ROMA - Un gioco di sponda con Mario Draghi per "imbrigliare" Matteo Salvini, mettere al riparo il governo dalle incursioni leghiste che rischiano di destabilizzarlo, velocizzare le misure a sostegno di imprese e lavoratori piegati dalla pandemia. Prende corpo la strategia di Enrico Letta - che ieri ha incontrato prima il segretario del Carroccio, quindi il presidente del Consiglio.
Draghi il giorno precedente aveva a sua volta visto Salvini - coll'intento di fare del Pd l'architrave dell'esecutivo di salvezza nazionale voluto da Mattarella, nonché l'argano in grado di tirar fuori il Paese dal buco nero in cui il Covid l'ha precipitato. Il tutto, in triangolazione con Paolo Gentiloni, il commissario europeo in visita in mattinata a Palazzo Chigi per discutere col premier di crisi economica e Recovery plan, vera occasione di ricostruzione per l'Italia. Gli stessi temi del confronto pomeridiano Letta-Draghi, incentrato sulle tre priorit&agr…
Draghi il giorno precedente aveva a sua volta visto Salvini - coll'intento di fare del Pd l'architrave dell'esecutivo di salvezza nazionale voluto da Mattarella, nonché l'argano in grado di tirar fuori il Paese dal buco nero in cui il Covid l'ha precipitato. Il tutto, in triangolazione con Paolo Gentiloni, il commissario europeo in visita in mattinata a Palazzo Chigi per discutere col premier di crisi economica e Recovery plan, vera occasione di ricostruzione per l'Italia. Gli stessi temi del confronto pomeridiano Letta-Draghi, incentrato sulle tre priorit&agr…
ROMA - Un gioco di sponda con Mario Draghi per "imbrigliare" Matteo Salvini, mettere al riparo il governo dalle incursioni leghiste che rischiano di destabilizzarlo, velocizzare le misure a sostegno di imprese e lavoratori piegati dalla pandemia. Prende corpo la strategia di Enrico Letta - che ieri ha incontrato prima il segretario del Carroccio, quindi il presidente del Consiglio.
Draghi il giorno precedente aveva a sua volta visto Salvini - coll'intento di fare del Pd l'architrave dell'esecutivo di salvezza nazionale voluto da Mattarella, nonché l'argano in grado di tirar fuori il Paese dal buco nero in cui il Covid l'ha precipitato. Il tutto, in triangolazione con Paolo Gentiloni, il commissario europeo in visita in mattinata a Palazzo Chigi per discutere col premier di crisi economica e Recovery plan, vera occasione di ricostruzione per l'Italia. Gli stessi temi del confronto pomeridiano Letta-Draghi, incentrato sulle tre priorità dem: giovani, donne e Sud, in una cornice di sostenibilità sociale e ambientale.
È questo lo spirito che nelle ultime settimane ha portato l'inquilino del Nazareno faccia a faccia con tutti i leader politici - da Giuseppe Conte e Luigi Di Maio a Matteo Renzi, Antonio Tajani e Giorgia Meloni - lasciando per ultimo proprio il capo della Lega, il più refrattario ai rapporti istituzionali su cui invece Letta intende insistere per rafforzare l'azione riformatrice del governo.
Un lavoro di tessitura che non poteva certo prescindere dalla "tregua" con l'ex ministro dell'Interno siglata a mezzogiorno all'Arel, il centro studi fondato da Beniamino Andreatta, dove il primo colloquio a quattrocchi tra i due - durato un'ora e un quarto, senza foto però, lo stesso trattamento riservato all'altro Matteo - è filato via senza slanci né intoppi. C'è stato spazio solo per una battuta, quando Salvini s'è lamentato dei costi di gestione della Lega e l'altro ha replicato, di getto: "Non lo dire a me, il Pd è completamente al verde".
Entrambi d'accordo sul fatto che le sorti dei rispettivi partiti dipendono dai risultati del gabinetto Draghi: "Sul piano ideologico siamo agli antipodi, ma sui temi concreti ci possiamo ritrovare", la riflessione comune, "in questa vicenda ci mettiamo la faccia, è chiaro che la vittoria dell'esecutivo sarebbe anche una vittoria dei nostri partiti". Da qui l'impegno a darsi da fare innanzitutto per sostenere commercianti, ristoratori, esercenti, partite Iva e artigiani messi in ginocchio dalla crisi: un mondo che sta molto a cuore al Pd, non solo alla Lega.
E infatti: "Abbiamo convenuto sulla necessità che il governo faccia un decreto che aiuti le imprese a ripartire. Poi, alle elezioni saremo su fronti contrapposti", preciserà Letta alla fine. Un esito tutt'altro che scontato alla luce delle recenti polemiche a distanza fra i due, in particolare su Ius soli e Ddl Zan. Sui quali Salvini avrebbe chiesto di soprassedere: "Lavoriamo su quello che unisce e serve al Paese, non dividiamoci su temi non prioritari che fanno litigare il Parlamento". Ma il segretario dem ha preferito non raccogliere, deciso a tenere separati i piani.
"Nonostante Lega e Pd abbiano storie, tradizioni e idee diverse su tanti fronti, su alcuni punti la battaglia è comune: un poderoso decreto Imprese da fare entro aprile e poi salute e riaperture", riassume il capo leghista. "Senza minacciare né ricattare, riaprire le attività commerciali è doveroso". Argomento spinoso per il governo. Come l'affaire Copasir, che Letta invita a risolvere in fretta: "È una questione di civiltà istituzionale che sia l'opposizione a presiedere l'organismo di controllo sui Servizi", è il richiamo a Salvini. "Ok allora azzeriamo la commissione e vediamo se tutti saranno disposti a dimettersi", la risposta. Una sfida. L'ennesima. Che però stavolta a rischiare di vincere sono Letta e Meloni: i "carissimi nemici".
Draghi il giorno precedente aveva a sua volta visto Salvini - coll'intento di fare del Pd l'architrave dell'esecutivo di salvezza nazionale voluto da Mattarella, nonché l'argano in grado di tirar fuori il Paese dal buco nero in cui il Covid l'ha precipitato. Il tutto, in triangolazione con Paolo Gentiloni, il commissario europeo in visita in mattinata a Palazzo Chigi per discutere col premier di crisi economica e Recovery plan, vera occasione di ricostruzione per l'Italia. Gli stessi temi del confronto pomeridiano Letta-Draghi, incentrato sulle tre priorità dem: giovani, donne e Sud, in una cornice di sostenibilità sociale e ambientale.
È questo lo spirito che nelle ultime settimane ha portato l'inquilino del Nazareno faccia a faccia con tutti i leader politici - da Giuseppe Conte e Luigi Di Maio a Matteo Renzi, Antonio Tajani e Giorgia Meloni - lasciando per ultimo proprio il capo della Lega, il più refrattario ai rapporti istituzionali su cui invece Letta intende insistere per rafforzare l'azione riformatrice del governo.
Un lavoro di tessitura che non poteva certo prescindere dalla "tregua" con l'ex ministro dell'Interno siglata a mezzogiorno all'Arel, il centro studi fondato da Beniamino Andreatta, dove il primo colloquio a quattrocchi tra i due - durato un'ora e un quarto, senza foto però, lo stesso trattamento riservato all'altro Matteo - è filato via senza slanci né intoppi. C'è stato spazio solo per una battuta, quando Salvini s'è lamentato dei costi di gestione della Lega e l'altro ha replicato, di getto: "Non lo dire a me, il Pd è completamente al verde".
Entrambi d'accordo sul fatto che le sorti dei rispettivi partiti dipendono dai risultati del gabinetto Draghi: "Sul piano ideologico siamo agli antipodi, ma sui temi concreti ci possiamo ritrovare", la riflessione comune, "in questa vicenda ci mettiamo la faccia, è chiaro che la vittoria dell'esecutivo sarebbe anche una vittoria dei nostri partiti". Da qui l'impegno a darsi da fare innanzitutto per sostenere commercianti, ristoratori, esercenti, partite Iva e artigiani messi in ginocchio dalla crisi: un mondo che sta molto a cuore al Pd, non solo alla Lega.
E infatti: "Abbiamo convenuto sulla necessità che il governo faccia un decreto che aiuti le imprese a ripartire. Poi, alle elezioni saremo su fronti contrapposti", preciserà Letta alla fine. Un esito tutt'altro che scontato alla luce delle recenti polemiche a distanza fra i due, in particolare su Ius soli e Ddl Zan. Sui quali Salvini avrebbe chiesto di soprassedere: "Lavoriamo su quello che unisce e serve al Paese, non dividiamoci su temi non prioritari che fanno litigare il Parlamento". Ma il segretario dem ha preferito non raccogliere, deciso a tenere separati i piani.
"Nonostante Lega e Pd abbiano storie, tradizioni e idee diverse su tanti fronti, su alcuni punti la battaglia è comune: un poderoso decreto Imprese da fare entro aprile e poi salute e riaperture", riassume il capo leghista. "Senza minacciare né ricattare, riaprire le attività commerciali è doveroso". Argomento spinoso per il governo. Come l'affaire Copasir, che Letta invita a risolvere in fretta: "È una questione di civiltà istituzionale che sia l'opposizione a presiedere l'organismo di controllo sui Servizi", è il richiamo a Salvini. "Ok allora azzeriamo la commissione e vediamo se tutti saranno disposti a dimettersi", la risposta. Una sfida. L'ennesima. Che però stavolta a rischiare di vincere sono Letta e Meloni: i "carissimi nemici".