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Luca Zaia, presidente del Veneto 

Vaccini, Zaia: "Il Veneto può farne centomila al giorno. Prendiamoli da chi li offre”

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Il governatore: "Ci sono mediatori che riforniscono il mercato di fiale. Chi corre più di noi penso che abbia attinto da loro"
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Presidente Luca Zaia, quanti vaccini sareste in grado di fare al giorno in Veneto?
"Dagli ottanta ai centomila".

E quanti ne fate?
"Trentamila".

Perchè soltanto un terzo?
"Ricevo 150mila vaccini a settimana, il venerdì sono già a secco".

Siete quelli che più di tutti hanno vaccinato gli anziani, proprio come ora chiede Draghi. Come avete fatto?
"Abbiamo fatto una scelta di campo, privilegiando i più a rischio morte: i maschi sopra i 65 anni e le donne sopra i 75. Abbiamo immunizzato l’80 per cento degli over ottanta con la prima dose e il 40 per cento con la seconda dose".

Ma come nasce allora il ritardo italiano?
"Da due fattori. Da una capacità vaccinale ridotta. E dall’aver puntato su altri target di popolazione".

Cosa intende esattamente?
"Da un lato era sacrosanto vaccinare sanitari e case di riposo, dall’altro, vista la penuria di vaccini, avrei evitato di alla…
Presidente Luca Zaia, quanti vaccini sareste in grado di fare al giorno in Veneto?
"Dagli ottanta ai centomila".

E quanti ne fate?
"Trentamila".

Perchè soltanto un terzo?
"Ricevo 150mila vaccini a settimana, il venerdì sono già a secco".

Siete quelli che più di tutti hanno vaccinato gli anziani, proprio come ora chiede Draghi. Come avete fatto?
"Abbiamo fatto una scelta di campo, privilegiando i più a rischio morte: i maschi sopra i 65 anni e le donne sopra i 75. Abbiamo immunizzato l’80 per cento degli over ottanta con la prima dose e il 40 per cento con la seconda dose".

Ma come nasce allora il ritardo italiano?
"Da due fattori. Da una capacità vaccinale ridotta. E dall’aver puntato su altri target di popolazione".

Cosa intende esattamente?
"Da un lato era sacrosanto vaccinare sanitari e case di riposo, dall’altro, vista la penuria di vaccini, avrei evitato di allargare la platea delle “categorie essenziali”, vaccinando chi lavora in una terapia intensiva e non il giardiniere dell’ospedale".

Draghi ha addossato le colpe alle Regioni. Si sente chiamato in causa?
"Draghi ha fatto bene a stabilire il principio della precedenza per anno di nascita. Ma voglio ricordargli che fino a un certo punto AstraZeneca non si poteva inoculare agli over 55: questo ha tagliato fuori molti anziani".

A gennaio eravamo secondi in Europa, poi il crollo. Cos’è successo?
"Noi abbiamo fatto l’errore clamoroso di correre dietro al contratto europeo. Non è vero che tutti si lamentano della carenza di vaccini. Negli Usa, in Gran Bretagna, in Israele non se ne rammaricano".

Corrono più di noi anche Germania, Francia, Spagna.
"O sono più bravi o hanno più vaccini".

E perché ne hanno di più, scusi?
"Perché temo abbiano attinto al mercato parallelo, fuori dal contratto europeo: un mercato ben vivo, come sanno tutti quelli del settore".

Cosa intende per mercato parallelo?
"Non è un mistero che ci siano mediatori che offrono vaccini al mercato".

Secondo lei bisognerebbe entrare in questo mercato?
"Nella legalità andrei vedere fino in fondo cosa c’è di vero".

Ha fatto bene Draghi a contattare il ceo di Moderna?
"Sì, e sono convinto che non dovrebbe farsi problemi per scandagliare tutto il mercato. La salute dei cittadini viene prima di tutto".

È realistico ipotizzare 500mila vaccini al giorno a fine aprile?
"Non credo. Se le forniture restano queste ci arriveremo a metà maggio".

E i tre milioni di vaccini nei prossimi dieci giorni, come promette il generale Figliuolo?
"Non mi sorprenderei, perché con le forniture attuali potremmo arrivare a questi numeri".

Come funziona il modello veneto?
"Ho messo insieme medici e ingegneri gestionali. Alle sei del mattino ho i dati dei vaccini, Asl per Asl. Ho posto un obiettivo di 100 vaccini ogni 10mila abitanti. Se avessimo le fiale vaccineremmo tutti in cento giorni. Quando alle nove ci riuniamo - io, il mio assessore Manuela Lanzarin e i 15 direttori - per prima cosa faccio i complimenti ai più bravi del giorno prima e tiro le orecchie a chi ha fatto peggio. Dopodiché ognuno interviene con la regola delle tre P".

Cosa sono le tre P?
"Programma, progetti, problemi".

Come in un’azienda privata?
"Esattamente così. Professionalità, tempi certi, cortesia nei sessanta punti vaccinali, nei quali operano 1300 persone. Ho imposto tempi certi anche per la vaccinazione: si deve completare in tre minuti".

I veneti rifiutano AstraZeneca come al Sud?
"In pochi casi è avvenuto. Anzi, dico: le dosi che eccedono datele a noi. Qui è strategica la fase dell’anamnesi. Bisogna accogliere i cittadini con i medici migliori, che sanno far superare i dubbi parlando la lingua della scienza".

Come funziona l’accesso libero?
"Nasce da una mia idea. Le faccio un esempio: tutti i nati nel 1936 possono accedere senza appuntamento in uno dei centri vaccinali. L’unica regola: presentarsi all’orario corrispondente al loro mese di nascita. Ore 8 quelli di gennaio, ore 9 quelli di febbraio, eccetera".

Ha funzionato?
"Come dico ai miei: bisogna saper accendere il fuoco con l’accendino, ma in caso di bisogno anche con la pietra focaia".

Ma oggi ci si prenota con internet.
"Da noi in 33 secondi. Ho voluto un sistema banale, il cittadino deve solo scrivere il suo codice fiscale, più semplice che prenotare una camera d’albergo".

Lei ha 53 anni, quando sarà il suo turno?
"Di questo passo mi vaccino a settembre".

Chiederà di riaprire prima possibile?
"La situazione sanitaria sarà il nostro indicatore, ne conseguirà un graduale allentamento. Quel che è certo è che i 21 punti con cui vengono stabilite le zone a colori sono anacronistici".

Che estate sarà con le varianti?
"Bisogna darsi più obiettivi. Il primo è vaccinare tutti gli over 60 entro il 21 giugno, così liberiamo gli ospedali. Due, convivere col virus. Tre, rispettare le regole".