Covid, Draghi media sulle aperture: “Graduali ma irreversibili”. Si comincia il 3 maggio
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoLa Lega chiede subito il ritorno al “giallo”. Il premier la gela: “Unità, basta dispetti”. Ma il 26 aprile un primo segnale: sarà sul commercio. Da metà del prossimo mese, dove possibile, ristoranti la sera e mobilità tra regioni
ROMA - Saranno aperture "graduali", dirà Mario Draghi. Da fondare su dati scientifici solidi, senza fughe in avanti. Una volta decretate, però, saranno aperture "irreversibili". Inizieranno a maggio e proseguiranno nei prossimi 45 giorni, in crescendo. "Una cosa non posso consentire - è la linea che il premier ha anticipato al suo governo in queste ore - è che si decida la ripartenza di un settore e poi si torni indietro".
Sarà il presidente del Consiglio ad accennare oggi le novità, prima alle Regioni e poi in conferenza stampa. È lo scheletro del decreto che sarà approvato giovedì prossimo in consiglio dei ministri. Draghi traccerà un orizzonte di "speranza" per dare forza a un Paese talmente "sfinito" da mostrare sintomi gravi che minano la tenuta sociale ed economica. Un modo per intercettare quella voglia di ripartenza che preme con sempre maggiore intens…
Sarà il presidente del Consiglio ad accennare oggi le novità, prima alle Regioni e poi in conferenza stampa. È lo scheletro del decreto che sarà approvato giovedì prossimo in consiglio dei ministri. Draghi traccerà un orizzonte di "speranza" per dare forza a un Paese talmente "sfinito" da mostrare sintomi gravi che minano la tenuta sociale ed economica. Un modo per intercettare quella voglia di ripartenza che preme con sempre maggiore intens…
ROMA - Saranno aperture "graduali", dirà Mario Draghi. Da fondare su dati scientifici solidi, senza fughe in avanti. Una volta decretate, però, saranno aperture "irreversibili". Inizieranno a maggio e proseguiranno nei prossimi 45 giorni, in crescendo. "Una cosa non posso consentire - è la linea che il premier ha anticipato al suo governo in queste ore - è che si decida la ripartenza di un settore e poi si torni indietro".
Sarà il presidente del Consiglio ad accennare oggi le novità, prima alle Regioni e poi in conferenza stampa. È lo scheletro del decreto che sarà approvato giovedì prossimo in consiglio dei ministri. Draghi traccerà un orizzonte di "speranza" per dare forza a un Paese talmente "sfinito" da mostrare sintomi gravi che minano la tenuta sociale ed economica. Un modo per intercettare quella voglia di ripartenza che preme con sempre maggiore intensità alle porte di Palazzo Chigi.
La chiave che consente di essere ottimisti per il futuro, è opinione di Draghi, sono ovviamente i vaccini. La gradualità promessa - la stessa su cui ha insistito ieri Roberto Speranza, sostenendo che "non si possono sbagliare tempi e modi delle riaperture" - sarà invece garantita da un cronoprogramma e servirà ad assicurare nel frattempo il maggior numero possibile di over 60 vaccinati, al ritmo attuale di un milione ogni tre giorni.
Il primo segnale potrebbe arrivare già il 26 aprile, perché è allo studio in queste ore un cauto allentamento, ancora però da confermare: quello di tenere aperte alcune attività commerciali in zona rossa, dove per adesso i negozi sono chiusi. Ma la svolta è in agenda a inizio maggio (se il primo o il tre del mese è oggetto di un duello nella maggioranza). Di certo riapriranno tutte le scuole di ogni ordine e grado, anche in area rossa. E torneranno le zone gialle.
Questo comporterà che anche i cinema e i teatri potrebbero tornare accessibili al pubblico - ovviamente garantendo protocolli di sicurezza a cui lavora il ministro Dario Franceschini - visto che l'ultimo dpcm prevedeva appunto questa possibilità. In "giallo" potrà anche riprendere il servizio dei bar, forse anticipando la loro chiusura dalle 18 alle 16. E, soprattutto, riprenderanno a lavorare i ristoranti a pranzo. I governatori e la Lega, in realtà, chiedono di farli ripartire fin da metà aprile e anche di sera, dove il contagio è basso. Ma è proprio su questo nodo che dovrebbe consumarsi lo scontro più duro, perché lasciare queste attività aperte di sera comporterebbe un allungamento dell'orario del coprifuoco.
Il governo procederà, come detto, per gradi. Per questo, si studia in queste ore una soluzione intermedia che non scontenti troppo le Regioni, e a cui lavora anche la ministra Maria Stella Gelmini. L'idea è fissare un secondo step delle riaperture per il 17 maggio. Consentendo la mobilità tra Regioni. Riaprendo dove possibile bar, ristoranti e pub anche la sera, ma a condizione di servire ai tavoli e all'aperto. Il problema è che per farlo si dovrebbe mettere mano al divieto di circolazione fissato per il momento alle 22: potrebbe essere posticipato alle 24. L'altra ipotesi è aprire per metà maggio i ristoranti anche in zona arancione, ma solo a pranzo e soltanto all'aperto.
La ripresa definitiva di ogni attività si avrà a inizio giugno. Forse il 7, in coincidenza con lo stop delle lezioni in molte regioni. L'obiettivo è approfittare della fine della mobilità legata alla scuola per riaprire tutto, o quasi. E quindi le palestre e le piscine, anche se per questi settori è possibile che già a maggio possa verificarsi un allentamento, a patto che si tratti di lezioni individuali o corsi all'aperto. Resteranno chiusi, invece, locali notturni e discoteche.
Tutto sarà oggetto di battaglia politica, ovviamente. Draghi farà sfogare le tensioni interne. Poi imporrà la linea, sempre in nome dei due pilastri: gradualità e irreversibilità. Un assaggio del duello, comunque, si è già avuto ieri, quando il premier ha ricevuto a Palazzo Chigi una delegazione leghista guidata da Giancarlo Giorgetti. Il ministro ha chiesto di valutare il ritorno al giallo fin da aprile, dove possibile, pur precisando che non è Roberto Speranza il bersaglio dell'offensiva. "Vogliamo cambiare la linea politica, non il ministro". Il premier ha replicato ricordando al Carroccio la realtà: "È un governo di unità nazionale: serve unità, non bisogna farsi dispetti e alimentare polemiche".
L'altra incognita di queste ore è il parere degli scienziati. Saranno loro a illustrare oggi, durante la cabina di regia, l'andamento della situazione epidemiologica. Non si mostreranno "aperturisti". Anzi, raccomanderanno un approccio assai cauto, almeno finché la vaccinazione di massa non avrà coperto la gran parte degli anziani e dei soggetti fragili. Anche perché non cessa l'allarme generato dalla variante sudafricana, che nelle ultime ore sembra farsi spazio nei Paesi più avanti con la vaccinazione - come il Regno Unito - e rischia di complicare la campagna di immunizzazione di massa.
Sarà il presidente del Consiglio ad accennare oggi le novità, prima alle Regioni e poi in conferenza stampa. È lo scheletro del decreto che sarà approvato giovedì prossimo in consiglio dei ministri. Draghi traccerà un orizzonte di "speranza" per dare forza a un Paese talmente "sfinito" da mostrare sintomi gravi che minano la tenuta sociale ed economica. Un modo per intercettare quella voglia di ripartenza che preme con sempre maggiore intensità alle porte di Palazzo Chigi.
La chiave che consente di essere ottimisti per il futuro, è opinione di Draghi, sono ovviamente i vaccini. La gradualità promessa - la stessa su cui ha insistito ieri Roberto Speranza, sostenendo che "non si possono sbagliare tempi e modi delle riaperture" - sarà invece garantita da un cronoprogramma e servirà ad assicurare nel frattempo il maggior numero possibile di over 60 vaccinati, al ritmo attuale di un milione ogni tre giorni.
Il primo segnale potrebbe arrivare già il 26 aprile, perché è allo studio in queste ore un cauto allentamento, ancora però da confermare: quello di tenere aperte alcune attività commerciali in zona rossa, dove per adesso i negozi sono chiusi. Ma la svolta è in agenda a inizio maggio (se il primo o il tre del mese è oggetto di un duello nella maggioranza). Di certo riapriranno tutte le scuole di ogni ordine e grado, anche in area rossa. E torneranno le zone gialle.
Questo comporterà che anche i cinema e i teatri potrebbero tornare accessibili al pubblico - ovviamente garantendo protocolli di sicurezza a cui lavora il ministro Dario Franceschini - visto che l'ultimo dpcm prevedeva appunto questa possibilità. In "giallo" potrà anche riprendere il servizio dei bar, forse anticipando la loro chiusura dalle 18 alle 16. E, soprattutto, riprenderanno a lavorare i ristoranti a pranzo. I governatori e la Lega, in realtà, chiedono di farli ripartire fin da metà aprile e anche di sera, dove il contagio è basso. Ma è proprio su questo nodo che dovrebbe consumarsi lo scontro più duro, perché lasciare queste attività aperte di sera comporterebbe un allungamento dell'orario del coprifuoco.
Il governo procederà, come detto, per gradi. Per questo, si studia in queste ore una soluzione intermedia che non scontenti troppo le Regioni, e a cui lavora anche la ministra Maria Stella Gelmini. L'idea è fissare un secondo step delle riaperture per il 17 maggio. Consentendo la mobilità tra Regioni. Riaprendo dove possibile bar, ristoranti e pub anche la sera, ma a condizione di servire ai tavoli e all'aperto. Il problema è che per farlo si dovrebbe mettere mano al divieto di circolazione fissato per il momento alle 22: potrebbe essere posticipato alle 24. L'altra ipotesi è aprire per metà maggio i ristoranti anche in zona arancione, ma solo a pranzo e soltanto all'aperto.
La ripresa definitiva di ogni attività si avrà a inizio giugno. Forse il 7, in coincidenza con lo stop delle lezioni in molte regioni. L'obiettivo è approfittare della fine della mobilità legata alla scuola per riaprire tutto, o quasi. E quindi le palestre e le piscine, anche se per questi settori è possibile che già a maggio possa verificarsi un allentamento, a patto che si tratti di lezioni individuali o corsi all'aperto. Resteranno chiusi, invece, locali notturni e discoteche.
Tutto sarà oggetto di battaglia politica, ovviamente. Draghi farà sfogare le tensioni interne. Poi imporrà la linea, sempre in nome dei due pilastri: gradualità e irreversibilità. Un assaggio del duello, comunque, si è già avuto ieri, quando il premier ha ricevuto a Palazzo Chigi una delegazione leghista guidata da Giancarlo Giorgetti. Il ministro ha chiesto di valutare il ritorno al giallo fin da aprile, dove possibile, pur precisando che non è Roberto Speranza il bersaglio dell'offensiva. "Vogliamo cambiare la linea politica, non il ministro". Il premier ha replicato ricordando al Carroccio la realtà: "È un governo di unità nazionale: serve unità, non bisogna farsi dispetti e alimentare polemiche".
L'altra incognita di queste ore è il parere degli scienziati. Saranno loro a illustrare oggi, durante la cabina di regia, l'andamento della situazione epidemiologica. Non si mostreranno "aperturisti". Anzi, raccomanderanno un approccio assai cauto, almeno finché la vaccinazione di massa non avrà coperto la gran parte degli anziani e dei soggetti fragili. Anche perché non cessa l'allarme generato dalla variante sudafricana, che nelle ultime ore sembra farsi spazio nei Paesi più avanti con la vaccinazione - come il Regno Unito - e rischia di complicare la campagna di immunizzazione di massa.