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Covid, rapporto Oms: i vertici volevano tutelare il governo e nascondere le critiche sulla gestione delle Rsa

Camion dell'Esercito portano via da Bergamo le bare dei morti per Covid 
L'inchiesta della procura di Bergamo porta alla luce lo scontro interno nell'organizzazione dell'Onu: le pressioni di Ranieri Guerra su Francesco Zambon per ammorbidire le accuse
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È storia: tra gli ultimi dieci giorni di febbraio e la metà di marzo 2020 nelle Rsa lombarde, non soltanto lì, ma soprattutto lì, il coronavirus si infila come un gas facendo strage di anziani. L'8 marzo è il giorno in cui il governo di Giuseppe Conte corre ai ripari e decide di proibire le visite dei familiari agli ospiti delle residenze sanitarie. Una misura che, secondo l'ormai famoso rapporto galeotto dell'Oms sulla gestione italiana della pandemia, sarebbe stata adottata in ritardo.

Perché ormai l'infezione si era diffusa, e in tante strutture si erano creati dei focolai. Ma i vertici dell'Oms questa critica non volevano uscisse. Perché "è un'altra accusa al governo", e "non è il caso". Lo scrive in una chat Cristiana Salvi, responsabile europea della comunicazione Oms, conversando con Ranieri Guerra e Francesco Zambon. È quest'ultimo, l'ex funzionario O…

È storia: tra gli ultimi dieci giorni di febbraio e la metà di marzo 2020 nelle Rsa lombarde, non soltanto lì, ma soprattutto lì, il coronavirus si infila come un gas facendo strage di anziani. L'8 marzo è il giorno in cui il governo di Giuseppe Conte corre ai ripari e decide di proibire le visite dei familiari agli ospiti delle residenze sanitarie. Una misura che, secondo l'ormai famoso rapporto galeotto dell'Oms sulla gestione italiana della pandemia, sarebbe stata adottata in ritardo.

Perché ormai l'infezione si era diffusa, e in tante strutture si erano creati dei focolai. Ma i vertici dell'Oms questa critica non volevano uscisse. Perché "è un'altra accusa al governo", e "non è il caso". Lo scrive in una chat Cristiana Salvi, responsabile europea della comunicazione Oms, conversando con Ranieri Guerra e Francesco Zambon. È quest'ultimo, l'ex funzionario Oms della sede di Venezia, a mettere nero su bianco l'"accusa". Lo fa nel suo report sparito dal sito dell'organizzazione il 13 maggio 2020, appena 24 ore dopo la messa on line.

Quello che accadde è ormai noto e lo ha accertato l'inchiesta della procura di Bergamo: il direttore aggiunto dell'Oms, Ranieri Guerra, non aveva affatto gradito alcuni passaggi del rapporto e - i magistrati ne sono convinti - ha fatto pressioni su Zambon per modificare, togliere, edulcorare il testo. Che poi addirittura sparisce dal web.

Il passaggio sulle Rsa è interessante per due motivi. Primo: perché è soprattutto lì, nelle case per anziani, che il Covid ha falciato vite. Bergamo, Brescia, Milano. E secondo: perché sulla questione - come la procura bergamasca ha avuto modo di apprezzare incrociando mail e chat acquisite in questi mesi - si consuma lo scontro interno all'Oms. Di fatto, per i magistrati, è questo scontro la chiave di accesso ai "segreti" della gestione della prima ondata della pandemia da parte del governo italiano, e dunque: mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale, indisponibilità o insufficienza di dispositivi di protezione e di farmaci retrovirali.

La prova che queste lacune ci sono state, e che erano evidenti, secondo i pm sta proprio in ciò che Zambon scrive nel suo ingrandimento (poco gradito a Guerra). La frase "l'Italia non era totalmente impreparata" faceva brutto. Infatti Guerra la cancella con una riga rossa. I timori del direttore aggiunto e già dg dell'ufficio di Prevenzione del Ministero della Salute erano legati alle eventuali ricadute politiche negative ("il documento potrebbe prestare appigli se non adeguatamente formulato").

Insomma: d'accordo segnalare criticità, ma senza esagerare. Perché certe frasi avrebbero potuto "sollevare il disappunto del governo". E' sempre Cristiana Salvi a dare "consigli" nelle chat. Torniamo alle Rsa. Affermare che "c'è voluto fino all'8 marzo perché il governo proibisse le visite dei famigliari agli ospiti" - scrive la pr - è "un'altra accusa". Che evidentemente non s'aveva da fare. Eppure Zambon e colleghi - stando a un documento pubblicato dall'Agi - avevano scritto che, anche senza l'input governativo, "circa l'80% di questi istituti avevano già proibito le visite attraverso iniziative autonome nelle due settimane precedenti. Ma, nel frattempo, in molte residenze si era diffusa l'infezione e si erano creati dei cluster".

Evidentemente scomodo era anche un altro punto: avere sottolineato che nella prima fase della circolazione del virus il "tracciamento veniva fatto con carta e penna", nella totale "improvvisazione". Erano i giorni in cui il Covid, ancora in parte sconosciuto, mieteva contagi e vittime. Per tracciare i casi - scrive Zambon prima che gli tirino le orecchie - "sorsero iniziative in tutto il Paese in un mosaico di sistemi improvvisati nell'ambito dei quali si utilizzavano carta e penna o un foglio di calcolo Excel ad hoc". Registrare l'inadeguatezza del censimento del virus in un rapporto che sarebbe finito sul tavolo del governo era - secondo le relazioni esterne Oms - una considerazione "politicamente scorretta". Chiede Salvi nella chat con Guerra e Zambon: "Si possono abbassare i toni?".