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(ansa)

Giustizia, la Consulta boccia l'ergastolo ostativo: “E' incostituzionale”. Ultimatum alle Camere

La Corte costituzionale non cancella il "fine pena mai" per terroristi e mafiosi che non collaborano. Ma dice che la norrma è "incompatibile" con i principi degli articoli 3 e 27 della Costituzione. I giudici danno un anno di tempo ai parlamentari per cambiare la legge
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Lo strappo non c'è ancora. L'ergastolo ostativo non è (ancora) abrogato. Ma la Consulta - che non accoglie le questioni di legittimità sollevate dalla Corte di Cassazione sul regime applicabile ai condannati alla pena dell'ergastolo per reati di mafia e di contesto mafioso (che non abbiano collaborato con la giustizia) - in un comunicato stampa afferma che quella pena è "incompatibile" con i principi di uguaglianza e di funzione rieducativa della pena, dettati dagli articoli 3 e 27 della Costituzione. E perentoriamente ricorda che quell'ergastolo confligge anche con il divieto di "pene degradanti" sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani. Così, come aveva fatto in altri due casi (sul suicidio assistito e sul carcere per i giornalisti condannati per diffamazione) , dà un ultimatum al Parlamento.
Le Camere hanno un anno e un mese di tempo - fino alla primavera dell'anno prossimo - per legiferare…
Lo strappo non c'è ancora. L'ergastolo ostativo non è (ancora) abrogato. Ma la Consulta - che non accoglie le questioni di legittimità sollevate dalla Corte di Cassazione sul regime applicabile ai condannati alla pena dell'ergastolo per reati di mafia e di contesto mafioso (che non abbiano collaborato con la giustizia) - in un comunicato stampa afferma che quella pena è "incompatibile" con i principi di uguaglianza e di funzione rieducativa della pena, dettati dagli articoli 3 e 27 della Costituzione. E perentoriamente ricorda che quell'ergastolo confligge anche con il divieto di "pene degradanti" sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani. Così, come aveva fatto in altri due casi (sul suicidio assistito e sul carcere per i giornalisti condannati per diffamazione) , dà un ultimatum al Parlamento.
Le Camere hanno un anno e un mese di tempo - fino alla primavera dell'anno prossimo - per legiferare su un nodo cruciale. Lo faranno? Qui si apre un altro capitolo: complicazioni che incrociano la divergenza di vedute tra i partiti di governo, le scadenze elettorali, la priorità su pandemia e piano Recovery. Anche per questo, verosimilmente, i giudici della Consulta intendono evitare, per ora, gli effetti devastanti che una sentenza di incostituzionalità potrebbe arrecare all'impianto normativo (e all'assetto carcerario) legato alla lotta alle mafie. L'avviso però arriva forte e chiaro.
Se, per maggio del 2022, il Parlamento non avrà messo mano alle norme, la Consulta procederà con la cancellazione della pena: e ne offre le argomentazioni nell'ordinanza che sarà depositata nelle prossime settimane (come viene spiegato ieri nella nota). Un verdetto che riaccende la polemica politica, oltre che alcune ferite nella memoria e nel vissuto del Paese. E se le associazioni Antigone e Nessuno tocchi Caino plaudono "a un passo compiuto verso la speranza", impegnandosi a far da "pungolo verso il Parlamento", i partiti si spaccano. Da M5s e FdI immediate distanze.
"Stiamo lavorando a una nostra proposta di legge. L'unico modo che il mafioso ha per ravvedersi è collaborare con la giustizia: soltanto in quel momento viene effettivamente reciso il suo legame con l'associazione criminale", scrivono i parlamentari pentastellati della Commissione Giustizia alla Camera, che "non condividono il principio" alla base della decisione. Posizione "scandalosa della Consulta", attacca la leader Giorgia Meloni. " Fratelli d'Italia lavorerà fin da subito in Parlamento per scongiurare che questa norma sia considerata incompatibile con il nostro ordinamento".
Al di là delle più scontate contrapposizioni tra schieramenti, trapela amarezza dal fronte delle storiche trincee antimafia. "Sarebbe un errore pericolosissimo concedere la libertà condizionale o altri benefici a prescindere dalla scelta netta della piena collaborazione. Chiunque abbia una conoscenza minima del mondo mafioso, sa che solo la collaborazione spezza i legami tra l'uomo d'onore e il clan. Mi auguro ora che il legislatore intervenga presto in modo però da non pregiudicare l'efficacia di una normativa antimafia costata la vita a tanti uomini delle istituzioni", auspica Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni e presidente della fondazione che del magistrato porta il nome.
Mentre Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il giudice ucciso dalla mafia nella strage di via d'Amelio del 1992, ragiona: "La nostra legislazione antimafia è la migliore e l'Europa avrebbe solo da imparare. I mafiosi hanno la possibilità di avere sconti di pena se veramente dimostrano di essere cambiati". E fa un esempio. "Gaspare Mutolo oggi è una persona che veramente si è redenta. Perché non lo possano fare gli altri? Se vogliono, collaborino con la giustizia. Altrimenti nessuno sconto di pena è giustificato". <QM>©RIPRODUZIONE RISERV