la nuova visegretaria del Pd, Irene Tinagli, che prima dà il suo endorsement a Calenda e poi frena. In fondo anche l'ex ministro dell'Economia Gualtieri si è quasi candidato. Quasi. 

Il segretario Pd, Enrico Letta, ha provato a proporre una strada - quella delle primarie - che metta d'accordo tutta la galassia di centrosinistra. Ma Calenda non sembra intenzionato ad alcun passo indietro e neppure a partecipare alla consultazione della base progressista.

Ecco così che al consueto tormentone quotidiano di domande ("si ritirerebbe in caso di candidatura di Gualtieri? E di Sassoli? E di Zingaretti?) l'ex ministro ha deciso di rispondere con una trovata fantasiosa. "Come ho spiegato molte e molte volte non mi ritiro anche se si candidassero Zingaretti, Gualtieri, Sassoli, Gentiloni, Letta, Madia, Conte, separati o tutti insieme. Unico caso di forza maggiore, Totti".

 

Poi però ci ripensa e sul filo dell'ironia aggiunge: "Non vorrei aver messo in imbarazzo Totti. Magari il Pd va davvero a chiederglielo".

 

Pochi giorni fa aveva proposto di dare in concessione campo Testaccio alla Roma per far rivivere un monumento del calcio cittadino. La campagna elettorale di Calenda a Roma a questo punto sembra davvero cominciata.